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Quando la musica sfida la guerra

 

di  Monica Vendrame

In mezzo a tanto orrore, in un tempo in cui l’umanità sembra dissolversi sotto il rombo delle bombe, ci sono ancora persone che hanno un cuore che trabocca d'amore. E lo esprimono nel modo più puro: con la bellezza.
Non urlano, non si vendicano. Creano. E nel farlo, ci ricordano chi siamo.
Questo è il gesto di Amir Mazrouei. Un gesto che ho sentito il bisogno di raccontare così.

 

di Massimo Reina

Improvvisamente, dopo decenni di amnesia selettiva, Guantanamo esiste. La scoperta dell’acqua calda ha investito redazioni, opinionisti, editorialisti d’esportazione e parrucconi in servizio permanente su La7 e RaiTre. Guantanamo, dicono ora con aria indignata, è una vergogna democratica. Davvero? Ma pensa.

 

di Massimo Reina

C’è qualcosa di marcio, e non solo nel profondo sud. Anche a ovest, tra i grattacieli di Los Angeles che sanno di Hollywood e ipocrisia. Un battaglione di 500 Marines — non i boy scout, non i riservisti con la panza da birra, ma i Marines, quelli da “first in, last out” — è stato mobilitato per sedare rivolte urbane scoppiate con la scusa delle politiche anti-immigrazione. Rivolte che hanno come epicentro l’agenzia più odiata della burocrazia americana: ICE, l’Immigration and Customs Enforcement.

 

di  Massimo Reina

E alla fine fu mamma. Mamma Rimma, per la precisione. Pensionata ucraina, classe 1950, residente a Kryvyi Rih, insignita — senza che nessuno lo sapesse — del più inutile titolo nobiliare del mondo: mamma del presidente in guerra. Un titolo che, evidentemente, oltre a onori porta anche attici. L’attico, per l’esattezza: quello da 3,2 milioni di dollari al Burj Khalifa, l’edificio più alto del pianeta, a Dubai. Un grattacielo che sfida il cielo — mentre il popolo ucraino affonda nella melma.

 

In seguito agli accordi di Istanbul firmati il 9 giugno 2025 tra Russia e Ucraina, è stato avviato uno scambio di prigionieri. Tra i liberati, questo giovane soldato...

 

di  Benedetto Maria Ladisa

Questa è l’immagine struggente di un soldato che piange tra le braccia della donna amata, finalmente libero dopo mesi di prigionia. Il suo ritorno è frutto di uno scambio di prigionieri sancito dai recenti accordi di Istanbul tra Ucraina e Russia.

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