Prezzi ancora in salita: benzina self a 2,053 euro al litro e gasolio a 2,165. In autostrada si arriva rispettivamente a 2,139 e 2,238 euro. Per 50 litri di diesel servono quasi 112 euro. E sul futuro del taglio delle accise cresce l’incertezza
Fare il pieno sta tornando a essere un piccolo salasso.
Una di quelle spese che si compiono quasi automaticamente, infilando la carta nel distributore, ma che alla fine del mese pesano sempre di più sul bilancio familiare.
E mentre gli automobilisti fanno i conti con bollette, spesa alimentare e costi quotidiani, arriva un'altra brutta notizia: benzina e gasolio continuano a correre.
Secondo gli ultimi dati riportati dall'Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy, sulla rete ordinaria la benzina in modalità self service ha raggiunto un prezzo medio di 2,053 euro al litro, mentre il diesel è salito addirittura a 2,165 euro.
Una differenza che salta immediatamente agli occhi: oggi è proprio chi guida un'auto diesel a subire il conto più pesante.
E in autostrada la situazione diventa ancora più difficile.
La benzina self raggiunge mediamente 2,139 euro al litro, mentre il gasolio arriva a 2,238 euro.
Numeri apparentemente fatti soltanto di decimali. Ma basta trasformarli nel costo di un pieno per capire la dimensione del problema.
Oltre 100 euro per riempire il serbatoio
Prendiamo come riferimento un serbatoio da 50 litri.
Sulla rete ordinaria un pieno di benzina costa oggi circa 102,65 euro. Per un diesel ne servono invece 108,25.
In autostrada si sale ulteriormente: circa 106,95 euro per la benzina e 111,90 euro per il gasolio.
Quasi 112 euro per un pieno.
Una cifra che fino a qualche anno fa sarebbe apparsa eccezionale e che oggi rischia invece di entrare nella normalità quotidiana di milioni di automobilisti.
Ed è proprio questo l'aspetto socialmente più delicato.
Perché il carburante non è un bene al quale tutti possono semplicemente rinunciare.
C'è chi utilizza l'automobile per raggiungere il posto di lavoro, chi percorre decine di chilometri ogni giorno, chi vive nei piccoli centri dove i collegamenti pubblici sono insufficienti, chi deve accompagnare i figli a scuola o raggiungere ospedali e servizi.
Nelle aree interne, poi, l'automobile spesso non è una comodità: è una necessità.
E per territori come quelli calabresi e del Savuto, caratterizzati da tanti piccoli comuni e spostamenti quotidiani verso i centri maggiori, ogni aumento alla pompa rischia di avere un impatto ancora più evidente.
Il petrolio pesa, ma gli occhi sono puntati sulle accise
Sul prezzo finale grava anche la situazione internazionale.
Il petrolio, secondo i dati riportati, continua a viaggiare sopra i 95 dollari al barile, circa 30 dollari in più rispetto ai livelli precedenti alla crisi dello Stretto di Hormuz.
Ed è qui che il problema della benzina smette di essere soltanto una questione economica e diventa inevitabilmente politica.
Lo sconto di 17 centesimi sul diesel, recentemente prorogato dal Governo, rimane in vigore fino al 10 settembre. Con quotazioni così elevate, tuttavia, il beneficio rischia di essere assorbito almeno in parte dalla crescita del prezzo industriale del carburante.
La vera domanda è dunque: che cosa accadrà dopo il 10 settembre?
Secondo lo scenario riportato, la maggioranza non sembrerebbe orientata verso un'ulteriore proroga generalizzata del taglio delle accise, preferendo eventualmente interventi più selettivi rivolti a lavoratori dipendenti, autotrasportatori e categorie economicamente più esposte.
Una scelta che aprirebbe inevitabilmente il dibattito.
Perché gli aiuti mirati consentono di concentrare le risorse su chi ha maggiormente bisogno, ma lasciano scoperta una platea vastissima di automobilisti che continuerà a pagare integralmente il caro-carburanti.
Benzina in autostrada vicina ai massimi
A rendere ancora più significativa la situazione è l'allarme richiamato dal Codacons.
Con il prezzo medio della benzina in autostrada arrivato a 2,139 euro al litro, secondo l'associazione dei consumatori ci si sarebbe portati vicino al massimo storico di 2,184 euro al litro.
La distanza è di appena 4,5 centesimi.
Ed è un dato che fotografa meglio di molte analisi quanto sia diventata delicata la situazione.
Ma il problema non riguarda soltanto chi si ferma al distributore.
Quando aumenta il diesel, aumentano i costi dell'autotrasporto. E quando aumenta il costo necessario per portare le merci da un luogo all'altro, una parte di quell'incremento può finire inevitabilmente lungo tutta la catena distributiva, fino agli scaffali dei supermercati e quindi nelle tasche dei consumatori.
È il rischio della classica reazione a catena.
La domanda delle famiglie: quanto durerà?
Alla fine, dietro percentuali, quotazioni petrolifere e decisioni sulle accise, rimane una domanda molto semplice.
Quanto può ancora reggere il portafoglio degli italiani?
Per una famiglia che utilizza due automobili, magari perché entrambi i genitori devono raggiungere quotidianamente il luogo di lavoro, anche pochi pieni al mese possono trasformarsi in diverse centinaia di euro.
Ed è qui che il caro-carburanti assume la sua dimensione più concreta.
Non nei grafici.
Non nelle quotazioni internazionali.
Ma davanti a quel display del distributore che continua a correre mentre il serbatoio si riempie.
Cinquanta litri, oltre cento euro.
Per il diesel, in autostrada, quasi 112.
E mentre ci si avvicina alla scadenza del 10 settembre, automobilisti e imprese guardano adesso al Governo aspettando di capire quale sarà la prossima mossa.
Perché se i prezzi continueranno su questi livelli e gli interventi verranno meno, quella che oggi è una stangata potrebbe diventare qualcosa di ancora più preoccupante:
la nuova normalità.

