Finché avrò voce - in nome dell’amore
Storia di Fadi, giornalista ucciso a Gaza, e di una canzone che ha ispirato più di una vita
Prefazione
Le storie che leggiamo non sono tutte uguali.
Storia di Fadi, giornalista ucciso a Gaza, e di una canzone che ha ispirato più di una vita
Le storie che leggiamo non sono tutte uguali.
di Imma Pontecorvo
Il Salone Margherita è situato nel cuore della Napoli elegante, tra palazzi che ancora raccontano la vita frizzante della Belle Époque, il suo ingresso richiama un tempo in cui la città amava vestirsi di modernità e sperimentazione.
di Imma Pontecorvo
Tra le architetture più grandiose d’Europa, la Reggia di Caserta si presenta come un’immensa sinfonia di pietra, acqua e verde, dove il potere borbonico si trasforma in esperienza sensoriale e storica.
di Massimo Reina
Ventitré maggio. Puntuale come un orologio rotto, che due volte al giorno ci azzecca, lo Stato si veste di lutto. Si tira a lucido, si commuove, si indigna. Sfila. Fa il pieno di parole. Alcune vere, altre talmente riciclate da puzzare di naftalina retorica. Falcone. Borsellino. Morvillo. Gli uomini della scorta. I fiori. Le corone. Gli slogan. E poi? Poi, come ogni anno, torniamo ad accarezzare il cratere di Capaci con la pala dell’oblio.
di Monica Vendrame
C’è una data, nel nostro calendario civile, che ha il potere di dividere e di unire, di scaldare gli animi e, insieme, di far riflettere in silenzio: è il 25 aprile, la Festa della Liberazione. C’è chi la vive come un rito stanco, chi la contesta apertamente, chi la celebra con le lacrime agli occhi. Ma dietro ogni bandiera, ogni coro, ogni polemica, c’è una verità che resiste: l’Italia ha scelto la libertà. E lo ha fatto nel momento più buio.
di Massimo Reina
In Italia, ogni 25 aprile, si compie un miracolo laico. Per un giorno intero, anche chi ha firmato le peggiori restrizioni delle libertà individuali si mette la spilla rossa al petto, si finge partigiano, cita Sandro Pertini, intona “Bella Ciao” con l’intonazione di un frigorifero rotto, e si fa fotografare sotto qualche busto di bronzo mentre pontifica su libertà, diritti e antifascismo.
Sessantamila donne, uomini, bambini violentati nel basso Lazio dalle truppe coloniali francesi dopo la battaglia di Monte Cassino
di Massimo Reina
È il 1944. L’Italia è occupata. Roma è ancora tedesca, e la linea Gustav blocca l’avanzata degli alleati. Gli americani vogliono sfondare, i francesi promettono di riuscirci. A un patto. Che li lascino liberi di premiare i loro soldati con il bottino di guerra.