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di Massimo Reina

 

Non c’è niente di più divertente – e allo stesso tempo tragico – di vedere come certi castelli di carta crollino al primo soffio di vento. O meglio, al primo tweet di Maria Barabash, presidente di “Sprotiv”, l’organizzazione pubblica ucraina per la lotta alla corruzione. Una che, per inciso, sembra essere più dentro i giochi di quanto non lo siano gli stessi protagonisti.

 

di  Massimo Reina 

 

La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha recentemente proposto l'istituzione di uno "Scudo Europeo per la Democrazia", un progetto ambizioso volto ufficialmente a contrastare le interferenze straniere e la manipolazione delle informazioni all'interno dell'Unione Europea, ma a conti fatti a mettere il bavaglio sempre più alle popolazioni e alle loro libertà.

 

di  Monica Vendrame 

 

Trasformare la cura in un’esperienza coinvolgente e stimolante, sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie. Questo è il cuore del progetto Multisensory Integration Climb, la prima parete d’arrampicata multisensoriale al mondo progettata specificamente per la riabilitazione clinica di pazienti pediatrici affetti da disabilità multiple o complesse. L’innovativa struttura è stata inaugurata ieri, venerdì 7 febbraio, presso l’Ospedale Gaslini di Genova, segnando un importante passo avanti nel campo della riabilitazione infantile.

 

di  Massimo Reina

 

Se la Storia ha un senso del ridicolo, la geopolitica ce l’ha ancora di più. Per decenni l’egemonia sui mari – e quindi sul commercio globale – è stata un affare esclusivamente occidentale, con gli Stati Uniti nel ruolo del custode dei flussi marittimi e, quando serviva, anche del taglieggiatore di rotte strategiche. Ora, a scompaginare il mazzo, arriva Pechino con un piano che fa impallidire la Guerra Fredda: non solo vuole una marina militare in grado di sfidare quella statunitense, ma punta a riscrivere le regole del dominio marittimo globale.

Ed ecco il punto: la Cina ha capito che il futuro delle guerre si combatterà sull’acqua, prima ancora che nello spazio. Perché non importa quanti droni volino nei cieli se poi le navi cargo non possono attraversare il Pacifico senza il rischio di un siluro statunitense o, peggio, di un embargo strategico. La lezione l’hanno imparata bene a Pechino, dove il governo di Xi Jinping ha investito nella creazione di una flotta da guerra (e commerciale) che cresce al ritmo di una catena di montaggio, mentre la US Navy arranca tra costi astronomici e cantieri sempre più lenti.

IL SORPASSO IN NUMERI

Nel 2019, la marina cinese ha superato quella statunitense per numero di imbarcazioni. Certo, la quantità non è tutto, ma se si costruiscono navi con il ritmo di una fabbrica di smartphone, il divario qualitativo si colma in fretta. La Cina sta producendo cacciatorpediniere di ultima generazione, portaerei in grado di sfidare le superpotenze, sommergibili e, soprattutto, sistemi d’arma senza equipaggio che riscrivono le regole della guerra navale.

Un esempio? La JARI-USV-A, un drone navale che fa impallidire il Sea Hunter della US Navy. Scafo trimarano, sistema di lancio verticale per missili, eliporto per droni, 420 tonnellate di dislocamento e una lunghezza tra i 58 e i 60 metri: roba che rende obsoleto il concetto stesso di nave militare con equipaggio. Grazie a mezzi come questo, la Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAN) può estendere il proprio dominio marittimo senza rischiare vite umane, spingendosi oltre il Mar Cinese Meridionale, dove già ora le dispute territoriali sono più incandescenti di un reattore nucleare.

LA NUOVA MINACCIA: SOTTOMARINI SENZA EQUIPAGGIO

Se la guerra sui mari è già in corso, quella sotto le onde sta per raggiungere livelli da Guerra Fredda 2.0. Naval News ha rivelato recentemente la scoperta di un nuovo sottomarino senza equipaggio cinese, ancora classificato come segreto. Le stime parlano di un mezzo lungo 45 metri e largo 5, con grandi timoni a forma di X e senza torretta. In termini semplici: un veicolo subacqueo extra-large (XLUUV), capace di operazioni stealth di lunga durata e privo di equipaggio, quindi sacrificabile.

Se confermato, sarebbe il più grande mai costruito al mondo: 6-8 volte più grande dell’Orca XLUUV della Marina USA. Perché conta? Perché un sottomarino di queste dimensioni può trasportare carichi bellici devastanti senza il rischio di perdere uomini, destabilizzando l’equilibrio del potere navale nel Pacifico.

Gli Stati Uniti hanno costruito la loro egemonia navale con la logica della deterrenza, forti della certezza che nessuno potesse competere con loro. Oggi la Cina non solo compete, ma rischia di vincere la gara. Il concetto di talassocrazia – il dominio dei mari – sta cambiando volto, e Pechino ha le idee chiare: chi controlla le rotte marittime, controlla il mondo.

La storia, come sempre, ci insegna che chi si sente invincibile è destinato prima o poi a inciampare. E a giudicare dalla velocità con cui i cantieri navali cinesi stanno sfornando navi, forse a inciampare, questa volta, saranno le vecchie potenze dell’Occidente.

 

 

 

 

di Massimo Reina 

 

C'è qualcosa di perversamente affascinante nell'ascoltare le nazioni occidentali impartire sermoni sul rispetto dei diritti umani mentre dietro di loro, fumano le macerie di Gaza. È un po' come se Hannibal Lecter scrivesse il manuale della dieta vegetariana: un esercizio di retorica così ipocrita da rasentare l'arte.

 

di Massimo Reina

 

È sempre lui, il Donald: l’uomo del “faccio come voglio” che stavolta punta il dito contro i laboratori, quei templi della scienza dove il confine tra progresso e follia è sottile come il filo di un rasoio. L’ultima trovata? Un ordine esecutivo per sospendere i finanziamenti federali alla ricerca “gain-of-function”. Tradotto: niente più soldi pubblici per manipolare virus e renderli più potenti, almeno finché lui è al timone.

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