Tre giorni a San Pietro, un’eredità che va oltre la fede
di Monica Vendrame
Per la prima volta, il mondo si raccoglie davanti al silenzio del corpo di Papa Francesco, esposto alla luce come un ultimo gesto d’amore. Da domani, per tre giorni, le sue spoglie veglieranno nella maestà di San Pietro, dove migliaia si accosteranno in preghiera, o anche solo in rispetto.
Per chi ha fede, è un atto sacro. Per tutti, credenti e non, è l’immagine conclusiva di un pontificato che ha saputo lasciare tracce profonde, rivoluzionando con dolcezza.
Francesco ha scelto di farsi piccolo anche nella morte: ha chiesto esequie sobrie, una bara semplice, e che il suo nome resti solo quello scelto nel giorno in cui tutto è cominciato — Franciscus. Non è dato sapere oggi dove riposerà, ma le sue volontà parlano chiaro: niente fasti, nessun privilegio eterno.
Clemente IX, nel 1669, fu l’ultimo Papa a non essere sepolto a San Pietro: un precedente lontano, che accende suggestioni. E se un giorno Francesco dovesse riposare altrove, magari a Santa Maria Maggiore, sarebbe solo un ulteriore segno della sua coerenza.
Queste immagini non sono solo cronaca: sono memoria che si scrive nel cuore dei popoli. Perché anche chi non prega potrà riconoscere, in questo Papa, la bellezza di un uomo che ha scelto di camminare in punta di piedi sulla storia.

