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di  Monica Vendrame

Condivido questa analisi di Arnaldo Vitangeli perché affronta un punto centrale, troppo spesso rimosso nel dibattito pubblico: la cittadinanza, il lavoro, una casa e persino un percorso di pieno inserimento sociale non bastano, da soli, a creare un autentico senso di appartenenza.

È una riflessione scomoda, ma necessaria. Per anni ci è stato detto che il riconoscimento formale dei diritti e il miglioramento delle condizioni materiali sarebbero stati sufficienti a garantire integrazione e convivenza. Ma appartenere davvero a una comunità significa qualcosa di più profondo: riconoscerne i valori, rispettarne le regole e sentirsi parte di un destino comune.

È proprio su questo nodo che Vitangeli invita a riflettere: non su un’integrazione solo amministrativa o economica, ma su una appartenenza reale, culturale e civile.

Le difficoltà sociali esistono e non vanno negate. Ma comprenderle non può significare trasformarle in una giustificazione per la violenza.

Perché una comunità non si costruisce soltanto attribuendo diritti. Si costruisce anche riconoscendo doveri, regole e responsabilità comuni.

Vi invito ad ascoltare questo intervento e a confrontarvi sul suo contenuto.

 

 

Vetrine sfondate, negozi saccheggiati, agenti aggrediti. Tra giustificazioni sociali, provvedimenti giudiziari e nuove misure di sicurezza, resta una domanda: chi tutela i cittadini?

 

di  Monica Vendrame

In Italia abbiamo sviluppato una straordinaria capacità: trovare una giustificazione persino a chi devasta una città.

 

Giornalisti in fuga dalla sala stampa del Consiglio europeo per colpa di un misterioso petomane. La diplomazia internazionale resta senza fiato e, per una volta, non è una metafora

 

BRUXELLES – Dopo anni di vertici inconcludenti, trattative estenuanti, promesse evaporate e dichiarazioni gonfie di retorica, finalmente dall'Europa arriva una notizia destinata a lasciare il segno. O, quantomeno, una scia.

 

di Vito Sorrenti

Osservando le immagini televisive che documentano le devastazioni di alcune città da parte di ragazzi, perlopiù minorenni, mi è venuta in mente la poesia di Pier Paolo Pasolini, intitolata La generazione sfortunata, nella quale denunciava le trasformazioni della società dei consumi e il potere omologante dei mezzi di comunicazione. Una riflessione che, a mio parere, oggi appare ancora più attuale.

 

di Vito Sorrenti

Non è necessario rileggere la leggenda del Grande Inquisitore, contenuta nel romanzo I fratelli Karamazov, per capire che, secondo Dostoevskij, vi sono uomini incapaci di sostenere il peso della libertà e perciò disposti a rinunciarvi in cambio di sicurezza, benessere e certezze. Non è necessario neppure ricordare il celebre detto latino panem et circenses.

 

Il sonno del senno di color che sanno produce tiranni (vs)

 

di Vito Sorrenti

Se ci guardiamo intorno, non possiamo non vedere quanti esseri spregevoli, depravati e arroganti, accecati dal delirio di potenza e dalla brama di dominio, siedano ai vertici del potere e governino in modo da indurre il cittadino comune a chiedersi se non ci si trovi di fronte a esseri folli e criminali. E, in pari tempo, non possiamo non domandarci se sia sempre stato così.

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