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Il sonno del senno di color che sanno produce tiranni (vs)

 

di Vito Sorrenti

Se ci guardiamo intorno, non possiamo non vedere quanti esseri spregevoli, depravati e arroganti, accecati dal delirio di potenza e dalla brama di dominio, siedano ai vertici del potere e governino in modo da indurre il cittadino comune a chiedersi se non ci si trovi di fronte a esseri folli e criminali. E, in pari tempo, non possiamo non domandarci se sia sempre stato così.

A tale interrogativo sembra rispondere una frase di Seneca, riportata nella tragedia Fedra: «Il popolo gode nell'affidare il potere al più turpe».

Ora, se consideriamo che Seneca è vissuto circa duemila anni fa e ch'egli fu il precettore e il maggiore consigliere politico di Nerone, dobbiamo dedurne che si tratta di un fenomeno antico quanto la storia dell'uomo, ma che oggi ci appare più evidente perché i mezzi di comunicazione ce lo mettono continuamente sotto gli occhi. Tutti possiamo vedere gli scempi e le tragedie infernali che certi governanti provocano, le guerre che alimentano, le sofferenze che producono anche alle creature più innocenti e ignare.

Ed è proprio di fronte a tale evidenza che viene spontaneo domandarsi perché gli elettori, pur avendoli visti all'opera e constatatene non solo l'inadeguatezza, ma anche lo squallore e il degrado morale, continuino a dare loro fiducia.

Forse perché, come recita una frase attribuita a Voltaire, «La politica è il mezzo attraverso il quale persone senza morale comandano su persone senza memoria».

Persone senza memoria: ecco, è qui, a mio avviso, il nodo fondamentale della questione. Dimentichiamo le promesse non mantenute, gli errori, gli inganni e le sofferenze provocate da certe scelte, permettendo così che tutto si ripeta e che nuovi mostri vengano alla luce. A proposito di mostri, mi sovviene la celebre intuizione di Goya: «Il sonno della ragione genera mostri». Ma forse, in politica, anche il sonno della memoria contribuisce a generarli: quando il ricordo degli errori svanisce, il giudizio si indebolisce e il passato torna a ripresentarsi. Ne è testimonianza il fatto che, man mano che vengono a mancare le persone che hanno provato sulla loro pelle i drammi di certe gestioni politiche, aumentano quelle che ispirano la propria azione politica a ciò che la storia ha già condannato.

Nella mancanza di memoria sta il motivo del ripetersi dei drammi e anche la ragione per cui risulta tanto difficile scegliere i migliori, come auspicava Platone, affidando il governo a uomini capaci di esercitare il potere con saggezza e virtù anziché inseguire le proprie ambizioni.

Da poeta e da uomo, non riesco a osservare questa realtà senza provare indignazione e amarezza. So bene che la propaganda, le manipolazioni e i condizionamenti possono alterare il giudizio degli elettori e favorire il ripetersi degli errori del passato. Tuttavia, ciò non annulla la responsabilità morale che accompagna ogni scelta, perché il problema non è soltanto chi governa, ma anche chi continua ad accordargli consenso.

La storia, infatti, non si ripete soltanto per l'ambizione di chi detiene il potere, ma anche per la tendenza degli uomini a dimenticare e a non trarre insegnamento dall'esperienza. È in questa debolezza della memoria che il potere trova spesso il terreno più fertile.

Per questo non vorrei rassegnarmi a considerare normale ciò che normale non è. Continuo a interrogarmi, anche quando le risposte sono scomode, perché il silenzio della coscienza e l'assuefazione aprono la strada all'indifferenza.

Il vero pericolo non è soltanto affidare il potere al turpe, ma continuare a sostenerlo dopo averne conosciuto la natura. Quando la memoria, la coscienza e la ragione si addormentano, allora il sonno del senno di coloro che sanno genera tiranni.

 

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Info Autore
Vito Sorrenti
Author: Vito Sorrenti
Biografia:
Vito Sorrenti, nato a Polia (VV) il 27 luglio 1952, risiede a Sesto San Giovanni. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, tra cui Gocce d’amore (1994), Vagando con la mente (2002, prefazione di Neuro Bonifazi, Helicon), Poesie (2008, Comune di Leonforte, vincitore dell’omonimo Premio), Amebeo per Euridice (2009, prefazione di Mauro Decastelli), La poesia è una ladra (2010, Centro Studi Tindari Patti), Poesie d’amore (2015, Vitale Edizioni), I Derelitti (Premio Internazionale “Il Convivio”, 2014), Visioni culturali (Premio “Antonio Filoteo Omodei”, Il Convivio, 2016) e Chiari oscuri del dolore (Premio “Patrizia Brunetti”, 2016). Ha inoltre pubblicato il saggio Personaggi illustri calabresi (Amazon, 2020) e la raccolta Versi avversi e diversi (Amazon, 2023).
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