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Il dibattito sulla crisi abitativa è tornato al centro della discussione politica europea dopo alcune proposte avanzate dall’eurodeputata Ilaria Salis.

Gli emendamenti presentati intendono affrontare il problema dell’accesso alla casa attraverso misure che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbero offrire maggiore protezione alle fasce sociali più vulnerabili. Tuttavia, queste proposte sollevano anche interrogativi rilevanti sugli effetti economici e sulle conseguenze per il mercato immobiliare.

Il primo punto riguarda la depenalizzazione dell’occupazione di immobili vuoti. L’idea è semplice: smettere di trattare come reato l’occupazione, soprattutto quando si tratta di edifici pubblici o appartenenti a grandi gruppi immobiliari. Nelle intenzioni, la misura servirebbe a evitare che situazioni di estrema povertà vengano affrontate solo con la forza pubblica.

Ma dietro questa narrazione c’è un principio molto più pericoloso: la proprietà privata diventa un concetto negoziabile. Se un immobile è vuoto, qualcuno potrebbe occuparlo e lo Stato dovrebbe chiudere un occhio.

Il messaggio che arriva ai proprietari è chiaro: la tua casa potrebbe non essere più davvero tua.

Non serve essere economisti per capire cosa succede dopo. Quando la tutela della proprietà si indebolisce, gli investimenti si fermano. È la cosiddetta “fuga dal mattone”: chi ha una casa smette di affittarla, la lascia vuota oppure la sposta sugli affitti brevi, dove il rischio di occupazione è molto più basso.

Risultato? Meno case sul mercato.

Il secondo emendamento completa il quadro. La proposta è introdurre una moratoria sugli sfratti, soprattutto nei mesi invernali, e bloccare gli sfratti nei casi di morosità incolpevole finché lo Stato non garantisce una soluzione abitativa alternativa.

Sulla carta sembra una misura di civiltà. Nella pratica rischia di diventare una paralisi.

Già oggi in Italia uno sfratto può richiedere da 8 a 18 mesi per diventare esecutivo. Se si aggiunge l’obbligo di trovare prima una casa alternativa, i tempi rischiano di allungarsi ulteriormente. Anni, non mesi.

Tradotto: il proprietario continua a pagare mutuo, tasse e spese condominiali mentre qualcun altro vive nell’immobile senza pagare l’affitto.

Il punto è tutto qui. La politica continua a trattare la casa privata come se fosse una risorsa pubblica da redistribuire. Ma la realtà è molto più semplice: la maggior parte degli immobili in affitto non appartiene a grandi speculatori, bensì a piccoli risparmiatori che hanno investito i risparmi di una vita in un appartamento.

Se queste persone percepiscono che affittare diventa troppo rischioso, smettono semplicemente di farlo.

E quando il rischio aumenta, succede anche un’altra cosa: gli affitti salgono. I proprietari incorporano nel prezzo il costo potenziale della morosità e delle lunghe cause legali. Il risultato è paradossale: a pagare il conto sono proprio gli inquilini onesti.

Non solo. Con meno tutele, i proprietari diventano molto più selettivi. Fideiussioni bancarie, redditi elevati, contratti di lavoro solidi: condizioni che escludono proprio le persone più fragili dal mercato della locazione.

Il paradosso della protezione è sempre lo stesso: più si cerca di proteggere l’inquilino con norme rigide, più diventa difficile trovare casa.

Esiste però una strada molto meno ideologica. Ridurre la burocrazia, velocizzare gli sfratti, garantire tempi certi alla giustizia civile. Se recuperare un immobile richiede pochi mesi invece di anni, il rischio per il proprietario diminuisce drasticamente.

E quando il rischio diminuisce, più case tornano sul mercato.

Più offerta significa più concorrenza e, inevitabilmente, prezzi più bassi.

Non è una teoria radicale. È semplicemente economia di base.

Ma per accettarlo bisognerebbe abbandonare l’idea che ogni problema sociale si risolva scaricando il costo su qualcun altro. In questo caso sui proprietari di casa.

Perché la solidarietà può essere una politica pubblica. Trasformare la proprietà privata in un ammortizzatore sociale permanente, invece, non lo è.

 

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La Redazione
Author: La Redazione
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