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di Monica Vendrame

Rosy Bindi dice che chi arriva in Italia ha il dovere di integrarsi e che noi abbiamo il dovere di accogliere.

Silvana De Mari - medico chirurgo, psicoterapeuta e scrittrice italiana, nota per le sue posizioni pubbliche e controverse su temi sociali, scientifici e politici - risponde senza giri di parole: «Questo come caspita si integra? Ce lo dica come si fa».

I toni sono brutali. La domanda, però, resta.

Perché da anni sentiamo ripetere la parola integrazione come se bastasse pronunciarla per risolvere tutto.

Ma integrare chi?

E soprattutto: come?

Come si integra chi rifiuta apertamente le regole del Paese che lo ospita? Come si integra chi considera inferiori le donne, chi non accetta la libertà religiosa, chi disprezza i valori della società nella quale ha scelto di vivere?

Naturalmente non si può trasformare ogni immigrato o ogni musulmano in un potenziale criminale. Sarebbe assurdo.

Ma è altrettanto assurdo fingere che il problema non esista.

Ed è qui che De Mari pronuncia la frase più netta del suo intervento:

«Io non li voglio».

Una frase durissima. Una posizione estrema e certamente discutibile.

Ma liquidarla con una scrollata di spalle sarebbe troppo comodo.

Perché dietro quel «io non li voglio» c’è anche una domanda che la politica continua a evitare: fino a che punto l’accoglienza può diventare un obbligo imposto a una società senza chiedere a quella stessa società quali siano i limiti dell’accoglienza?

E noi aggiungiamo un’altra domanda:

Dove sono tutte le donne?

Quando le immagini degli arrivi mostrano una presenza largamente maschile, chiedersi dove siano mogli, compagne e madri non dovrebbe diventare automaticamente motivo di scandalo.

Dovrebbe diventare motivo di discussione.

L’integrazione, del resto, non può essere un obbligo soltanto per chi accoglie.

Non può significare che noi dobbiamo comprendere tutto, tollerare tutto e adattarci a tutto, mentre dall’altra parte non si pretende nulla.

Chi arriva ha diritti. Ma ha anche doveri.

Deve rispettare le leggi, le libertà, le donne e le regole fondamentali della società nella quale ha scelto di vivere.

E se non vuole farlo?

Qui comincia il silenzio.

Qui finiscono i grandi discorsi sull’accoglienza e iniziano le risposte vaghe.

Silvana De Mari, nel suo intervento, esplode: «Noi paghiamo la vostra idiozia».

Espressione pesantissima.

Ma la rabbia nasce anche dalla sensazione che davanti a ogni problema concreto si risponda sempre con le stesse parole astratte:

accoglienza, inclusione, integrazione.

Bene.

Ma una società aperta non è una società senza difese.

E una società tollerante non ha il dovere di tollerare chi rifiuta le sue regole.

Perciò, tolte le parolacce e le generalizzazioni, restano due domande.

Dove sono tutte le donne?

E soprattutto:

Ce lo spiegate, finalmente, come si fa a integrare chi non vuole integrarsi?

 

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Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
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