Pin It

 

 

di  Monica Vendrame

La condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere inflitta a Mario Roggero non chiude soltanto una lunga vicenda giudiziaria.

Lascia aperta una domanda che riguarda tutti: che cosa può ragionevolmente pretendere lo Stato da una persona che ha appena subito una rapina armata?

Il 28 aprile 2021 tre uomini entrarono nella gioielleria di Grinzane Cavour, nel Cuneese. Minacciarono il titolare e i suoi familiari, portarono via denaro e gioielli e si diedero alla fuga. Roggero li inseguì e sparò: due rapinatori morirono e un terzo rimase ferito.

I giudici hanno stabilito che, al momento degli spari, l’aggressione era ormai terminata e i malviventi si stavano allontanando. Per questo è stata esclusa la legittima difesa.

È il dato giuridico dal quale non si può prescindere. Ma può la mente di un uomo appena aggredito compiere la stessa distinzione con la freddezza di chi, anni dopo, esamina un filmato in un’aula di tribunale?

Una rapina è paura, confusione, adrenalina. È il terrore di essere uccisi, di vedere colpita la propria moglie, di non sapere se chi sta fuggendo possa tornare indietro o sparare ancora. In quei momenti non si guarda l’orologio e non si contano i secondi.

Nel caso di Mario Roggero, inoltre, quella del 2021 non fu la prima aggressione.

Il gioielliere aveva già affrontato cinque furti con spaccata. Nel 2015 aveva subito una rapina particolarmente violenta: era stato colpito alla testa con il calcio di una pistola e aveva riportato la frattura del naso.

Questi precedenti non rendono legittima qualsiasi reazione. Ma è difficile sostenere che non abbiano avuto alcun peso. Alla nuova rapina non reagisce soltanto il commerciante di quel momento: reagisce anche l’uomo ferito e terrorizzato negli anni precedenti.

Roggero ha oltrepassato il confine della difesa stabilito dalla legge. Negarlo significherebbe ignorare le immagini e le sentenze. Ma considerarlo alla stessa stregua di chi decide freddamente di uccidere significa cancellare il contesto nel quale tutto è avvenuto.

Senza quella rapina, nessuno sarebbe morto. Senza quegli uomini entrati nel negozio per commettere un reato, Roggero non avrebbe impugnato la pistola e oggi non sarebbe diretto in carcere.

Alla pena detentiva si aggiunge poi un altro capitolo difficile da accettare: quello economico.

Roggero è stato condannato a versare 480 mila euro di provvisionali alle parti civili, come anticipo sui risarcimenti. Una parte di quelle somme è destinata ai familiari dei due rapinatori morti e al complice rimasto ferito.

Così, a 72 anni, l’uomo che ha lavorato per una vita rischia di perdere la libertà, il negozio, i risparmi e la serenità della propria famiglia.

La spiegazione giuridica esiste: una volta esclusa la legittima difesa, le morti e il ferimento producono conseguenze penali e civili. Ma spiegare tecnicamente una decisione non significa riuscire a farla percepire come giusta.

Il paradosso diventa ancora più evidente alla luce del nuovo disegno di legge sulla sicurezza approvato dal Governo, che prevede lo stop ai risarcimenti per chi subisce un danno mentre sta commettendo determinati reati gravi, come una rapina o un’aggressione.

La norma non è ancora definitiva e difficilmente potrà cancellare le somme già riconosciute nel caso Roggero. Inoltre, la sua condanna riguarda un duplice omicidio volontario e un tentato omicidio, non un semplice eccesso colposo nella difesa.

Resta però una contraddizione difficile da ignorare: lo Stato sembra riconoscere oggi quanto sia assurdo che chi commette una rapina possa ottenere un risarcimento, ma rischia di lasciare che a pagare fino in fondo sia proprio l’uomo la cui vicenda ha reso evidente il problema.

Non si tratta di affermare che chi fugge possa essere inseguito e ucciso. Non si tratta di autorizzare la vendetta né di sostituire la giustizia dello Stato con quella privata.

Si tratta di chiedersi se quasi quindici anni di carcere e conseguenze economiche tanto devastanti riescano davvero a rappresentare la complessità di questa storia.

Ogni mattina migliaia di commercianti alzano la serranda della propria attività. Che cosa dovrebbero pensare davanti al caso Roggero?

Che, dopo aver avuto paura di morire, devono recuperare immediatamente la lucidità necessaria per individuare il secondo esatto nel quale termina la minaccia?

Dei limiti devono esistere. Ma lo Stato non può pretendere da una persona sconvolta la stessa capacità di analisi di chi ricostruisce i fatti a mente fredda.

Mario Roggero ha causato due morti e un ferimento. È una realtà che non può essere cancellata. Ma era anche un uomo che aveva già subito ripetuti assalti, era stato picchiato brutalmente e quella sera si è trovato ancora una volta davanti alla violenza dentro il proprio negozio.

Ridurre tutto agli ultimi secondi della fuga significa applicare il diritto. Dimenticare tutto ciò che era avvenuto prima significa, invece, smarrire il senso umano della giustizia.

Una legge può essere formalmente corretta e lasciare ugualmente una sensazione di ingiustizia.

E allora la domanda resta:

il cittadino onesto viene davvero protetto oppure, dopo essere stato abbandonato davanti ai criminali, rischia di essere abbandonato una seconda volta davanti alla giustizia?

 

Pin It
Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
I Miei Articoli


Notizie

Visitatori

Today 419

Yesterday 397

Week 2182

Month 8223

All 107012

Currently are 56 guests and no members online

Kubik-Rubik Joomla! Extensions