di Vito Sorrenti
«La gente di questi paesi è di un tatto e di una cortesia che hanno una sola spiegazione: qui una volta la civiltà era greca».
Così scrive Cesare Pavese in una lettera alla sorella durante il periodo del suo confino a Brancaleone Calabro. È un'affermazione che, a mio avviso, testimonia il nostro grande passato e le nostre nobili radici. Ma non solo. Lo stesso autore aggiunge:
«Qui ho trovato una grande accoglienza. Brave persone, abituate a peggio, cercano di tenermi buono e caro. […] Che qui siano sporchi è una leggenda. Sono cotti dal sole. Le donne si pettinano in strada, ma viceversa tutti fanno il bagno. Ci sono molti maiali, e le anfore si portano in bilico sulla testa. Imparerò anch’io e un giorno mi guadagnerò la vita nei varietà di Torino».
Leggendo queste parole, colgo la capacità di Pavese di andare oltre gli stereotipi e di riconoscere nei calabresi qualità umane autentiche: la cortesia, l'accoglienza, la dignità e quella resilienza che affonda le proprie radici nella storia millenaria della Magna Grecia. Sono convinto che queste qualità appartengano ancora oggi al nostro patrimonio identitario e rappresentino il viatico indispensabile per ritornare all'antico splendore.
Da osservatore attento, non mi è sfuggito che una parte dei miei conterranei, soprattutto quelli che sono stati costretti a lasciare la loro terra per cercare fortuna altrove, stia vivendo un profondo percorso di riscoperta delle proprie origini. Ho visto tanti corregionali, lontani dalla Calabria, avvicinarsi con rinnovato interesse alla sua storia, alla sua cultura e alla sua identità, fino a diventarne autentici ambasciatori.
Vedo uomini e donne che amano profondamente le proprie radici e che, animati esclusivamente dal desiderio di raccontare e valorizzare la Calabria, dedicano tempo ed energie a far conoscere luoghi, vicende storiche, opere d'arte, usi, costumi, tradizioni e valori spesso ignorati o dimenticati. Con il loro impegno contribuiscono a diffondere una conoscenza più autentica della nostra regione, restituendole l'immagine che merita: quella di una terra ricca di storia, cultura e identità.
Questi sono germogli preziosi, che non possono essere lasciati crescere da soli. Devono essere annaffiati e coltivati, anzitutto dalla politica, che ha il dovere di credere nel valore della cultura e dell'identità come strumenti di sviluppo, e, a seguire, da tutte le istituzioni, gli enti, le associazioni e gli organismi chiamati a promuovere e valorizzare il patrimonio storico e culturale della Calabria.
Solo attraverso un impegno condiviso e lungimirante sarà possibile imprimere una vera svolta, una necessaria inversione di rotta rispetto all'attuale situazione, che continua a costringere tanti giovani a lasciare la propria terra per cercare altrove quelle opportunità di lavoro, di crescita e di realizzazione personale che dovrebbero poter trovare nella regione in cui sono nati.
Questa presa di coscienza mi riempie di speranza. Credo che proprio dalla riscoperta delle nostre radici possa nascere una nuova stagione per la Calabria. Un popolo che conosce il proprio passato è un popolo più consapevole del proprio valore e più capace di costruire il proprio futuro.
La valorizzazione della nostra storia, della nostra cultura e della nostra identità non rappresenta soltanto un doveroso omaggio alla memoria, ma deve diventare il fondamento di un progetto concreto di rinascita civile, culturale ed economica. Solo così la Calabria potrà trattenere i propri talenti, richiamare coloro che sono partiti e offrire alle nuove generazioni non più la necessità di emigrare, ma la possibilità di scegliere di restare.

