Resta ciò che conta davvero
di Monica Vendrame
L’8 marzo si chiude. Ed è forse proprio questo il momento migliore per parlarne davvero.
Quando la giornata finisce e le mimose appassiscono, restano le domande più importanti: quelle sul lavoro, sulla libertà, sul rispetto, sulle opportunità che ancora non sono distribuite allo stesso modo.
Rispettare davvero questa giornata non significa riempirla di frasi perfette, mimose e celebrazioni di circostanza. È troppo facile fermarsi ai simboli, molto più difficile interrogarsi su ciò che quei simboli dovrebbero ricordarci.
È ricordarsi che i diritti non sono ricorrenze.
Non arrivano una volta all’anno, non durano ventiquattro ore e non si esauriscono in un post.
Dietro questa data ci sono storie, battaglie, conquiste che non sono nate in un giorno e che non possono essere ridotte a una semplice celebrazione. Ogni passo avanti è stato il risultato di impegno, di voce alzata quando era necessario, di persone che hanno scelto di non accettare che certe disuguaglianze fossero considerate “normali”.
L’8 marzo non è una festa che si conclude a mezzanotte.
È una domanda che resta aperta anche domani: quanto spazio, quanta libertà e quanta voce siamo davvero disposti a riconoscere alle donne, ogni giorno?
Forse il senso di questa giornata sta proprio qui:
non in quello che diciamo oggi,
ma in quello che cambiamo da domani.

