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Mi sono chiesta varie volte chi è Dio.
Esiste?
È materia?
È soffio?
Nel corso della mia vita queste risposte mi sono state date attraverso la sofferenza e percependo le risposte osservando un ordine perfettamente funzionale, un ordine naturale misterioso ma tacito.
A tal proposito cito Albert Einstein:
“Io non sono ateo e non penso di potermi chiamare panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino piccolo che entra in una vasta biblioteca riempita di libri scritti in molte lingue diverse. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Egli non conosce come. Il bambino sospetta che debba esserci un ordine misterioso nella sistemazione di quei libri, ma non conosce quale sia. Questo mi sembra essere il comportamento dell'essere umano più intelligente nei confronti di Dio. Noi vediamo un universo meravigliosamente ordinato che rispetta leggi precise, che possiamo però comprendere solo in modo oscuro. I nostri limitati pensieri non possono afferrare la forza misteriosa che muove le costellazioni.”

E' mio uso pormi quotidianamente quesiti, ahimè sono schiava del dubbio, non cerco la verità, cerco la commozione, la riflessione, l’espulsione di una lacrima, perché in essi trovo le risposte, perché in essi vi è passione.
E cosa c’è di più tangibile e veritiero di un’emozione?
L’intangibile diviene materia.
La verità pone una meta, un accordo univoco con la realtà.
Un eccelso ordinamento del tutto.
Io guardo gli orizzonti...
Come spesso dico:
Ho imparato a guardare l'orizzonte e ciò che mi ha insegnato è l'immensurabile.
L’immensurabile che non si può misurare.
Un sentimento non può avere parametri ma contiene in sé il mistero della passione.

Un giorno chiesi a mia madre, avevo circa 5 anni, aspettando l’inizio della messa a Torino, davanti a me c’era Cristo in croce, chiesi perché Gesù non fosse scappato prima.
Qualche anno dopo, mio figlio Franco Emanuele, mi fece la medesima domanda ma più articolata...
“Perché i carabinieri hanno messo in croce Gesù? Lui parla l’inglese.”
Gli risposi:
Hai ragione Franco, Gesù parla al cuore di tutti.
Come il Sacro Lino della Sindone porta con sé la resurrezione del sacrificio, del coraggio, della speranza.
Un messaggio che penetri al cuore di tutti, attraverso il silenzio eloquente delle immagini.
A tal proposito Roberto Vitale, un componente della delegazione per il Sud Italia del Centro Internazionale di Studi sulla Sindone di Torino, delegazione ottimamente guidata dal Dott. Walter Memmolo, nonché un mio caro amico, ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune mie domande inerente al mistero della Sacra Sindone.
Collegandomi al quesito di mio figlio, “ Gesù parla l’inglese, perché è stato messo in croce”?
I bambini, spesso e volentieri colgono l’anima di una risposta attraverso le loro domande.
La parola ‘inglese” in questo caso, nel cuore di un bambino, simboleggia il linguaggio universale, farsi comprendere da tutti.

Cosa puoi dirci in merito?
La Sindone, al di là della questione molto dibattuta sulle sue origini, trasmette al credente, ma anche al semplice osservatore, il senso della sofferenza di un uomo che richiama immediatamente la sofferenza, le sofferenze di tutti noi. Un concetto questo che andrebbe tenuto in debito conto da tutti coloro che si occupano dell'argomento. Ok le ricerche scientifiche, le ricerche storiche, ma in quel telo vi è una immagine che "sa" parlare un linguaggio universale. Che tutti possiamo comprendere. E un'immagine per essere compresa pienamente, deve essere vista. L'uomo che ha lasciato in maniera non del tutto scientificamente spiegata i suoi lineamenti in quel santo lenzuolo, mi pone di fronte a delle scelte, in molti casi decisive per la stessa esistenza. Studiare la Sindone in realtà, evidenzia, in molti casi, cercare di testimoniare il Cristo, a prescindere, ripeto, dalle origini del telo, quindi dal concetto spesso ambiguo di autenticità.

La storia antica della Sindone?
A livello strettamente documentale, non vi sono testimonianze "dirette", che prima del XIV secolo parlano di una Sindone avente le stesse caratteristiche di quella conservata a Torino. Tutto questo però, non preclude l'esistenza dell'oggetto nel primo millennio. A tale scopo vanno sviluppate alcune piste di ricerca, certamente suggestive, ma che al momento non presentano i caratteri della definitivita'. Certamente, una delle ipotesi più caldeggiate ha a che fare con la concordanza tra la nostra Sindone e il Mandylion di Edessa, noto storicamente a partire dal VI secolo. Si tratta di un panno dove era visibile l'immagine di un volto, che fu definito "Acheropita", non fatto da mani umane e miracoloso. Il Mandylion arriverà a Costantinopoli, oggi Istanbul, nell'Agosto del 944. La concordanza con la Sindone, nasce dal l'intuizione di due studiosi, Maurus Green e Ian Wilson, I quali, analizzando documenti antichi che descrivono il reperto, lo definiscono "tetradiplo", piegato due volte in quattro. Da qui l'ipotesi che in realtà il Mandylion non avesse le dimensioni note a chi poteva osservarlo, ma che le piegatura fossero celate dalla cornice che impediva di vedere come evidentemente, secondo i fautori di questa ipotesi, si trattasse di un tessuto dalle dimensioni decisamente superiori. Un lungo lenzuolo funerario. Ipotesi in un certo senso avallato da un orazione che affermava che oltre il viso erano visibili anche tracce di sangue provenienti dal costato. Per alcuni studiosi, la concordanza mandylion/Sindone, sarebbe la prova dell'esistenza di "questa" Sindone, prima della sua apparizione in terra di Francia, nella metà del XIV secolo.Una voce delicata

E’ davvero Gesù l’Uomo della Sindone?
È una domanda, questa, alla quale è impossibile rispondere. Quello che è certo è che in quel lenzuolo è stato avvolto un cadavere (l'immagine visibile sul lenzuolo non è riferibile a pittura o ad altri mezzi utilizzati "artigianalmente"), che ha subito lesioni compatibili con quanto narrato nei Vangeli a proposito di Gesù. Risulta comunque estremamente complicato identificare colui che ha lasciato i suoi tenui lineamenti sul Sacro lino e credo proprio non si raggiungerà mai una certezza in merito. Stimolo in più per continuare da un lato a studiarla, dall'altro a meditare su questa straordinaria testimonianza.

Cosa hanno rivelato le più recenti ricerche condotte sulla Sindone?
La moderna ricerca scientifica sulla Sindone inizia dopo la rivelazione fotografica, che nel 1898 rese nota una delle particolari caratteristiche possedute dall'immagine dell' Uomo della Sindone, immagine che diventa chiara, estremamente leggibile, nella lastra negativa (si può dire, utilizzando un linguaggio semplificato, che ad occhio nudo osserviamo una immagine con le stesse caratteristiche di una negativa fotografica.) Tale scoperta diede l'avvio ad una serie pressoché ininterrotta di ricerche che inizialmente si preoccuparono di leggere a livello medico legale, le lesioni visibili, che confermavano in qualche maniera la secolare tradizione che identifica la Sindone come appartenente al corredo funerario di Gesù e, cosa non trascurabile, non contraddice le narrazioni evangeliche. Altra ricerca fondamentale almeno per quanto riguarda i primi decenni del secolo scorso, fu quella che cercava di comprendere quale fosse il meccanismo che aveva provocato la formazione delle impronte. In questo campo le ipotesi fatte sono diverse, alcune delle quali, sia favorevoli, che contrarie all'autenticita' hanno portato a risultati certamente suggestivi, ma fino a questo momento lontani dalle caratteristiche fisico chimiche possedute dall'immagine originale. Dopo il II conflitto mondiale tali studi si intensificarono, anche se bisognerà attendere il 1978 per una vera campagna di studi diretti sulla Sindone ad opera di una quarantina di ricercatori consorziatisi nello STURP (Shroud of Turin Research Project - Progetto di ricerca sulla Sindone di Torino) che fornirà l'impalcatura delle moderne conoscenza sul lino funerario, cercando di spiegarne l'immagine, una specie di ossidazione disidratazione della cellulosa delle fibre superficiali del lino, senza apporti esterni, appurando la presenza di sangue. Da rilevare come negli anni precedenti fece molto clamore a livello mediatico la ricerca palinologica, attraverso lo studio dei pollini "catturati" dalle fibre di tessuto e prelevati dal criminologo svizzero Max Frei, I quali attraverso il microscopio identifico' una cinquantina di tipi di polline, che possono fornire, al di là delle critiche sulla metodologia usata, un indizio sulla provenienza orientale del tessuto sindonico. Fondamentali anche le ricerche informatiche che hanno permesso di scoprire come l'immagine sindonica possiede informazioni tridimensionali. Nel 1988, la Sindone fu sottoposta all'esame con il metodo del carbonio 14, largamente utilizzato per determinare l'età di reperti antichi. Le misurazioni eseguite da tre laboratori, Oxford, Zurigo e Tucson stabilirono per la Sindone al 95% di possibilità un'età compresa tra il 1260 ed il 1390 d. C. Tali risultati sono stati recentemente messi in discussione da una importante ricerca che avrebbe rilevato importanti incongruenze nelle operazioni effettuate, tanto che la questione non è certamente chiusa.

 

Scienza e fede?
L'immagine presente sulla Sindone fornisce un altissimo interesse scientifico, basta pensare, come già accennato in precedenza, a tutto quanto fatto dai vari ricercatori, allo scopo di comprenderne il meccanismo di formazione. Allo stesso tempo esiste una secolare tradizione che identifica la Sindone con il lenzuolo che ha avvolto Gesù nelle ore passate nel sepolcro. In breve, anche in considerazione del fatto che questi due argomenti tendono a scontrarsi (tuttavia un dialogo è possibile) si può comunque dire che gli studi scientifici sulla Sindone hanno essenzialmente lo scopo di capire qualcosa in più sulle sue origini. La fede presuppone un approccio del tutto diverso, che ne mette in evidenza lo stretto legame con le Scritture, attraverso un messaggio intrinseco sempre attuale. San Giovanni Paolo II la considera "Specchio del Vangelo", quindi ideale supporto per un fecondo cammino di fede.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere questo tuo percorso?
Tutto è iniziato nel 1978, quando per la prima volta ho visto in TV il Volto dell' Uomo della Sindone. Ne rimasi letteralmente sconvolto. Nel mio essere sedicenne quell'immagine mi fede comprendere tutte le storture della storia, le sofferenze inflitte da uomini ad altri uomini, le inquietudini di chi è in cammino e non trova risposte alle proprie domande. Subito dopo, istintivamente, il pensiero è andato immediatamente al Cristo, al suo patire che è il nostro patire, al suo conforto oltre le ingiustizie che è il nostro conforto. Ho deciso allora di saperne di più, ma tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il supporto costante del Centro Internazionale di Studi sulla Sindone. Ho toccato con mano una realtà più grande di me, cercando, attraverso il mio unico strumento a disposizione, quello della divulgazione, di offrire un modesto contributo alla conoscenza.

Quali dubbi o certezze, nella tua persona sono emersi dopo i primi approcci con il mistero delle immagini impresse sul lino?
In tutti questi anni, l'unica costante è stata quella di potere riuscire a trasmettere tutto quello che nel tempo ho appreso. Sotto questo aspetto non ho mai avuto il minimo dubbio. Essere inoltre stato un allievo di uno dei più grandi studiosi Siciliani, il Dott. Sebastiano Rodante, mi ha permesso di essere partecipe alla sua vita di ricercatore. I suoi dubbi, pochi per la verità, attanagliavano anche me. Ai dubbi, alle ipotesi di carattere scientifico, si contrappongono certezze più intime che interpellato il mio rapporto di credente con Gesù, il mio essere cristiano. La testimonianza sindonica in questo senso è una certezza che mi chiama a mettere in pratica, anche se ahimè è difficile, ciò che Gesù mi ha insegnato.

Perché "Sacra" Sindone?
"Sindone" è un termine desueto, esso sta ad indicare, in base alle sue origini greche un "telo". Quando oggi si parla di Sindone non si intende un telo qualsiasi, ma quello conservato a Torino dal 1578. L'aggettivo "Sacra" è in relazione a Gesù, al fatto che l'immagine visibile sul telo è immediato richiamo a lui. Da qui la sua Sacralità.
"Sindone" è un termine desueto, esso sta ad indicare, in base alle sue origini greche un "telo". Quando oggi si parla di Sindone non si intende un telo qualsiasi, ma quello conservato a Torino dal 1578. L'aggettivo "Sacra" è in relazione a Gesù, al fatto che l'immagine visibile sul telo è immediato richiamo a lui. Da qui la sua Sacralità.

L’Esperienza più intima che ti ha segnato.
Nulla è più emozionante, intimo e struggente di quando si ha la possibilità di sostare davanti alla Sindone. Impossibile descrivere quello che si prova. Ho vissuto questa emozione più volte, ma quanto mi è stato offerto nel 2018, credo non era lontanamente immaginabile. Ho avuto infatti l'enorme privilegio di trovarmi davanti alla Sindone per diverse ore, in alcuni momenti da solo. Almeno per quanto mi riguarda, quel giorno si sono confrontati il mio essere studioso, quindi il ricercare conferme "visive" in particolari aree del sacro lino, ed il mio essere credente. Posso assicurare che la commozione fu enorme e con essa la voglia di piegare le ginocchia ed iniziare a pregare.

La Sindone può cambiare il mondo?
La Sindone non cambierà il mondo, ma può essere di aiuto ad un nostro cambiamento in meglio. È un libro aperto e tutti siamo chiamati a leggerlo con umiltà ed attenzione. Un contributo notevole è senza dubbio stato dato dalla sincera devozione di tutti i fedeli che nel corso dei secoli si sono accostati ad essa, "leggendo" attraverso l'immagine, i patimenti di Nostro Signore. Con l'arrivo delle ricerche scientifiche, tale devozione non è diminuita, si sono aggiunti altri interrogativi, tali da renderla "provocazione all'intelligenza" che spinge ogni uomo di buona volontà a confrontarsi con essa. La Sindone non è dogma di fede, ma possiede tanti e tali spunti di carattere pastorale, che possono portare ad una conversione autentica, fatto che rende così preziosa tale straordinaria testimonianza. Si tratta davvero dell'amore più grande.

 

 

 

di Annalena Cimino

Potrebbe sembrare uscita da una leggenda o da una favola ma è reale e vive a Capri, sui mitici Faraglioni. Il suo nome è Lucertola azzurra (Podarcis siculus coeruleus ).
Nonostante viva anche su altre isole e discenda dalla famiglia delle lucertole campestri, la mitica Lucertola Azzurra dei Faraglioni di Capri ha un colore di azzurro diverso e molto più accentuato rispetto a quello dei propri simili che abitano altri contesti insulari.
Si sono cercate mille spiegazioni, anche fantastiche a questo fenomeno, persino che essa berrebbe il colore azzurro intenso del mare circostante, ma nessuna ha avuto un reale riscontro.
Tutto ciò ha un fascino indescrivibile e aumenta il mito dell’Isola ma con dei risvolti negativi, dovuti al rischio di comportamenti inopportuni e delinquenziali da parte dei turisti che pensano di portarsi via dall’isola un souvenir vivente e non uno dei meravigliosi oggetti in ceramica di produzione di artigiani capresi che raffigurano la stessa.
A tal proposito sono state lanciate campagne di sensibilizzazione per il rispetto dell’ambiente e delle specie che vi abitano.
La Lucertola Azzurra vive esclusivamente sui Faraglioni di Fuori (Scopolo) e di Mezzo (Stella).
Molti studiosi tra cui Ignazio Cerio (Medico naturalista) nel 1870 studiarono questa creatura.
Gli zoologi Theodor Eimer e Jacques von Bedriaga nel XIX secolo ebbero una controversia per la paternità della scoperta.
Il suo fascino era talmente forte anche nel passato che lo scrittore Norman Douglas, dopo aver letto gli scritti di Eimer, decise di visitare Capri.
Il suo aspetto è estremamente insolito e particolare: sul dorso una colorazione azzurra tendente al nero e sul ventre, fianchi e gola tendente al verde-azzurro.
Ha un atteggiamento vivace e molto aggressivo nella stagione degli accoppiamenti, si nutre prettamente di insetti. La spiegazione più annoverata tra quelle ipotizzate e fantasiose circa il suo colore è che per adattarsi a vivere su un ambiente ostile, con scarsa vegetazione e possibilità di reperire cibo come i Faraglioni iniziarono a mutare colore. Un colore scuro assorbe molto calore e rende resistenti alle disagiate condizioni di vita.
Negli anni in tanti sono saliti sui Faraglioni per ammirarla e ci sono esperti rocciatori capresi che hanno avuto innumerevoli incontri con essa e che ne salvaguardano la specie.

* Foto, archivio privato del giornalista Luciano Garofano

 

 

 

di Nicoletta Toselli

Oggi, 8 febbraio 2021 alle ore 10.00, nella Villa Comunale di Scalea, cittadina dell'Alto Tirreno cosentino, con il patrocinio dell'amministrazione comunale e della fondazione epilessia LICE, è stata inaugurata la panchina viola nell'ambito della giornata internazionale contro l'epilessia.

Un evento fortemente voluto dal presidente regionale dell’AICE Calabria, Carmine Galiano, un giovane attento da tempo a questa problematica che ha un grosso impatto sociale.

L' AICE ha come obiettivo la persona: realizzare una legge che ricerchi, nel pieno diritto di cittadinanza di tutte le persone e famiglie con epilessia, il massimo grado di autonomia, autosufficienza ed autostima, per una migliore qualità della vita.

Era prevista nel cerimoniale l' illuminazione con il colore viola della Torre Talao ma causa maltempo è stata rimandata.

Carmine Galiano ha espresso grande soddisfazione per la riuscita dell'evento, auspicando sempre maggior divulgazione e sensibilizzazione su una problematica tanto importante.

 

 

 di Giuseppe Modica 

 

Il mio pensiero fisso è che non mi faccio capace del perchè “loro”, i politici, stanno lì, come si fotografa attraverso i collegamenti, nelle loro belle case al caldo con i camini accesi, con le tovaglie ricamate e le sedie, molte, foderate di stoffe preziose, attorno ai tavoli enormi - dove si immaginano cene importanti, con persone importanti - noncuranti delle file per i tamponi, per i promessi vaccini, per agguantare una busta di plastica con un freddo pasto e con sui visi la vergogna, agli abbracci opacizzati da un enorme foglio di cellophan.

E loro stanno lì, a litigare; non interessa al popolo se sono stati votati o meno, agli italiani interessa la serietà delle azioni, delle decisioni, dei progetti, dell'impegno, si dell'impegno, per ciò che serve a far sopravvivere il Paese, sopravvivere, perché i cittadini capiscono che questo è il momento di sopravvivere, nella speranza di poter nuovamente respirare tra qualche settimana, tra qualche mese.

Ma la realtà, la loro realtà, è di non darla vinta all'avversario politico, a non allearsi con forze utili per paura di richieste aventi finalità personali, ebbene, queste cose le abbiamo capite tutti, quelle che non riusciamo a decifrare sono le motivazioni che conducono al caos, tralasciando le necessità di un popolo che li tiene ancora lì, nei salotti dei palazzi buoni.

Abbiamo assistito a pratiche allucinanti, non per la loro complessità organizzativa, ma perché l'ultimo barbiere dello Stato (con tutto il rispetto per i barbieri) avrebbe fatto meglio di politici che hanno “studiato” (come affermano loro stessi) e che guadagnano in un anno somme di denaro per le quali il citato barbiere dovrebbe vivere 4/5 volte almeno.

Personalmente non condanno l'una o l'altra compagine politica, non ne ho il compito e le competenze, ma condanno le “azioni”, ovvero, le scelte di incarichi a note persone che hanno fallito dove chiunque di noi avrebbe fatto meglio avendo le medesime possibilità perché, vedete, non si comprende il motivo per il quale si dovevano comprare mascherine dalla Cina e ad un costo più elevato rispetto a quello proposto da aziende italiane che erano disposte di collaborare in tale produzione; non si capisce perché produrre banchi scolastici con le rotelle con contratti esteri, peraltro arrivati in ritardo, quando in Italia ci sono diecimila falegnami ed imprenditori analoghi che avrebbero potuto risolvere il problema in minor tempo, atteso che questi imprenditori sono distribuiti in ogni regione d'Italia, e ad un costo esorbitante rispetto alla funzione e alla qualità dei beni in parola; non si spiega perché acquistate siringhe dalla Cina ad un prezzo maggiore e, come se non bastasse, parte di esse non funzionali per la somministrazione dei vaccini, quando la nostra nazione dispone di imprese idonee alla predetta produzione che, anche, realizzano siringhe appropriate e già utilizzate nei presidi ospedalieri; in ultimo, ma non perché è ultimo dubbio, vorrei capire quali sociali e particolari motivazioni hanno spinto a far realizzare, per la somministrazione dei vaccini, strutture contrassegnate con primula di evidenziata tinta dal costo di oltre quattrocentomilaeuro ciascuno, come se questi soldi non fossero stati utili per mille altre esigenze, senza peraltro valutare che già esistono strutture idonee allo scopo, peraltro attualmente non utilizzate per la loro destinazione usuale.

No, non riesco a capacitarmi, se non pensando ai soliti imbrogli, alle vie di arricchimento facile, veloce e protetto. A noi cittadini italiani l'ardua sentenza.

 

 

E dunque si cambia registro, in termini di nomine al Governo, in primis quella che riguarda Mario Draghi. E’ l’ultima ratio di una travagliatissima crisi politica - dopo vari mandati esplorativi - scatenata e monopolizzata dagli umori e il volere di un partito, Italia Viva (fondato da Matteo Renzi, settembre 2019), che in termini di voti rappresenta il 4,5% dell’ultima consultazione elettorale del 2018.
Una forza minima, eppure, come accade in circostanze come queste, in grado di decidere il destino di un esecutivo. Così è stato. Il gruppo di Iv, con il peso di una piuma nella compagine parlamentare, è diventato un discrimine nella diatriba tra i due poli. La destra che invoca le urne da settimane, e la sinistra coesa con il M5S, che ha strenuamente lottato per mantenere lo status quo di un esecutivo valido, convinti che abbia dimostrato di saper remare nelle acque tempestose dell’emergenza sanitaria.
Diciamolo: dietro la crisi ci sono ripicche e smania di egemonia, desiderio di stare davanti all’obiettivo e di imporre la propria formula nelle scelte di politica economica. Un modo di gestire il potere scellerato, in un momento delicato come questo anche pericoloso, per le conseguenze che potrebbe causare.
Non è detto che le elezioni anticipate, prima della scadenza della legislatura, siano scongiurate con la ‘chiamata alle armi’ di un nome che è una garanzia (qual è Mario Draghi), ma chi usa il buon senso si augura che sia l'epilogo di una crisi tra le peggiori nella storia della Repubblica.
Mario Draghi, com'è noto, viene dalla cabina di regia della Banca Centrale Europea, le cui redini ha condotto in maniera ineccepibile, fino alla conclusione del mandato, avvenuto alla fine di ottobre del 2019.
Un economista che ha saputo resistere e respingere gli assalti dei falchi della finanza tedesca, che pur di farlo fuori ha portato la sua politica monetaria fino alla Corte Europea. Il verdetto, si sa, non ha dato ragione ai 'ribelli' tedeschi.
'Whatever it takes', il suo mantra.
In ambito economico sa certamente come districarsi, e come giocare le sue carte, il problema è che le sue qualità dovranno misurarsi in un terreno tempestato di mine, quali i nostri tempi si sono rivelati, dopo l’imperversare del Covid e l’impatto devastante in ogni ambito della vita della Nazione.
Dovrà in definitiva ricucire strappi, erigere dighe in argini precari, sia sul versante politico che economico, oltre che sanare le ferite in quello sociale, devastato dai colpi inferti da un virus micidiale, subdolo nemico che ha messo in ginocchio l’Umanità, nel volgere di un solo anno.
L’efficienza dell’ex timoniere dell’Eurotower dovrà misurarsi con tutto questo, non è una semplice crisi politica all’italiana, non è l’affronto che si risolverà in un campo neutro con climax da ‘spaghetti western’. Le sue battaglie saranno tante, in un panorama interno avvelenato da contrapposizioni sterili e scontri politici, nei quali il dialogo è l’ultimo latitante; ma non solo, appunto.
La sfida che lo attende al varco sarà di politica economica, la capacità di traghettare come un Caronte l’economia italiana in una sponda più degna, di gestire l’emergenza sanitaria e la campagna di vaccinazioni con estrema attenzione. Comprese le risorse del Recovery Fund: dal risanamento di questi acquitrini si deciderà il destino della nostra economia e in fin dei conti dell'Italia, troppo offesa dall’irresponsabilità della sua classe politica.
Con i dovuti distinguo, certamente, ma l’origine dei mali di questa splendida Nazione è proprio qui: nell’incapacità dei politici di gestire il potere, di non saper sacrificare le proprie convinzioni - inghiottendo anche rospi allorché ricorre il caso - quando si tratta del bene della gente che si rappresenta. Una legislatura ben raramente in Italia si riesce a portarla a termine senza esplosioni di crisi, quasi sempre insensate.
Così si calpesta anche il prestigio di uno Stato sul piano internazionale, fragilità della quale altre Nazioni approfittano, per imporci le loro condizioni. E tuttavia è soprattutto questo stato di indeterminazione e debolezza, che fortemente ci umilia in Europa e nel mondo. L’Italia si merita la dignità che questo grande popolo dovrebbe avere.
Draghi è il personaggio blasonato di riconoscimenti che riuscirà a riportare equilibrio, e soprattutto lasciare un valido esempio, non solo in ambito economico, ma anche politico? L’Italia si aspetta questi riscontri, e ci auguriamo tutti che non venga delusa.

 

 

Nata a San Donà di Piave il 16 Luglio 1972, Silvia Susanna nel 1991 si diploma in Ragioneria all'I.T.C. Leon Battista Alberti. Continua egregiamente i suoi studi e, nel 1997, si laurea in Economia e Commercio ed Economia e Legislazione per l'impresa, all'Università Cà Foscari di Venezia.

Da lì partono tutte le specializzazioni e il suo curriculum vitae diventa sempre più corposo.

Silvia Susanna inizia svolgendo il lavoro di revisore dei conti nei Comuni.

A soli 43 anni, già Assessore al Bilancio nel Comune di Musile di Piave (VE), è pronta al ruolo di Sindaco e nelle elezioni del 5 Giugno 2016 viene eletta nel medesimo Comune.

Così questa meravigliosa realtà del Veneto Orientale, colora di rosa il Comune, primo Sindaco “Donna” della cittadina.

Silvia Susanna è una donna molto sensibile alle problematiche dei suoi cittadini, ma è anche una donna molto forte, che senza sgomitare, come una piccola formichina operaia  porta a casa molte soddisfazioni.

Nel 2019, sotto il suo mandato, Musile di Piave diventa Città.

La Sindaca definì la celebrazione una “giornata storica” per la comunità locale. Il primo cittadino ebbe a commentare: “E con grande soddisfazione accogliamo un conferimento che ci rende orgogliosi di vivere in un territorio, con un tessuto sociale laborioso, che ha superato la distruzione della guerra e le difficoltà dell'alluvione del 1966. L'istanza per ottenere il titolo di Città è per i sacrifici compiuti cent'anni fa dalla popolazione, per la “Battaglia del Piave”.

Il 7 Gennaio 2021, giorno in cui i Sindaci del Veneto Orientale sono stati chiamati a votare il Presidente e l'esecutivo, con unanimità di voto, Silvia Susanna è stata eletta Presidente della Conferenza dei sindaci dell'Ulss4.

E' l'organismo rappresentativo delle Autonomie Locali e, come tale, rappresenta i bisogni sociali a rilevanza sanitaria della comunità.

 Nella foto, panorama del Comune di Musile di Piave

 

 

di Alessandra Sorcinelli


Il clima, il luogo, l’incanto di una terra non è bastato, un territorio paradisiaco come quello sardo, non è riuscito ad evitare il fenomeno peggiore per un luogo che può e che deve offrire la vita ai suoi abitanti.
L’uomo da sempre si adatta a sopravvivere ovunque sul pianeta, ma questo assunto appare contraddirsi ed evidenziarsi se si osserva il fenomeno della denatalità, dello spopolamento, dell’invecchiamento, delle concatenate crisi dell’istruzione e dello sviluppo correlato.
La politica, le istituzioni, la società, la scuola, gli studiosi, la famiglia, le aggregazioni religiose e sociali non riescono a frenare un fenomeno emorragico senza soluzione.
Dati demografici, statistici, ci proclamano il triste verdetto, ci evidenziano e sottolineano questa annunciata morte della nostra isola.
Da ovunque e da chiunque si odono annunci di soluzioni valide per frenare questo fenomeno depressivo e per riavviare lo sviluppo.
Sprazzi di idee da ogni dove pervenuti e pervengano hanno aiutato e aiutano ma sono ancora soltanto dei corroboranti .
Una linea pregnante e risolutiva del fenomeno non pare esserci.
Interventi a spot si susseguono, comportanti investimenti di risorse pubbliche anche notevoli, ma restano ancora fenomeni risolutivi a macchia di leopardo.
Il miglioramento continuo è il solo motore che deve muovere persone e cose.
Urge una spinta motivazionale ed un rinnovato amore per la terra d’origine.
I concetti di massima globalizzazione da un lato ci coinvolgono e ci affascinano, fungendo anche da specchietti per le allodole.
Per contro una chiusura verso noi stessi sardi non giova.
Integrazione collaborazione aperture al mondo nuovo?
La condizione familiare e della donna si presenta a tratti evoluta e a tratti retrograda.
Non basta adagiarsi sul vantaggio di un ambiente da Eden, che spesso invece per contro, si configura come un handicap, un gap, rispetto ad un vero sviluppo.


C’è comunque da dire che questo agognato sviluppo bisogna poi vedere in cosa lo si vuole concretizzare sul piano concreto.
Conciliare le diversità nelle unicità sarebbe il primo atto che deve svilupparsi e radicare nell’animo di ciascuno.
Allenarsi a non volere omologarsi ma bensì significa un evidenziarsi come singolo e come aggregato con le proprie caratteristiche.
Le soluzioni pratiche tecniche giuridico economico sociale non saranno affrontate in questo intervento che mira invece a volere far emergere una modalità di pensiero.
Si sa che il pensiero, la spinta motivazionale al dire al fare al visualizzare nonché l’immaginare sono propedeutici e propulsori del cambiamento.
Stimolo invece le menti e gli animi verso una consapevolezza del fenomeno e verso l’urgenza indefettibile di sentire come i sardi sentono, con “su sentidu” ad ogni livello, partendo da una coscienza nuova, la necessità di produrre soluzioni stabili.
Queste tematiche non sono appartenenti solo alla mia terra di nascita e di vita.
Il fenomeno è diffuso e ampio in ogni luogo che non sia la sede della competitività e del “progresso produttivo”.
Ci appartiene pertanto e nessuno è escluso, ovvero nessuno può essere escluso dal fenomeno di un singolo che inevitabilmente si riverbera su tutti.
Anche la poesia ci può essere da sostengo e incentivo.

Dedicando a questo tema alcuni miei versi, ne vorrei fare un motto.

Da “Legacci “:

Sardegna Sardegna Terra Antica e Degna
Slegati il sandalo e l’anima
Ajo Tottus in pari
Non ha futuro chi non s’impegna.”

 

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