di Gabriella Paci
Ogni anno, specie nella stagione estiva, si rinnova l’allarme incendi, roghi spesso di origine non naturale, bensì dolosa. Si appicca il fuoco per interessi economici, per poter utilizzare il territorio per l’edilizia o per coltivazioni e allevamenti intensivi, per noia, per fare “qualcosa di eccezionale” di cui poi magari vantarsi.
Fatto sta che il nostro pianeta, già sotto osservazione per l’inquinamento e dunque per il rialzo termico globale, lo scioglimento dei ghiacci, le catastrofiche variazioni climatiche in genere, deve fare i conti anche con la “deforestazione” e gli incendi disastrosi: nei primi sette mesi del 2025, l’Italia ha registrato 653 incendi boschivi, con un totale di 30.988 ettari di territorio andati in fumo, che le danno il triste primato di nazione più “incendiata” in Europa.
Una superficie che equivale a 43.400 campi da calcio, distrutti al ritmo di oltre 3 incendi al giorno.
Le zone più colpite da incendi dolosi risultano essere al Sud, ma il fuoco arde in tutta l’Italia, a partire dal Nord, e mette spesso a rischio, o addirittura interessa, abitazioni e zone agricole; un fenomeno che è apparso in anticipo rispetto agli anni precedenti, dato che già a giugno si calcolava il record di 12.640 ettari bruciati in meno di 30 giorni.
Luglio e agosto vedono la complicità del gran caldo e del vento, unitamente alla penuria d’acqua e all’aridità del suolo e della vegetazione, che intensificano e alimentano gli incendi, rendendone particolarmente difficile lo spegnimento.
A bruciare negli ultimi giorni sono il Vesuvio, a partire dal 9 agosto, tanto che il presidente della Campania, De Luca, ha richiesto lo stato di calamità e l’intervento dell’esercito, e la Sardegna, dove, in tale data, si contavano 17 incendi, alcuni dei quali hanno coinvolto località di villeggiatura.
Purtroppo, i responsabili vengono raramente individuati e le pene inflitte non sono mai corrispondenti al danno provocato all’ambiente e alle persone, specie in un periodo di intensi spostamenti per raggiungere le località di vacanza o per il rientro dalle medesime.
Le pene per i piromani sono comunque state di recente inasprite e, nell’ultimo decreto Omnibus Giustizia approvato dal Consiglio dei ministri, è stata inserita una modifica all’articolo 423 bis del Codice penale: la pena minima sale da quattro a sei anni per chi causa un incendio boschivo, da uno a due anni se l’incendio è colposo.
Inutile aggiungere che un danno causato all’intera umanità e all’ambiente non può essere risarcito da una detenzione, ma si auspica che possa essere un deterrente per gli aspiranti piromani.

