di Massimo Reina
Dopo un anno e mezzo di massacri a ciclo continuo, fame indotta e bombardamenti a tappeto contro una popolazione intrappolata, ecco il miracolo: Australia, Germania, Italia, Nuova Zelanda e Regno Unito si “accorgono” che Gaza esiste, che ci vivono (o meglio, ci sopravvivono) esseri umani e che la loro vita vale qualcosa.
Un’epifania geopolitica degna di un film comico, se non fosse che sotto le macerie non c’è la scenografia ma corpi veri, e il conto dei morti supera già quota 61.000.
Questi ministri degli Esteri, con la faccia seria di chi ha appena letto la notizia per la prima volta, “respingono fermamente” il piano israeliano di occupare Gaza City. Lo definiscono pericoloso, catastrofico, in violazione del diritto internazionale. Già che c’erano, hanno aggiunto anche che l’operazione “mette a rischio ostaggi e civili” e potrebbe causare “ulteriori spostamenti di massa”. Sconvolgente: nel 2025 scoprono che la guerra fa male ai civili.
Una tripla ipocrisia che fa impallidire qualunque dichiarazione ufficiale
Il punto non è che abbiano ragione — ce l’hanno, eccome. Il punto è che questo improvviso sussulto di coscienza arriva dopo un anno e mezzo in cui: non hanno mosso un dito per fermare Israele, molti dei leader di questi stessi governi hanno difeso politicamente Netanyahu, invocando il “diritto a difendersi” contro un milione di persone affamate e bombardate; questi stessi Paesi e molti altri, soprattutto NATO e USA, continuano a fornirgli armi e assistenza militare, con cui il governo israeliano potrà portare avanti le stesse stragi che a parole dicono di voler fermare. Una tripla ipocrisia che fa impallidire qualunque dichiarazione ufficiale
Nel frattempo, da Londra a Roma, da Berlino a Canberra, passando per Parigi e Bruxelles, si recita la solita litania: “immediato e permanente cessate il fuoco” (che suona un po’ come “vorrei la pace nel mondo” ai concorsi di Miss Universo), “due Stati” (formula magica ripetuta a memoria da decenni senza che nessuno spieghi come realizzarla), “smilitarizzare Hamas” (che nel frattempo è diventato il comodo paravento per cancellare un intero popolo).
Peccato che nel mondo reale, mentre loro firmano comunicati stampa come quello di cui accennavo all’inizio, il gabinetto di sicurezza israeliano ha appena approvato il piano Netanyahu per l’occupazione totale di Gaza City, fregandosene dei (finti) messaggi indignati del gruppo teatrale UE. Un’operazione che, secondo diverse fonti, include lo sfollamento forzato di un milione di persone e la loro concentrazione in campi rigidamente controllati. Non serve troppa fantasia per capire a quali capitoli della storia contemporanea questo scenario faccia pensare.
E mentre il peggiore scenario di carestia diventa realtà, con un’intera popolazione ridotta alla fame, Israele continua a collezionare mandati di arresto internazionali — dal Tribunale penale dell’Aia per crimini di guerra e contro l’umanità, fino al processo per genocidio alla Corte internazionale di giustizia. Ma tranquilli: adesso che l’Occidente ha scoperto che Gaza esiste, magari tra un anno e mezzo scopriremo anche che la fame uccide. Sempre che, nel frattempo, non abbiano finito il lavoro.

