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Dopo le dichiarazioni del comico sul lavoro nei campi, il leader di Futuro Nazionale richiama la propria esperienza militare e lo accusa di considerare gli immigrati manodopera da sfruttare

 

di  Monica Vendrame

Duro botta e risposta tra Roberto Vannacci ed Enzo Iacchetti sul tema della remigrazione.

 

C'è chi ha scritto canzoni e chi, invece, ha scritto pagine di vita. Francesco Guccini apparteneva a questa seconda categoria. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nella cultura italiana: se ne va uno degli ultimi grandi maestri della canzone d'autore, capace di trasformare la musica in coscienza civile, memoria collettiva e riflessione sul presente. Si è spento a 86 anni nella sua Pavana, circondato dall'affetto dei familiari.

 

Intervista – La nuova escalation della guerra russo-ucraina: obiettivi, rischi e prospettive

 

I nuovi bombardamenti russi su Kiev, che hanno provocato decine di vittime civili, sembrano segnare un ulteriore salto di qualità nella violenza del conflitto. Siamo di fronte a una nuova fase della guerra?

Più che una semplice intensificazione militare, siamo di fronte a un cambiamento qualitativo della strategia russa. I massicci attacchi contro Kiev dimostrano come Mosca continui a considerare il logoramento della popolazione civile uno strumento funzionale ai propri obiettivi politici e militari. Colpire la capitale significa trasmettere un messaggio tanto agli ucraini quanto ai loro alleati occidentali: la Russia intende dimostrare di conservare capacità offensive significative e di poter mantenere una pressione costante, indipendentemente dall'andamento del fronte terrestre. In questa prospettiva, l'escalation non appare episodica, ma coerente con una strategia di lungo periodo che punta a rendere il costo della resistenza ucraina sempre più elevato, alimentando al tempo stesso dubbi e divisioni all'interno del fronte occidentale.

Quali sono oggi gli obiettivi strategici del Cremlino? Si può ancora parlare di una guerra limitata oppure emerge un progetto politico più ampio?

Ridurre questa guerra a una disputa territoriale sarebbe fuorviante. Le dichiarazioni della leadership russa, unite alla condotta militare degli ultimi anni, suggeriscono un'ambizione che va ben oltre la conquista di singole regioni ucraine. L'obiettivo appare quello di riportare l'Ucraina entro una sfera di influenza subordinata a Mosca, negandole una piena autonomia strategica e limitandone l'integrazione euro-atlantica. In questo senso, la guerra assume anche una dimensione ideologica e imperiale: il Cremlino interpreta la dissoluzione dello spazio d'influenza sovietico come una perdita storica da correggere e considera l'esistenza di un'Ucraina pienamente indipendente e orientata verso l'Occidente come una minaccia al proprio progetto geopolitico. L'incrudimento del conflitto risponde dunque non soltanto a esigenze militari immediate, ma alla volontà di riaffermare un ruolo egemonico nello spazio post-sovietico attraverso la forza.

Nonostante le enormi difficoltà incontrate, quali risultati ha effettivamente conseguito la Russia dopo oltre quattro anni di guerra?

Il bilancio è complesso e presenta elementi apparentemente contraddittori. La Russia non ha raggiunto gli obiettivi iniziali di una rapida caduta del governo di Kiev né è riuscita a piegare la volontà politica dell'Ucraina. Tuttavia, sarebbe altrettanto errato sostenere che Mosca non abbia ottenuto risultati. Il controllo di vaste aree dell'Ucraina orientale e meridionale, il consolidamento delle linee difensive nei territori occupati e la trasformazione del conflitto in una guerra di logoramento rappresentano successi rilevanti dal punto di vista strategico. Parallelamente, la Russia ha riconvertito gran parte della propria economia a fini bellici, incrementando la produzione militare e dimostrando una capacità di sostenere uno sforzo prolungato che molti osservatori avevano inizialmente sottovalutato. Al tempo stesso, il Cremlino continua a investire sulla convinzione che il tempo giochi a suo favore, confidando in un progressivo affaticamento delle opinioni pubbliche occidentali e in possibili mutamenti degli equilibri politici internazionali.

Sul piano internazionale emergono segnali di incertezza. Donald Trump continua a frenare sulla fornitura dei sistemi Patriot, Volodymyr Zelensky insiste sul rafforzamento della difesa aerea, mentre si moltiplicano le indiscrezioni su un possibile ridimensionamento del ruolo statunitense nel coordinamento degli aiuti NATO. Quanto pesa tutto questo?

Pesa enormemente. La guerra si combatte tanto sul campo quanto sul terreno della credibilità politica. Le richieste di Zelensky di rafforzare la difesa aerea, ribadite anche nei colloqui con il vicepresidente statunitense J.D. Vance, riflettono una necessità operativa evidente: senza sistemi avanzati di intercettazione diventa sempre più difficile proteggere città, infrastrutture energetiche e popolazione civile dai bombardamenti russi. Le discussioni negli Stati Uniti sull'entità del sostegno militare, così come le indiscrezioni relative a un possibile ridimensionamento del ruolo americano nel coordinamento degli aiuti NATO, vengono inevitabilmente osservate con attenzione a Mosca. Ogni percezione di minore compattezza dell'alleanza occidentale può essere interpretata dal Cremlino come un incentivo a proseguire la pressione militare, nella convinzione che il fattore tempo possa progressivamente modificare gli equilibri politici a proprio vantaggio.

Oltre all'Ucraina, cresce la preoccupazione nei Paesi dell'Alleanza Atlantica. Le continue incursioni di droni e missili russi nei pressi dei confini di Polonia e Romania, fino all'episodio del missile caduto in territorio polacco e alla convocazione dell'ambasciatore russo da parte di Varsavia, indicano un rischio di allargamento del conflitto?

Il rischio esiste e non può essere sottovalutato. Le ripetute violazioni o sconfinamenti di droni e missili in prossimità dei territori di Polonia e Romania non sembrano configurare, allo stato attuale, una volontà deliberata di aprire un confronto diretto con la NATO. Tuttavia, rappresentano una forma di pressione costante e contribuiscono ad alimentare un clima di instabilità lungo il fianco orientale dell'Alleanza. Ogni episodio aumenta la possibilità di incidenti o errori di calcolo, che nella storia delle relazioni internazionali hanno spesso prodotto conseguenze imprevedibili. La convocazione dell'ambasciatore russo da parte della Polonia conferma come questi eventi vengano percepiti con estrema serietà. Sul piano strategico, tali provocazioni rafforzano l'idea che Mosca persegua una politica di tensione controllata: mantenere elevata la pressione non soltanto sull'Ucraina, ma anche sugli Stati che la sostengono, senza oltrepassare, almeno per ora, la soglia di uno scontro aperto con la NATO. È un equilibrio estremamente fragile, che rende questa fase della guerra una delle più delicate dall'inizio dell'invasione su larga scala.

Nota biografico-editoriale

Il dott. Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico-giuridiche. Su l’Avanti! cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online Notizie Geopolitiche. Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell'AMI (Associazione Mazziniana Italiana), il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano.

 

 

di Giovanni Macrì

Proseguono senza sosta le operazioni di soccorso a Pistunina, frazione sud di Messina, dove nel pomeriggio di ieri, intorno alle 16, una palazzina è parzialmente crollata, probabilmente a causa di un cedimento strutturale. L'edificio ospitava attività commerciali ai piani inferiori e abitazioni al secondo piano. Al momento del crollo erano in corso lavori di manutenzione all'interno del supermercato situato al piano terra.

 

Il calcio perde uno dei suoi monumenti. Franco Baresi si è spento oggi, 31 luglio, all'età di 66 anni, al termine di una lunga battaglia contro la malattia. La sua scomparsa lascia un vuoto enorme nel mondo dello sport, che dice addio a uno dei difensori più forti di tutti i tempi, simbolo di lealtà, professionalità e appartenenza.

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