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di Tony Casalnuovo

In un periodo storico dove le guerre imperversano e incendiano gli scenari internazionali, prende sempre più corpo la nobile iniziativa per la neutralità dell’Italia da parte del Comitato Italia Neutrale guidato dall’ambasciatore Bruno Scapini, a cui aderisce in primis Democrazia Sovrana Popolare, partito politico fondato dal tandem Marco Rizzo-Francesco Toscano.

 

Il cammino delle donne per la sicurezza urbana: ogni strada per uno spazio protetto

 

di Monica Isabella Bonaventura*

Non è solo una passeggiata, è un atto di riappropriazione urbana. Con il messaggio "Donne che camminano", stampato con orgoglio sulle loro magliette, un gruppo di cittadine ha deciso di trasformare la preoccupazione in partecipazione, attraversando il cuore di Mestre. L'iniziativa nasce come un gesto spontaneo di aggregazione, un segnale di gruppo chiaro e distinto, una sorta di faro che punta l'attenzione sulla necessità di vivere la città in sicurezza. Sono donne impegnate per una cittadinanza consapevole, che scelgono l'azione concreta per migliorare l'ambiente in cui vivono. Le date di incontro vengono decise di volta in volta dalle capogruppo, rendendo ogni appuntamento un evento atteso e organizzato.

Dietro questa visione ci sono le menti e il cuore delle ideatrici e promotrici: Barbara Di Sebastiano, Cristina Vianello, Francesca Da Villa e Silvia Colussi. È fondamentale sottolineare che le "Donne in Cammino" sono libere cittadine che non costituiscono un gruppo politico; la loro azione non è mossa da interessi partitici, né si pone in contrasto con le istituzioni o gli organi competenti della città. Al contrario, il gruppo opera come uno stimolo positivo per la comunità, agendo in sinergia con le autorità per il bene comune.

Il ruolo di queste donne va ben oltre il semplice presidio fisico; esse rappresentano un pilastro fondamentale della società civile moderna. In un'epoca segnata da ritmi frenetici che spesso allontanano le persone dalla vita di quartiere, la loro forza risiede nella capacità di ricucire il tessuto della comunità, trasformando la paura individuale in coraggio collettivo. Sono figure centrali che agiscono come sentinelle di civiltà, dimostrando che la cura del bene comune non è un compito delegabile, ma una responsabilità condivisa che parte proprio dallo sguardo attento delle donne.

Il punto di ritrovo è la stazione ferroviaria, da dove il gruppo si muove compatto verso via Piave, un’area spesso al centro di discussioni per il degrado e la percezione di insicurezza. Mentre il dibattito pubblico si divide tra residenti e realtà difficili, queste donne scelgono di "metterci il passo".

Scortate dalla polizia municipale, percorrono la via con fierezza, dimostrando che la presenza collettiva è il primo argine contro l'abbandono, ma verso una sicurezza e orgoglio per il proprio territorio che merita di essere vissuto appieno. Il loro passaggio è determinato e sempre più donne si aggregano lungo il percorso, unite dallo stesso obiettivo. Il cammino prosegue fino a raggiungere Piazza Ferretto, per poi toccare la sede del Municipio in via Palazzo.  Questa tappa rappresenta un ponte con le istituzioni, qui il gruppo effettua una breve sosta per documentare la meta raggiunta, prima di ripartire con la stessa determinazione verso il punto d'origine alla stazione. 

 

 

 

 Il logo sulle magliette non è solo un’immagine, ma una potente espressione di autodeterminazione e solidarietà femminile che rappresenta la volontà di trasformare la città in uno spazio accogliente, dove la paura lascia il posto alla consapevolezza e all'unione. Attraverso la frase "La città è nostra", viene lanciato un vero grido di libertà per la riappropriazione dello spazio pubblico, esprimendo l'idea che le donne non debbano più limitare i propri movimenti o i propri orari per timore, ma che abbiano il diritto pieno di abitare ogni angolo della città.

La forza di questo messaggio risiede nella coesione: le tre sagome nere, diverse ma unite, ricordano che la sicurezza è un fatto collettivo e che camminare insieme trasforma la percezione di fragilità in una forza inarrestabile.

Questo richiamo al diritto alla serenità ci ricorda come la vera sicurezza non sia solo l'assenza di pericoli, ma la possibilità di camminare a testa alta e con leggerezza, rivendicando uno spazio dove poter vivere con solarità e senza difese.

In questa visione di sorellanza universale, le silhouette funzionano come uno specchio in cui ogni donna può proiettarsi, sentendosi parte di una comunità che cammina nella stessa direzione.

Quella delle "Donne che camminano" è una dimostrazione di forza e un messaggio di speranza. In questa città le donne si fanno sentire, in un silenzio forte che fa però rumore, testimoniando la volontà di vivere gli spazi comuni senza timore.

Attraverso la loro presenza costante all'interno di una realtà sociale complessa, ricordano a tutti che la sicurezza nasce dalla partecipazione e che nessuna strada è perduta finché ci sarà qualcuno disposto ad attraversarla a testa alta.

Il logo, simbolo pulsante di questo cammino, è stato interamente pensato e realizzato dalle fondatrici del gruppo, a testimonianza di un impegno che parte dal pensiero e si trasforma in azione visibile.

Il gruppo si trova su Instagram: donne_che_camminano 

* Redattrice 

 

 

di Filippo Vagli

Mercoledì 6 maggio 2026, il PalaBarton di Perugia si è trasformato in un catino ribollente di emozioni che ha fatto esplodere in un grido liberatorio una città ormai abituata alla gloria, ma mai sazia di essa. Il verdetto della Gara-3 di finale scudetto è stato una sentenza definitiva: la Sir Susa Scai Perugia ha sconfitto la Cucine Lube Civitanova 3 set a 1, parziali 25-27; 26-24; 25-22; 25-20, mettendo il sigillo su una serie dominata per 3-0. I Block Devils hanno così sollevato al cielo il terzo tricolore della propria storia, dopo i successi del 2018 e del 2024, confermando una supremazia nazionale che ha saputo travolgere la resistenza dei marchigiani, capaci in precedenza di eliminare corazzate come Trento e Verona.

 

di Tony Casalnuovo

Non contento di colpire l’Iran a suon di bombe, l’«elderly gangster» Donald Trump continua a insolentire Papa Leone XIV. Infatti, come se non fosse già bastato quello che ha dichiarato in precedenza sull’attuale Pontefice, il presidente degli Stati Uniti rincara la dose: «Sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone. Per lui va benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare».

 

di Filippo Vagli

Alla vigilia delle semifinali di ritorno di Champions League è innegabile come le gare di andata abbiano consegnato agli annali due scenari tecnici antitetici, eppure accomunati da un senso di assoluta incertezza. Il pareggio tra Atlético Madrid e Arsenal (1-1) e il vortice iperoffensivo di Paris Saint-Germain - Bayern Monaco (5-4) lasciano i giochi totalmente aperti, trasformando le gare di ritorno in un saggio di pura strategia. In questo scenario, l'abolizione della regola del gol in trasferta non è solo un dettaglio normativo, ma il vero motore psicologico delle sfide. Senza più il peso specifico del gol fuori casa, le squadre si sentono legittimate a esplorare il caos creativo o a cercare il controllo totale senza il timore di una condanna immediata al primo errore.

 

di Filippo Vagli

La Sir Safety Susa Perugia ha messo un’ipoteca pesantissima sul tricolore. Con un solido 3-1 (21-25, 25-22, 25-23, 25-22) conquistato in trasferta all'Eurosuole Forum, i Block Devils si sono portati sul 2-0 nella finale scudetto maschile al meglio delle cinque partite. Dopo aver imposto il massimo scarto in gara-1 davanti al caloroso pubblico del PalaBarton, i campioni d'Europa di coach Angelo Lorenzetti hanno replicato la lezione di grande volley, portandosi a un solo successo dalla conquista del titolo. Mercoledì 6 maggio, al PalaBarton, si vedrà se Perugia festeggerà il tricolore o se la Lube Civitanova troverà la forza per prolungare la serie.

Il match è stato un'epopea di rimonte e cuore umbro. Nel primo set, i padroni di casa di Civitanova sono scattati subito in avanti, creando un vantaggio netto su Perugia grazie agli ace di Nikolov, Boninfante e Bottolo e nonostante il tentativo di rimonta di Perugia, un errore in battuta di Ben Tara regala ai cucinieri il 25-21 finale. La Lube riparte a razzo anche nel secondo parziale: un ace di Loeppky fissa il 12-7, con il tifo del Forum a spingere i padroni di casa. Perugia reagisce con grinta, pareggiando sul 19 pari per chiudere poi il set e pareggiare i conti con il mancino Plotnytskyi.

Il terzo set è una battaglia punto a punto con Civitanova che parte bene, ma nel corso del parziale emerge la qualità degli umbri che riprendono il comando e vincono 25-22 con un mani-out di Semeniuk. Nel quarto set esplode la festa perugina: a fronte di un equilibrio iniziale, gli attacchi di Semeniuk, Plotnytskyi e Ben Tara, orchestrati dalla sontuosa regia di capitan Giannelli, sigillano la vittoria di Perugia che si aggiudica il 2-0 nella serie, lasciando Civitanova tra gli applausi del suo pubblico al Forum. Protagonisti assoluti del sestetto perugino, l'opposto Wassim Ben Tara, 21 punti e 4 muri punto, Kamil Semeniuk con 12 punti e Oleh Plotnytskyi che di punti ne ha messo a segno 17, senza dimenticare il libero Massimo Colaci, incontrastato padrone della seconda linea. Per la Lube, non sono bastati i 14 punti a testa di Eric Loeppky, Aleksandar Nikolov e Mattia Bottolo. Gli attaccanti marchigiani hanno lottato, ma la maggiore lucidità perugina nelle rotazioni decisive ha fatto la differenza.

Ora tutti gli occhi su gara-3: Perugia sogna la passerella tricolore al PalaBarton, ma la Cucine Lube Civitanova ha ancora un'arma letale: la voglia di rivalsa. La serie è viva, ma l'inerzia pende nettamente verso l'Umbria. 

 

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