SENZA FILTRO - Anatomia di un casus belli: i falsi attacchi russi
di Massimo Reina
Altro che droni russi.
di Massimo Reina
Altro che droni russi.
La storia di un ragazzo di 14 anni che ha scelto di morire per il peso insostenibile delle umiliazioni
di Monica Vendrame
Un ragazzo di soli 14 anni ha deciso di togliersi la vita.
Charlie Kirk è stato ucciso, e per i sanguinari radical chic è festa in barba ai valori di toleranza e democrazia di cui si professano paladini
di Massimo Reina
Qualche giorno fa è morto Charlie Kirk.
di Massimo Reina
Altro che droni russi.
di Massimo Reina
C’era una volta Gaza. Un giorno, forse non lontano, i libri di storia cominceranno così, come una favola nera. Una favola senza lieto fine, dove i bambini non si addormentano, ma muoiono. Dove i nonni non raccontano storie, ma vengono sepolti sotto le macerie. Dove le madri non cullano, ma stringono corpi senza vita.
Ogni giorno centinaia di morti. Donne, anziani, bambini. Non è una guerra: è una mattanza. Uno sterminio di massa. Un genocidio. Parola che certi benpensanti vorrebbero con copyright esclusivo, come se l’Olocausto fosse un marchio registrato e valesse solo per il “popolo eletto”. Eletto, sì. Ma da chi? Forse da Dio, o forse da sé stessi. Sicuramente non dai tribunali internazionali, che dovrebbero processare Israele come Stato canaglia.
Perché Israele oggi è questo: uno Stato canaglia. Peggio di quelli che finanziano il terrorismo. Perché il terrorismo lo pratica direttamente: autobombe, droni, missili. Non solo a Gaza, ma in mezzo mondo. Colpendo all’estero, in piazze affollate, nei campi profughi, nelle case. In barba al diritto internazionale, ai diritti umani, a qualsiasi parvenza di civiltà.
A Gaza e in Cisgiordania non ci sono solo bombe: ci sono deportazioni, torture, abusi sessuali, plotoni della morte. Gente giustiziata per strada come bestie. Famiglie intere spazzate via. E tutto questo accade nel silenzio complice dell’Occidente, che versa lacrime di coccodrillo a comando, e dei Paesi arabi, che preferiscono contare i dollari degli alleati sionisti piuttosto che i cadaveri dei loro fratelli.
E la Turchia? Potenza militare, orgogliosa di eserciti addestrati e moderni. Ma anche lì, vigliaccheria e calcoli. Meglio parlare che intervenire, meglio minacciare che rischiare. Il risultato è che Gaza brucia, e bruciando si spegne. Un popolo intero cancellato, metro dopo metro, bambino dopo bambino.
Un giorno, quando tutto sarà finito, qualcuno comincerà a raccontare: “C’era una volta Gaza”. E sembrerà la formula d’inizio di una fiaba. Solo che non sarà una fiaba, ma la cronaca di un massacro. Una favola reale, cupa, violenta, scritta con il sangue e incisa a proiettili sulle carni di una terra senza più speranza.
di Massimo Reina
“Purghe contro chi non condanna l’omicidio di Kirk”. Letto così, uno pensa subito alle epurazioni staliniane, ai gulag, ai plotoni di esecuzione per chi non alza il pugno al momento giusto. Poi leggi l’articolo e scopri che, sorpresa: non ci sono affatto purghe. Non c’è la NKVD che bussa alle porte. Ci sono semplicemente funzionari, medici e insegnanti sospesi o licenziati perché sui social hanno celebrato un omicidio politico.
Già, perché l’influencer di destra Kirk è stato assassinato, e qualche buontempone ha pensato bene di brindare alla sua morte. Ora, ditemi voi: vi fidereste di un medico che festeggia la pallottola in testa di chi non la pensa come lui? O di un insegnante che posta cuoricini sulla tomba di un avversario politico? Ma per la Repubblica è più chic titolare “purghe”. Fa più brivido, più like, più indignazione prêt-à-porter. Che importa se la realtà è banale: gente che esalta un omicidio viene cacciata dal proprio posto. Non repressione, ma semplice buon senso.
E se proprio vogliamo parlare di “purghe”, magari rivolgiamoci a casa nostra, dove la finta sinistra attuale si è fatta maestra nel censurare, boicottare e silenziare chi non la pensa come lei. Con la differenza che in Italia non serve neanche applaudire un omicidio: basta avere un’opinione sgradita.
Ovviamente, quando a Washington c’era Biden, andava bene tutto: perfino reparti speciali di polizia composti da reduci di Iraq e Siria che sfondavano le porte dei cittadini comuni come fossero case a Falluja, senza rispetto di leggi o garanzie. Silenzio di tomba. Ma se oggi uno osa ruttare in faccia al beniamino di turno dei radical chic finto-sinistra, amanti del woke, allora sì che scatta l’urlo al “fasSsismo”, con tre esse e possibilmente le lacrime di contorno.
Un popolo assediato, affamato, costretto alla fuga: il silenzio davanti a questo genocidio è complicità
di Monica Vendrame
Nelle ultime ore i carri armati israeliani hanno raggiunto il cuore di Gaza City.