L'EDITORIALE / L’Europa paga. Sempre
Perché i nuovi conflitti globali colpiscono l’economia europea
di Monica Vendrame
Le guerre moderne non si combattono soltanto con i missili.
Perché i nuovi conflitti globali colpiscono l’economia europea
di Monica Vendrame
Le guerre moderne non si combattono soltanto con i missili.
La morte della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, colpito nei raid congiunti di Stati Uniti e Israele, rappresenta uno spartiacque non solo per l’Iran ma per l’intero equilibrio geopolitico globale. Non si tratta soltanto di un’operazione militare mirata, ma di un atto che ridefinisce i rapporti di forza in Medio Oriente e solleva interrogativi profondi sulla legittimità di chi decide il destino dei governi nel mondo.
DUBAI — La crisi aperta dall’operazione militare americana contro l’Iran entra in una nuova fase.
Il presidente americano accusa Teheran di minacciare la sicurezza globale e lancia un ultimatum mentre cresce il timore di un’escalation regionale
WASHINGTON — Con l’annuncio di un’operazione militare su larga scala contro l’Iran, gli Stati Uniti aprono una nuova e pericolosa fase nelle tensioni tra Washington e Teheran. L’annuncio è arrivato in un discorso televisivo alla nazione del presidente americano Donald Trump, che ha presentato l’intervento come una scelta inevitabile per difendere la sicurezza nazionale e impedire al regime iraniano di dotarsi di armi nucleari.
Nel suo intervento, Trump ha dichiarato che le forze armate statunitensi hanno già iniziato “importanti operazioni di combattimento”, con l’obiettivo di eliminare quelle che ha definito minacce imminenti provenienti da Teheran. Il presidente ha descritto l’Iran come un attore destabilizzante sulla scena internazionale, accusandolo di aver sostenuto per decenni attività ostili contro gli Stati Uniti, i loro militari e numerosi alleati.
Ripercorrendo episodi storici che, secondo Washington, dimostrerebbero la pericolosità del regime, Trump ha citato la crisi degli ostaggi del 1979, l’attentato contro i Marines americani a Beirut nel 1983 e gli attacchi contro le forze statunitensi in Medio Oriente. Ha inoltre attribuito all’Iran il sostegno a gruppi armati regionali, tra cui Hamas, responsabile — secondo le sue parole — degli attacchi del 7 ottobre contro Israele.
Il fulcro del discorso è stato tuttavia il dossier nucleare. Trump ha ribadito con fermezza che impedire all’Iran di acquisire un’arma atomica rappresenta una linea rossa invalicabile per gli Stati Uniti. «Questo regime non potrà mai avere un’arma nucleare», ha affermato, sottolineando che la sua amministrazione considera tale obiettivo una priorità assoluta di sicurezza nazionale.
Il presidente ha fatto riferimento a una precedente operazione militare, denominata “Midnight Hammer”, che — secondo quanto dichiarato — avrebbe colpito infrastrutture chiave del programma nucleare iraniano. Washington accusa Teheran di aver successivamente tentato di ricostruire le proprie capacità strategiche e di sviluppare missili a lungo raggio in grado di minacciare non solo il Medio Oriente ma anche l’Europa e il territorio degli Stati Uniti.
Nel delineare gli obiettivi dell’intervento in corso, Trump ha parlato di un’operazione militare “massiccia e continua” volta a distruggere le capacità missilistiche e navali iraniane e a neutralizzare le milizie alleate del regime nella regione. In uno dei passaggi più duri del discorso, si è rivolto direttamente alle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, invitandole a deporre le armi in cambio di immunità, avvertendo che in caso contrario avrebbero affrontato “morte certa”.
Il presidente ha riconosciuto apertamente la possibilità di perdite tra i militari americani, definendo tuttavia l’operazione una scelta necessaria per garantire la sicurezza delle future generazioni. Il tono del discorso si è fatto ancora più significativo quando Trump ha rivolto un appello diretto al popolo iraniano, invitandolo a restare al riparo durante i bombardamenti e sostenendo che, al termine delle operazioni, avrebbe avuto l’opportunità di “prendere il controllo del proprio governo”.
Le parole del presidente americano hanno immediatamente suscitato preoccupazione a livello internazionale. Diverse capitali europee hanno espresso timori per il rischio di un’escalation militare nella regione, mentre le Nazioni Unite hanno invitato tutte le parti alla moderazione e al dialogo diplomatico. Analisti geopolitici sottolineano come un confronto diretto tra Washington e Teheran potrebbe avere ripercussioni profonde sugli equilibri del Medio Oriente, sulla sicurezza globale e sui mercati energetici.
L’operazione segna uno dei momenti più critici nelle relazioni tra Stati Uniti e Iran degli ultimi decenni. Le prossime ore saranno decisive per comprendere se il confronto resterà limitato o segnerà l’inizio di una nuova crisi internazionale.
MILANO – Un pomeriggio qualunque si è trasformato in pochi istanti in una scena di caos e sirene spiegate. Intorno alle 16.30, un convoglio della Linea 9 ha improvvisamente perso aderenza ai binari in viale Vittorio Veneto, nel cuore della città, finendo la sua corsa dopo aver travolto un pedone e seminato il panico tra automobilisti e passanti.
Il bilancio, ancora provvisorio ma ormai confermato dalle autorità comunali, parla di due vittime e 39 feriti. Il primo decesso riguarda un uomo di 66 anni residente ad Abbiategrasso, colpito dal mezzo dopo il deragliamento. La seconda vittima è un uomo residente a Milano che si trovava a bordo del tram: trasportato d’urgenza in ospedale in arresto cardiaco, non ce l’ha fatta nonostante i tentativi di rianimazione.

ULTIM’ORA: INDAGINI IN CORSO E LINEA SOSPESA
Secondo quanto comunicato poco fa da Palazzo Marino, la circolazione della Linea 9 resta sospesa nel tratto interessato, mentre tecnici e magistratura stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, polizia locale, ambulanze e squadre tecniche dell’azienda di trasporto.
La Procura di Milano ha aperto un fascicolo per disastro colposo e omicidio colposo. Tra le ipotesi al vaglio, un possibile guasto meccanico o un cedimento strutturale dei binari. Le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona sono già state acquisite.
Il sindaco Beppe Sala, arrivato sul luogo dell’incidente nel tardo pomeriggio, ha parlato di “una giornata drammatica per Milano” assicurando “massima collaborazione con la magistratura e sostegno alle famiglie colpite”.
I FERITI
Dei 39 feriti accertati, uno versa in condizioni gravi (codice rosso), venti sono stati classificati in codice giallo e diciotto in codice verde. Sono stati distribuiti in diversi ospedali cittadini per evitare sovraccarichi nei pronto soccorso.
Fonti sanitarie riferiscono che la maggior parte delle persone coinvolte ha riportato traumi, contusioni e fratture dovute all’impatto e alla brusca frenata.
LE TESTIMONIANZE: “SEMBRAVA UN TERREMOTO”
Tra i primi ad accorrere, anche molti residenti e commercianti della zona.
“Ho sentito un boato fortissimo, poi le urla. Il tram è uscito dai binari davanti ai miei occhi, è stato terribile”, racconta Marco R., titolare di un bar poco distante.
Giulia, 28 anni, che si trovava a pochi metri dal punto dell’impatto, descrive attimi di puro panico: “La gente correva in tutte le direzioni. C’erano persone a terra, qualcuno cercava di aiutare, altri piangevano. Non capivamo cosa fosse successo”.
Un passeggero rimasto illeso ma sotto shock riferisce: “Il tram ha iniziato a vibrare in modo strano, poi uno scossone improvviso. Siamo finiti uno addosso all’altro. Ho pensato che stessimo per ribaltarci”.
CITTÀ PARALIZZATA E TRAFFICO IN TILT
L’incidente ha avuto pesanti ripercussioni sulla viabilità del centro: strade chiuse, deviazioni improvvisate e lunghe code. Anche altre linee di superficie hanno subito rallentamenti.
Milano si è fermata per ore, mentre le operazioni di soccorso e messa in sicurezza proseguivano sotto gli occhi attoniti dei cittadini.
Le indagini dovranno ora chiarire cosa abbia trasformato un normale tragitto urbano in una tragedia. Nel frattempo, la città si stringe attorno alle famiglie delle vittime e ai feriti, in attesa di risposte.

di Vito Sorrenti
Nell’approssimarsi della data del referendum, quando ognuno di noi si recherà al seggio elettorale per dare il suo assenso o meno alle modifiche costituzionali apportate dal governo, è doveroso ricordare che la Costituzione democratica della Repubblica italiana è fondata sul principio dell’equilibrio dei poteri.
Gli ucraini non vogliono più andare al fronte a morire per i cessi d’oro di Zelensky e della sua cricca.
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