di Gabriella Paci
Un numero sempre maggiore di giovani e giovanissimi consuma quantità eccessive di alcolici, spesso proprio con l’intenzione di arrivare allo “sballo”, cioè alla perdita totale o quasi della coscienza.
Infatti, è cresciuto anche il fenomeno delle Alcohol challenge, ovvero sfide individuali o di gruppo, filmate e condivise online come modo per affermare un proprio ruolo di prestigio e di sfida spettacolarizzata.
Accanto a questa tipologia di sfida abbiamo quella dei selfie estremi, che coinvolgono ampie fasce di giovani e non solo; anch’essi spettacolarizzati e messi in rete. Tornando al consumo di alcolici, il divieto di vendita ai minorenni non è servito a molto, perché i ragazzi riescono ad eludere i controlli anche grazie a commercianti compiacenti o superficiali. Le serate fuori casa o in discoteca diventano spesso occasione per consumare alcol e droga.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (2023) ha definito da anni il binge drinking una delle principali minacce alla salute globale, con particolare attenzione alle fasce più giovani della popolazione. I casi di coma etilico sono ormai all’ordine del giorno.
La psicoanalista e psichiatra dott.ssa Adelia Lucattini, della Società Psicoanalitica Italiana, ci riferisce:
“I più recenti dati del Ministero della Salute (2024) indicano che circa 800.000 minorenni sono a rischio di sviluppare una dipendenza da alcol, all’interno di una popolazione complessiva stimata in circa 9 milioni di persone a rischio. Un dato particolarmente significativo riguarda l’aumento dei consumi tra le ragazze adolescenti: per la prima volta, le giovani tra i 14 e i 17 anni superano i coetanei maschi per frequenza e modalità di consumo rischioso.”
Perché i ragazzi hanno questi comportamenti? A quali danni si va incontro?
Quasi tutti i giovani hanno avuto esperienza di ubriacatura ma, se questa avviene “una tantum”, non è da considerarsi un problema preoccupante. Lo diventa, invece, quando si trasforma in una costante.
Ma cosa spinge un ragazzo ad assumere alcolici fino allo stordimento? Ci sono molteplici fattori: noia, depressione, voglia di emulazione, desiderio di dimostrazione di forza o di rottura degli schemi, condizionamento del gruppo di appartenenza o un’abitudine familiare recepita fin da bambini. Pare, tuttavia, che la voglia di esibirsi in atteggiamenti di sfida abbia il peso maggiore.
Siccome l’adolescenza è il periodo durante il quale avviene la maturazione fisica, neurologica e psichica, l’alcol può danneggiare seriamente le strutture cerebrali e i neuroni, compromettendo anche lo sviluppo fisico e danneggiando organi come fegato e pancreas, con conseguenze a lungo termine, compresa la dipendenza da alcol nell’età adulta.
Come scritto nel volume Advances in Experimental Medicine and Biology (2025), all’interno del cervello la corteccia prefrontale è una delle ultime regioni a subire un rimodellamento, spesso fino all’età adulta. Questi cambiamenti evolutivi relativamente tardivi rendono la corteccia prefrontale particolarmente vulnerabile ai danni che iniziano nell’adolescenza.
Addirittura, si può morire per abuso di alcolici.
Rimedi
Oltre alle cure farmacologiche, la terapia insostituibile è costituita dalla psicoterapia perché, appunto, l’assunzione di alcolici deriva da un disagio affettivo, da depressione, da scarsa autostima e da un bisogno di affermazione o accettazione. Tali motivazioni devono essere affrontate e rimosse.
Ovviamente, la famiglia è fondamentale non solo per supportare ogni tipo di trattamento a posteriori, ma anche per prevenire l’insorgere di tali disagi. La scuola, dal canto suo, può e deve svolgere un’azione educativa in senso lato e di accoglienza, riducendo disagi e problematiche.
Anche una regolamentazione più stringente sulla vendita e sul consumo di alcolici può contribuire alla riduzione di questo preoccupante fenomeno, che riguarda l’Italia e tutti i Paesi europei.

