di Ettore Zanca
Sono passato non so quante volte su quel ponte. Mio figlio disse che sembrava il Ponte di Brooklyn senza sapere che lo soprannominavano proprio così.
Ne ho visto la ferita aperta e mi sono sentito un coglione. Perché avevo scritto un racconto che per me era un tributo d’amore per Genova e lo avevo mandato per una esposizione a Palazzo Ducale creata da Luca Bizzarri, si intitolava "Quella volta sul ponte”. Su grandi lenzuoli c’erano stampati tutti i racconti che ognuno di noi aveva mandato per il ponte Morandi a pochi mesi dal crollo.
Fino a quel momento io il ponte crollato lo avevo visto solo in TV. Non ero più andato a Genova per un po’ di tempo.
Quando l’ho visto dal vivo, a pochissima distanza, mi è sembrato un braccio spezzato con violenza. Un arto tranciato con un colpo secco. Un animale enorme abbattuto improvvisamente.
Lontano da frasi d’amore e stucchevoli, vicino all’orrore di chi ci passava mentre veniva inghiottito, alle notti insonni di chi ci era passato qualche minuto prima o aveva fatto tardi e si è visto fermare con la macchina dicendo “non si passa, è crollato il ponte”.
Vicino agli sguardi vitrei incrociati dai soccorritori nei morti mentre li tiravano fuori dalle carcasse e dalle macerie. “Abbiamo avuto se possibile più cura per loro che per i vivi”, diranno. Come chi, nel ricucire corpi all’obitorio ci ha messo attenzione perché voleva che chi li doveva riconoscere, lo facesse con il maggior rispetto possibile. Vicino alle bestemmie dei vigili del fuoco e il loro “non mollarmi adesso, non chiudere gli occhi!” detto ai superstiti tra le lamiere delle macchine.
Ero lontano, io. Quando è successo tutto non avevo ancora così nel sangue questa città. Non ci avevo passato un pezzo continuo della mia vita, non avevo ancora il cuore pieno di strade, mare, scogliere ripide e stazioni dismesse di Sant’Ilario che evocano canzoni. Non avevo ancora i gradoni di Marassi col freddo che ti entra e il vento che ti taglia mentre soffri per la tua squadra. Tutto questo sarebbe arrivato con più violenza qualche anno dopo. Come un arto che si rompe. E capisci che questa città dei raccontini d'amore non se ne fa un cazzo.
Ti chiede gesti, presenza, attenzione e memoria. Come le storie intense. Non importa che ci sia una donna diversa accanto o un ponte nuovo. Tu quel 14 agosto 2018 dopo aver visto il Morandi spezzato, non te lo scordi più.
È una questione d’amore. Senza menarsi il belino con parole dolci. Devi rimanerci. E amarla.
Info Autore
Author: ETTORE ZANCA
Biografia:
Ettore Zanca, nato a Palermo nel 1971. Laureato in giurisprudenza, consulente di comunicazione e diritto, insegna storytelling emozionale e sportivo per corsi di comunicazione, aziende e per la didattica scolastica.
Cura progetti di narrativa per pazienti pediatrici e ragazzi autistici insieme ad aziende ospedaliere di eccellenza. Ha collaborato come storyteller a progetti ospedalieri di comunicazione per L'istituto Giannina Gaslini, la fondazione Gaslininsieme ETS, PAFVG, Progetto autismo Friuli venezia Giulia, L'ospedale Bonino Pulejo di Messina, La Content e Power Speaking. Ha collaborato come consulente per i contenuti narrativi e come giurista d'impresa con varie aziende del settore edile, legale, vinicolo, HR e risorse umane, con studi di architettura e nel settore dell'abbigliamento oltre che occuparsi di contenuti come autore nel settore dell'informazione sportiva e calcistica in particolare.
Tiene corsi di scrittura e sul valore emozionale della narrazione social e sull'importanza etica dei contenuti e come migliorarli. firmatario del manifesto etico contro la comunicazione ostile sul web. Ha scritto Zupì e gli infedeli, la favola di Don Pino Puglisi e Vent’anni per Coppola Edizioni, con cui ha vinto il premio per la legalità Torre dell’orologio 2012. Ha vinto il premio speciale Fame di Parole della Società Italiana di Psicologia e Criminologia con il racconto Meglio Essere Peter Parker, sui disturbi alimentari. Ha scritto i racconti Oltre la linea bianca e La giostra della memoria per Urban Apnea Edizioni, Zisa Football Club per Cartacanta e Stiamo arrivando per Gemma Edizioni.
Collabora con Repubblica, Corriere dello Sport, Guerin Sportivo, Tuttomercato Web e StadioNews 24. Ha partecipato alla stesura dell'inno ufficiale del Palermo Calcio scritto da Lello Analfino dei Tinturia. Il suo racconto in onore delle vittime del Ponte Morandi, Tutta in un ponte la mia gatta, è stato inserito nella mostra Quella volta sul ponte, a Palazzo Ducale a Genova. Inserito nella Mappa Letteraria del Comune di Palermo, con il racconto dedicato alla strage di Via D’Amelio, Goffredo.
Con Ianieri Edizioni ha pubblicato il libro E vissero tutti feriti e contenti. Il suo secondo romanzo è stato Santa Muerte, sempre con Ianieri con cui ha vinto il premio Etnabook 2020 del Presidente della Giuria. Il suo terzo romanzo, uscito nel 2022, è L’Oceano oltre la rete, edito da Arkadia.
Si occupa di web reputation e di consulenza nei temi di diritto per vari settori della comunicazione. In particolare per: uso dei social media per aziende e per i dipendenti, i profili sanzionatori individuali e aziendali.
Elabora strategie di comunicazione multilivello per fundraising, e creazione di strutture narrative per campagne di donazione e volontariato nel terzo settore.
Nel 2024 ha dato vita a uno spettacolo con Emilio Limone e Diego Colaiori, "I nostri ricordi", dedicato al calcio, alle maglie da gioco e alla storia degli anni '80 e ha partecipato allo spettacolo "Sanremo tra le note e la storia" rappresentando il Festival di Sanremo presente.
I Miei Articoli