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Le parole di Francesco Toscano aprono una riflessione scomoda sul ruolo dell’Europa, sempre più coinvolta in un conflitto che rischia di sfuggire di mano

 

di  Monica Vendrame

La lettera inviata da Zelensky a Putin, presentata da molti media occidentali come un’apertura al dialogo, andrebbe letta con molta più attenzione. Perché non basta chiedere un negoziato diretto per essere davvero sulla strada della pace.

Conta il modo, conta il linguaggio, contano i messaggi nascosti tra le righe.

E in quella lettera, più che diplomazia, si avverte il peso della minaccia. Un testo apparentemente politico, ma attraversato da allusioni personali, pressioni e toni che poco hanno a che fare con una vera trattativa. È il solito doppio livello comunicativo: all’opinione pubblica si mostra il volto del leader disponibile al confronto; agli interlocutori reali si manda invece un segnale duro, ambiguo, intimidatorio.

Questo è il punto che l’Occidente continua a rimuovere. Da anni siamo immersi in una narrazione semplificata, quasi infantile: da una parte i buoni, dall’altra i cattivi; da una parte la democrazia, dall’altra il male assoluto. Ma la politica internazionale non funziona così. E chi continua a ragionare per slogan rischia di portare l’Europa dentro un disastro.

Mosca non considera Zelensky un interlocutore pienamente legittimato a firmare accordi vincolanti. Si può condividere o meno questa posizione, ma ignorarla significa non voler capire il nodo giuridico e politico su cui la Russia insiste da tempo. Per i russi la forma, la legittimità e il valore degli atti non sono dettagli: sono sostanza.

Ancora più debole è l’idea che Macron, Merz o Starmer possano presentarsi come mediatori. Non si può mediare un conflitto di cui si è già parte. L’Europa ha scelto da tempo una linea precisa: invio di armi, sostegno politico, appoggio strategico, adesione totale alla narrazione atlantica. Fingere ora di poter recitare il ruolo dell’arbitro è una forzatura che nessuna diplomazia seria può reggere.

Il rischio più grave è che l’Occidente interpreti la prudenza russa come debolezza. Putin viene dipinto come il più aggressivo, ma dentro il sistema russo cresce da tempo la pressione di chi lo accusa, al contrario, di essere stato fin troppo moderato. Ogni attacco sul territorio russo, ogni drone, ogni escalation sostenuta anche indirettamente dall’Occidente, aumenta il pericolo che a Mosca prevalgano posizioni molto più dure.

E noi europei dovremmo esserne terrorizzati. Invece continuiamo a parlare di guerra come se fosse un videogioco geopolitico, come se le conseguenze non potessero ricadere anche su di noi.

Anche l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea viene raccontato come un dovere morale, ma sarebbe un’operazione pesantissima per i cittadini europei. Un Paese devastato, indebitato, economicamente distrutto finirebbe inevitabilmente per essere sostenuto con risorse enormi. A pagare non sarebbe la Russia: saremmo noi. Famiglie, lavoratori, imprese, Stati già impoveriti da anni di vincoli, austerità e perdita di sovranità.

Per Mosca, però, il vero problema non è l’Ucraina dentro la burocrazia europea. Il vero problema è un’Europa trasformata in blocco militare compatto, ostile, integrato nella strategia NATO. È questo lo scenario che la Russia considera inaccettabile. E continuare a ignorarlo significa alimentare il conflitto, non risolverlo.

Oggi servirebbe il coraggio di dire una parola semplice: basta. Basta con la pace usata come slogan mentre si prepara l’escalation. Basta con i finti mediatori. Basta con un’Europa che non difende i propri popoli, ma li espone a rischi enormi in nome di strategie decise altrove.

La pace non nasce dalle lettere ambigue, dalle minacce mascherate o dalle conferenze stampa costruite per i titoli dei giornali. Nasce dalla diplomazia vera, dal riconoscimento degli interessi in campo, dalla volontà di fermare la spirale prima che diventi irreversibile.

E oggi, purtroppo, l’Europa sembra fare l’esatto contrario.

 

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Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
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