C'è chi una casa l'ha comprata con trent'anni di mutuo e chi, dal Parlamento europeo, agita un mazzo di chiavi e dichiara guerra alla rendita immobiliare. Il problema è capire chi dovrebbe sentirsi chiamato in causa
di Monica Vendrame
laria Salis è tornata a far discutere.
Questa volta non per le vicende giudiziarie di Budapest, ma per il suo intervento a Strasburgo, dove ha denunciato la «rendita parassitaria» e ribadito che la casa è un diritto, non una merce.
Principio condivisibile. Peccato che, quando si passa dai diritti agli slogan, le distinzioni rischino di finire sotto le macerie dell'ideologia.
Perché una cosa è combattere la speculazione dei grandi gruppi immobiliari, altra è guardare con sospetto chi possiede un secondo appartamento, magari ereditato dai genitori o acquistato rinunciando per anni a vacanze, automobile nuova e qualche cena al ristorante.
La rendita di un grande fondo immobiliare e l'affitto incassato da un pensionato non sono la stessa cosa. Metterli nello stesso calderone significa confondere situazioni profondamente diverse.
E poi c'è una domanda che la politica dovrebbe porsi più spesso: perché tanti giovani non riescono a comprare casa? Forse perché gli stipendi sono insufficienti, il lavoro è precario, gli affitti sono proibitivi e l'edilizia pubblica non riesce a soddisfare la domanda?
Su questo bisognerebbe intervenire. Con investimenti, recupero degli immobili abbandonati, politiche abitative serie e mutui accessibili. Non basta far tintinnare un mazzo di chiavi davanti alle telecamere.
C'è anche un'altra questione. Salis beneficia dell'immunità parlamentare che l'Europarlamento ha deciso di mantenere nell'ottobre 2025, in relazione al procedimento ungherese. Una garanzia prevista dalle istituzioni democratiche, che va rispettata indipendentemente dalle simpatie politiche.
Ma il rispetto delle garanzie non può essere selettivo. Anche la proprietà privata è un diritto tutelato, e merita attenzione quando si discutono politiche capaci di incidere sulla vita e sui risparmi dei cittadini.
Naturalmente il diritto di proprietà non è assoluto, così come il diritto all'abitazione non può restare una bella frase da pronunciare nei convegni. La politica deve trovare un equilibrio, non alimentare contrapposizioni.
Perché il pensionato che affitta un bilocale per arrotondare mille euro al mese non è automaticamente un privilegiato. E la famiglia che ha comprato un appartamento per lasciarlo ai figli non dovrebbe sentirsi in colpa per aver risparmiato.
Si vuole garantire una casa a chi non ce l'ha? Benissimo. Ma sarebbe ora di spiegare come, con quali risorse e con quali risultati.
Salis ha tutto il diritto di contestare il sistema delle rendite immobiliari. Chi non condivide la sua impostazione ha altrettanto diritto di chiedere che si distingua tra speculazione e piccolo risparmio.
Perché, alla fine, una cosa è agitare le chiavi in Parlamento. Un'altra è lavorare trent'anni per potersi permettere di averne un mazzo in tasca.
E quelle chiavi, prima di diventare uno slogan politico, hanno spesso aperto la porta a una vita intera di sacrifici.

