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Il sondaggio che scuote la Francia riapre il dibattito sull'integrazione, sulla laicità dello Stato e sui limiti della convivenza

 

di  Monica Vendrame

Quasi un musulmano su due prenderebbe in considerazione l'idea di lasciare la Francia se Marine Le Pen vincesse le elezioni presidenziali del 2027. Non è una provocazione politica, ma il risultato di un sondaggio realizzato dall'istituto Ifop per il settimanale francese Marianne.

Il dato è significativo: il 46% dei musulmani intervistati valuta la possibilità di trasferirsi all'estero e il 20% dichiara che lo farebbe certamente. Una percentuale che fotografa le profonde tensioni presenti nella società francese.

Ma il fenomeno non riguarda soltanto la comunità islamica. Anche il 21% degli intervistati complessivi prenderebbe in considerazione l'idea di lasciare il Paese in caso di vittoria della leader del Rassemblement National.

Al centro dello scontro c'è soprattutto il rapporto tra Islam, laicità e leggi della Repubblica. Marine Le Pen sostiene da tempo la necessità di contrastare il fondamentalismo islamista e propone restrizioni all'utilizzo del velo negli spazi pubblici, considerandolo un simbolo politico e religioso incompatibile con la propria concezione della laicità.

Il 15 ottobre, commentando il sondaggio, la stessa Le Pen ha cercato di rassicurare i cittadini musulmani, dichiarando che non avrebbero motivo di temere una sua vittoria e ribadendo che il vero avversario non è la religione islamica, ma il fondamentalismo e la pretesa di imporre la sharia al di sopra delle leggi dello Stato.

Una distinzione fondamentale, che dovrebbe valere per ogni democrazia: la libertà religiosa è un diritto, ma nessuna convinzione religiosa può pretendere di sostituirsi all'ordinamento civile.

Da qui nasce una riflessione che riguarda l'intera Europa. Per garantire una convivenza autentica non bastano le dichiarazioni di principio: occorrono leggi chiare, divieti precisi e regole applicate senza eccezioni. Chiunque scelga di vivere in un Paese deve sapere che la libertà di professare la propria fede non comprende il diritto di imporne i precetti agli altri, di limitare l'autonomia delle donne o di anteporre un'autorità religiosa a quella dello Stato.

Non servono slogan né campagne contro intere comunità. Servono istituzioni capaci di far rispettare le proprie leggi, senza rinunciare ai principi democratici. Il rispetto di tali principi è richiesto a tutti, indipendentemente dalla religione professata.

Resta però un interrogativo. Perché una percentuale così elevata di cittadini musulmani considera l'eventualità di abbandonare la Francia? Per timore di discriminazioni, per il possibile restringimento delle libertà religiose o per un'incompatibilità con le politiche annunciate dalla destra francese?

Il sondaggio, da solo, non consente di stabilirlo. Sarebbe sbagliato, soprattutto, identificare chi pensa di partire con chi sostiene l'estremismo islamico.

Una cosa, tuttavia, appare evidente: il modello francese di integrazione attraversa una crisi profonda. E quando quasi metà degli appartenenti a una comunità religiosa dichiara di poter lasciare il Paese in seguito a un cambiamento politico, significa che la frattura sociale merita ben più di qualche slogan elettorale.

La questione riguarda anche l'Italia, dove il confronto sull'immigrazione e sull'integrazione troppo spesso oscilla tra accoglienza indiscriminata e chiusure generalizzate.

La vera sfida, anche per l'Italia, è garantire la convivenza tra culture differenti senza mettere in discussione la parità tra uomini e donne, le libertà individuali e il primato della legge civile. La libertà religiosa deve essere garantita a tutti, ma non può diventare uno strumento per imporre agli altri le proprie convinzioni.

Il problema non è chi prega un Dio diverso dal nostro. Il problema nasce quando qualcuno pretende che siano gli altri a obbedire al suo.

 

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Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
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