di Giovanni Macrì
L’isola di Lipari, cuore pulsante delle isole Eolie, ha un terreno accidentato di origine vulcanica, tufacea, ossidiana e pomice, ed è caratterizzata da falesie costiere, fronteggiate da rocce alternando paesaggi diversi. Si passa, infatti, dalle aride praterie di graminacee occidentali differenziate dall’abbondante presenza di palma nana (pianta utilizzata per la realizzazione della tradizionale “coffa siciliana”, inizialmente nata come cesta utilizzata per foraggiare i cavalli o per trasporto di masserizie, oggi un’elegante borsa) e dalla fioritura primaverile di numerose specie di orchidee, alle zone di macchia alto-mediterranea tra Monte Chirica e Monte Sant’Angelo diversificata da una ricca flora caratteristica delle fresche zone collinari della Sicilia, dove prevale la tipica vegetazione mediterranea costituita prevalentemente da oleandri, mirti, corbezzoli, ginestre e querce oltre ad arbusti spinosi e timo aromatico. Oltre che da coltivazioni di uliveti e vigneti che costituiscono l’impianto di rivestimento delle isole principalmente nelle zone più elevate delle montagne.

L’isola offre allo sguardo e agli altri sensi l’essenza di un’Italia che raramente si vede. Tutto è tipico e unicamente bello: le bianche case con i tetti a terrazza. I vicoli ciottolati, le svettanti chiese in stile barocco, i profumi di rosmarino e piante del cappero che inebriano l’aria in campagna, i colori delle piante di bouganville dai boccioli rossi, viola arancio o bianchi sempre in fiore, la delicatezza degli ibischi e delle eriche che costellano i terreni, l’alternanza di spiagge ora nere ora bianche, un cristallino mare che esalta ogni cosa e le altre sei isole che compongono l’arcipelago delle Eolie. Sette perle nel mare Mediterraneo che dal dicembre 2000 sono state iscritte nella “Lista del Patrimonio Mondiale Unesco” per la loro morfologia che rappresenta sicuramente un modello storico nella evoluzione degli studi della vulcanologia mondiale.

Oltre alle stupende spiagge, Lipari offre ai visitatori nella cittadella fortificata, circondata da alte balze inaccessibili, oggi chiamata Castello, il Museo “Luigi Bernabò Brea”.
In un luogo che ha rappresentato fin dalla preistoria una fortezza naturale, una sede sicura agli abitanti, vi è esposta una spettacolare miscellanea di manufatti che comprovano l’evoluzione delle culture succedutesi nelle isole Eolie dall’età Neolitica alla età del Bronzo Finale, una ricca documentazione di origine greco-romana proveniente dai corredi funerari ritrovati in circa 3000 tombe e di reperti (anfore, ancore, vasi, cannoni) rinvenuti nei relitti sui fondali delle isole Eolie.

Ebbene tra queste magnifiche attrattive che i liparoti, così chiamati gli abitanti dell'isola, possono offrire ai numerosissimi visitatori c’è la festa di San, il Santo protettore dell’isola di Lipari come di tutte le altre dell’arcipelago eoliano. Bartolomeo era uno dei dodici apostoli di Cristo, che fu per le sue convinzioni, verso il 68 d.C., brutalmente martirizzato probabilmente in Siria o in Armenia. I suoi resti furono messi in una cassa e gettati in mare. Le leggende/tradizioni narrano che quando la cassa/arca con il corpo di San Bartolomeo, scortato da altre quattro arche contenenti le spoglie di altrettanti martiri, raggiunse la spiaggia di Lipari, il Vescovo diede ordine a molti uomini di portarla nella Cattedrale. Questi però fallirono a causa del suo peso estremo. Allora il Vescovo, comprendendo che il loro animo era contaminato, mandò dei bambini. I bambini, puri e senza peccato, portarono facilmente il corpo a terra. Ma anche qui si è in disaccordo in quanto altre testimonianze parlano di due “vitelle caste”.
Sta di fatto che le spoglie del Santo rimasero nella Cattedrale di Lipari per centinaia di anni fino a quando la Chiesa ordinò, nel 983, che fossero inviate a Roma, dove, sull’isola Tiberina, fu costruito un Santuario in suo onore.

I liparoti sono devotissimi a San Bartolomeo per la fortuna che credono la sua presenza abbia conferito alla loro terra tanto da celebrarlo quattro volte all’anno in date diverse: il 13 febbraio per la prima traslazione del Corpo, evento in cui vi è una singolare unicità: l’asta dello stendardo che viene portato in processione, un’asta pubblica tra le famiglie dei pescatori che le vede tra loro contendersi per poi devolvere il ricavato alla chiesa, segue la data del 5 marzo su richiesta dei contadini che nel 1823 scamparono alla pestilenza quindi il 24 agosto, festa ufficiale del Santo istituita dalla Chiesa tra il VI e il VII secolo e infine il 16 novembre per lo scampato pericolo del terremoto nel 1894.
Resta però la data dal 21 al 24 agosto a Marina Corta la festa che raccoglie a Lipari i fedeli di tutte le sette isole, più tutti quelli provenienti da ogni dove in una sola grande stretta con il Santo e il suo “vascelluzzo” (reliquiario d’argento che contiene un lembo di pelle del Santo). Entrambi vengono portati a spalla dalle varie confraternite. Il “vascelluzzo” ricorda il Vascello che la tradizione vuole sia giunto a Lipari il 12 febbraio del 1672 soccorrendo miracolosamente gli isolani stremati dalla carestia con un carico di grano. La processione con costumi religiosi tradizionali e finale con giochi pirotecnici.


Due miracoli sono riconosciuti dai cittadini della piccola isola...
Primo... la tradizione popolare era quella di prendere la statua in argento massiccio e oro dall’interno della Cattedrale di San Bartolomeo e portarla attraverso la città. In un’occasione, portando la statua giù per la collina verso la città durante una processione, questa divenne improvvisamente molto pesante e dovette essere posata. Sono riusciti a sollevarlo, ma hanno dovuto metterlo giù un paio di volte. In pochi secondi, i muri più a valle crollarono.Se la statua fosse stata in grado di essere sollevata, tutti i cittadini sarebbero rimasti uccisi.
Secondo... durante la seconda guerra mondiale, il regime fascista italiano cercò modi per finanziare le proprie attività. Fu dato l’ordine di prendere la statua d’argento del Santo e di fonderla. La statua fu pesata e si scoprì con somma meraviglia che pesava solo poche centinaia di grammi. Fu quindi ricollocata al suo posto nella Cattedrale. In realtà, la statua, alta opera d’argenteria dei maestri orafi Perricone e Marano di Palermo, ha un peso di peso di 30 kg d’argento e 2 kg di oro ed è considerato un miracolo che non sia stata fusa.

Durante la celebrazione della festività la Piazzetta di Marina Corta viene animata da concerti e numerosi mercatini all’aperto.

Degustazioni gastronomiche di pesce, di vini e di prodotti tipici isolani completano l’atmosfera di questo evento che attira migliaia di persone ogni anno.

La festa si conclude con uno spettacolare spettacolo pirotecnico sul mare. Un’occasione sicuramente per visitare le meraviglie che offre l’isola con i suoi panorami mozzafiato.
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