di Giovanni Macrì
Una corsa clandestina di cavalli organizzata all’alba dell’8 maggio torna al centro delle indagini della Polizia di Stato. A distanza di mesi dai fatti, la Squadra Mobile di Catania ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un giovane, ritenuto gravemente indiziato di porto abusivo di arma da guerra.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, durante la competizione illecita il giovane avrebbe seguito la corsa a bordo di uno scooter, mostrando un’arma lunga riconducibile a un Kalashnikov. Attorno ai cavalli si sarebbe formato un vero e proprio corteo di motocicli e automobili: persone con il volto coperto avrebbero accompagnato la gara tra clacson, urla e colpi d’arma da fuoco.
A documentare quelle scene sono stati alcuni video realizzati dagli spettatori e successivamente diffusi sui social network. Proprio l’analisi delle immagini avrebbe consentito agli investigatori di concentrarsi sul giovane destinatario della misura cautelare.
Nel corso delle successive attività investigative e di una perquisizione, gli agenti della Polizia di Stato di Catania avrebbero inoltre rinvenuto lo scooter ritenuto utilizzato durante la corsa e alcuni indumenti compatibili con quelli visibili nei filmati dell’8 maggio.
La Procura di Catania contesta all’indagato anche l’aggravante di avere agito, secondo l’ipotesi accusatoria, con la finalità di agevolare il clan Cappello-Bonaccorsi. Si tratta di un'accusa che dovrà essere verificata nelle successive fasi del procedimento.
L'inchiesta non riguarda soltanto l'uomo arrestato. Altri soggetti, individuati dagli investigatori, risultano indagati per la partecipazione alla competizione clandestina tra animali. I presunti fantini erano stati identificati e denunciati nei giorni successivi alla gara.
La vicenda aveva suscitato particolare attenzione per le immagini della corsa e per la presenza di persone armate lungo il percorso. Le indagini proseguono per ricostruire l’organizzazione dell’evento e il ruolo dei diversi partecipanti.
Per l’indagato resta ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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