di Imma Pontecorvo
Passeggiare per le stradine di Cetara significa entrare in un mondo che conserva intatta la sua anima marinara, fatta di reti stese al sole, barche colorate che ondeggiano nel piccolo porto e profumi intensi che salgono dalle cucine delle case.
Cetara è un piccolo gioiello incastonato nella splendida Costiera Amalfitana, un borgo di pescatori che ancora oggi vive al ritmo del mare, capace di incantare con la sua autenticità, i suoi sapori e la sua storia.
Le origini di Cetara si perdono nel tempo, ma il suo nome evoca la sua natura più profonda: deriva probabilmente dal latino Cetaria, luogo destinato alla pesca dei tonni (cetus), che venivano lavorati in loco sin dall’epoca romana.
Già in età medievale, la zona era abitata da pescatori e monaci benedettini che, attratti dalla posizione favorevole, vi si stabilirono fondando insediamenti monastici e sviluppando la pesca come attività primaria.
Attraversare Cetara è come fare un tuffo nel passato, in un’Italia antica e silenziosa, fatta di piccole botteghe artigiane e vicoli stretti che si arrampicano sulle pendici del monte Falerio. Le case, abbarbicate le une sulle altre, si affacciano su viuzze lastricate che conducono verso il mare, dove la vita scorre lenta tra il porto, le reti stese ad asciugare e le chiacchiere dei pescatori.
Il borgo ha un’atmosfera raccolta e autentica, con i suoi colori pastello e la semplicità delle sue architetture. Le facciate delle case, inondate dal sole, riflettono un senso di quiete che sembra appartenere a un altro tempo.
Ogni angolo è un invito alla scoperta: piccoli archi, edicole votive, scalinate improvvise che si aprono su scorci mozzafiato del mare. E poi ci sono gli odori: di salsedine, di agrumi, di piatti appena cucinati che escono dalle finestre aperte, accarezzando chi passa.
Se si cammina tra questi vicoli non si può non essere catturati dall’odore della colatura d’alici proveniente da alcune abitazioni o ristoranti.
Una delle meraviglie di Cetara, forse la più famosa in assoluto, è la colatura d’alici, una salsa ambrata e intensa che racchiude tutta l’essenza del mare. Questa prelibatezza, che ha origini antiche (si rifà al garum romano), è il risultato di una lavorazione lenta e sapiente.
Le alici, pescate nel periodo tra marzo e luglio, vengono pulite, sistemate sotto sale nei classici "terzigni" (piccoli barili di legno) e lasciate maturare per mesi. Da questo processo naturale, goccia dopo goccia, si ottiene la colatura.
Chi visita Cetara in inverno, magari verso il periodo invernale come dicembre, può assistere alla "spillatura", ovvero alla raccolta della colatura pronta, spesso celebrata con piccoli eventi e degustazioni.
Basta un filo di questa salsa su un piatto di spaghetti, un po’ di aglio, olio e prezzemolo, e si è immediatamente trasportati nel cuore del Mediterraneo. A Cetara, la colatura non è solo un condimento, ma un vero e proprio simbolo identitario, espressione autentica della cultura marinara del borgo e testimonianza di un sapere antico tramandato di generazione in generazione.
LABORATORIO PER LA LAVORAZIONE DELLA COLATURA DI ALICI

LA COLATURA DI ALICI DI CETARA

Si tratta di una tradizione così radicata e preziosa da aver ottenuto il riconoscimento DOP, oltre ad essere annoverata tra i patrimoni gastronomici da tutelare e valorizzare a livello nazionale e internazionale. Dopo un buon assaggio della colatura di Alici, non si può non far un salto nel cuore del paese, tra le case che si stringono l’una all’altra come per proteggersi dal vento del mare, dove si apre all’improvviso la splendida facciata della Chiesa di San Pietro Apostolo, patrono del borgo.
L’edificio, risalente probabilmente all’XI secolo, si presenta oggi in una veste barocca, frutto di rifacimenti successivi, ma conserva ancora tracce delle sue origini medievali. L’interno è un trionfo di decorazioni dorate, affreschi e stucchi che raccontano la devozione profonda dei cetaresi verso il loro santo protettore.
CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO

STATUA DI SAN PIETRO APOSTOLO

L’altare maggiore, imponente e raffinato, ospita una statua lignea di San Pietro, spesso portata in processione durante le festività. La cupola maiolicata, visibile anche dal mare, è uno dei simboli visivi del paese, e al tramonto si tinge di riflessi caldi che rendono l’intero panorama ancora più suggestivo.
Entrare in questa chiesa è come ricevere un abbraccio silenzioso, che racconta storie di fede, mare, tempeste e speranze affidate alla protezione divina.
Proseguendo verso il mare, si incontra la Torre Vicereale, una costruzione possente che veglia sulla costa come un antico guardiano. Edificata nel XVI secolo durante il periodo del vicereame spagnolo, aveva lo scopo di avvistare e difendere il borgo dagli attacchi dei pirati saraceni, frequenti in quell’epoca.
TORRE VICEREALE

La sua posizione, dominante e strategica, permette ancora oggi di godere di una vista mozzafiato sul golfo. Oggi la torre è stata restaurata e ospita al suo interno spazi espositivi e culturali, tra cui mostre d’arte, fotografie e iniziative legate alla cultura locale.
Salire fino in cima, attraverso le scale in pietra, regala un’emozione particolare: da lassù si vede tutto il borgo, il porto, le barche che rientrano con il pescato del giorno, e si percepisce chiaramente il senso di protezione e appartenenza che quella struttura ha avuto nei secoli per gli abitanti.
Non distante dal centro del borgo, più defilata e raccolta, sorge la Chiesa di San Francesco, con il suo annesso convento. Fondata nel XV secolo, questa chiesa ha un fascino intimo e austero, più sobrio rispetto a San Pietro, ma non meno carico di spiritualità.
L’atmosfera che si respira al suo interno è silenziosa e meditativa, quasi sospesa nel tempo. Le cappelle laterali conservano opere d’arte sacra e antichi affreschi, mentre il chiostro del convento, con il suo portico elegante e le piante aromatiche, rappresenta un angolo di pace lontano dal frastuono del mondo.
Qui, un tempo, i frati vivevano di preghiera e lavoro, e ancora oggi il complesso trasmette quella sensazione di equilibrio e raccoglimento. La posizione panoramica della chiesa permette di godere anche di una splendida veduta sul mare, un luogo ideale per chi cerca bellezza e riflessione.
Con il passare del tempo, naturalmente, Cetara ha avuto modo di evolversi, adattandosi ai cambiamenti storici, sociali ed economici che hanno interessato la Costiera Amalfitana e l’intero Paese.
Eppure, nonostante le trasformazioni, ha saputo conservare intatto quel legame profondo e viscerale con il mare, che rappresenta ancora oggi il cuore pulsante del borgo, la sua ragione d’essere e la fonte inesauribile di ispirazione, lavoro, tradizioni e vita quotidiana.

