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 di  Massimo Reina

Il Carnevale di Melilli è oggi ufficialmente riconosciuto come il Carnevale più stretto d’Italia e presto ocn ogi probabilità, anche d’Europa.

Una definizione che potrebbe sembrare un limite e che invece ne spiega perfettamente il successo. Perché a Melilli lo spazio non abbonda, ma l’ingegno sì.

Il paese è fatto di vicoli antichi, stretti, pensati per l’uomo e non per le macchine, figurarsi per i carri allegorici. Eppure, da sessantasei anni, proprio lì dentro si consuma uno degli spettacoli più sorprendenti del panorama carnevalesco italiano. Non per dimensioni assolute, ma per intelligenza progettuale e senso della scena.

I carri avanzano compressi, quasi trattenuti. Nei vicoli sembrano contenuti, perfino modesti. Poi arrivano in piazza San Sebastiano e accade ciò che il pubblico aspetta senza sapere esattamente cosa aspettarsi: si aprono. Si allargano, si sollevano, mostrano la loro vera natura. Quello che prima sembrava un oggetto ingombrante diventa, in pochi secondi, una struttura imponente, scenografica, sorprendente. Una trasformazione studiata nei minimi dettagli.

È qui che il Carnevale di Melilli gioca la sua partita migliore: sulla sorpresa. Non sull’eccesso, ma sul tempismo. Non sul gigantismo, ma sull’effetto. Una lezione che molte manifestazioni più blasonate farebbero bene a osservare con attenzione.

Ma questo Carnevale non vive solo nel momento dell’apertura dei carri. Vive soprattutto prima, nei mesi di lavoro che nessuno vede. Nei capannoni dove si incontrano competenze diverse e complementari: artisti, meccanici, elettricisti, pittori, saldatori. Gente che lavora sul serio, senza retorica, con la consapevolezza che qui l’errore non è ammesso.

A Melilli un carro non può permettersi di essere solo bello. Deve funzionare. Deve passare nei vicoli, aprirsi al momento giusto, richiudersi senza tradire. Ogni centimetro è calcolato, ogni angolo previsto. Non è spettacolo improvvisato: è artigianato ad alta precisione.

E poi c’è l’aspetto forse meno appariscente, ma più importante: il clima umano. Questo Carnevale si regge su rapporti solidi, su amicizie che durano da decenni, su una tradizione che si trasmette senza proclami. Qui si lavora insieme, si mangia insieme, si discute e si ride. Non per folklore, ma per necessità: perché senza coesione, in spazi così stretti, nulla funzionerebbe.

Colpisce anche l’attenzione al dettaglio. Le parti che il pubblico non vedrà mai sono rifinite con la stessa cura di quelle destinate alla scena. È un segno di serietà, prima ancora che di talento. Chi fa le cose bene, le fa bene anche quando nessuno guarda. 

Alla sua 66ª edizione, il Carnevale di Melilli è diventato ciò che era destinato a essere: un modello. Un esempio di come si possa costruire qualcosa di grande partendo da condizioni difficili, senza rinnegare il proprio territorio ma valorizzandolo.

È il Carnevale più stretto d’Europa, sì.
Ed è anche la dimostrazione che, a volte, è proprio nello spazio ridotto che si misura la grandezza di un’idea.

*Foto: Rosario Fazzone

 

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Info Autore
Massimo Reina
Author: Massimo Reina
Biografia:
Giornalista, scrittore e Social Media Editor, è stata una delle firme storiche di Multiplayer.it, ma in vent’anni di attività ha anche diretto il settimanale Il Ponte e scritto per diversi siti, quotidiani e periodici di videogiochi, cinema, società, viaggi e politica. Tra questi Microsoft Italia Tecnologia, Game Arena, Spaziogames, PlayStation Magazine, Kijiji, Movieplayer.it, ANSA, Sportitalia, TuttoJuve e Il Fatto Quotidiano. Adesso che ha la barba più bianca, ascolta e racconta storie, qualche volta lo fa con le parole, altre volte con i video. Collabora con il quotidiano siriano Syria News e il sito BianconeraNews, scrive per alcune testate indipendenti come La Voce agli italiani, e fa parte, tra le altre cose, dell'International Federation of Journalist e di Giornalisti Senza Frontiere. Con quest’ultimo editor internazionale è spesso impegnato in scenari di guerra come inviato, ed ha curato negli ultimi 10 anni una serie di reportage sui conflitti in corso in Siria, Libia, Libano, Iraq e Gaza.
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