di Giovanni Macrì
Una bimba di 4 anni, Anna Rosa Bartolotta, è morta alle 2,30 della notte scorsa, all’Ospedale dei Bambini "Giovanni Di Cristina" di Palermo dopo un quadro clinico iniziato con febbre, vomito e scarso appetito. Dopo un primo ricovero e il successivo rientro a casa, le condizioni della piccola si sono aggravate, rendendo necessario un nuovo ricovero e il trasferimento in terapia intensiva, dove è deceduta nonostante i tentativi dei medici di salvarle la vita.
Una tragedia che riporta l’attenzione su una malattia che in Italia, grazie alle vaccinazioni, è diventata estremamente rara.
Secondo quanto riferito dalla direzione sanitaria, gli esami effettuati avrebbero evidenziato la presenza di difterite. Saranno comunque gli accertamenti dell’Istituto Superiore di Sanità a chiarire definitivamente la causa del decesso. La Procura di Palermo ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità.
La bambina, secondo quanto affermato dai familiari, non era stata vaccinata contro la difterite per loro stessa volontà. Da quanto raccontato ai medici erano convinti che l’autismo di un loro cugino fosse dipeso dal vaccino trivalente.
Anche un cuginetto di 4 anni è attualmente ricoverato nello stesso ospedale con sintomi simili, ma fortunatamente le sue condizioni non desterebbero preoccupazione. Gli altri fratelli della piccola, anch’essi non vaccinati, sono stati sottoposti a vaccinazione dall’Asp.
Il direttore sanitario dell’ospedale Civico, dr. Domenico Cipolla, ha così commentato la drammatica vicenda: "Abbiamo fatto di tutto per salvare la bambina dal momento in cui l’abbiamo presa in carico. Purtroppo non c’è stato l’esito sperato. Da anni non si registravano casi del genere. Attendiamo l’esito dell’istituto superiore di sanità, ma dalle analisi effettuate la causa della morte sembra essere dovuto a difterite. Un’infezione gravissima che può essere letale!".
Mentre il Prof. Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano Statale conferma: “La morte a Palermo di una bambina di quattro anni, in un quadro di sospetta difterite, impone rispetto, prudenza e attenzione. In attesa che gli accertamenti diagnostici e le autorità sanitarie definiscano con precisione tutti gli elementi del caso, l’episodio richiama l’attenzione su una realtà importante per la sanità pubblica: le malattie infettive rese rare grazie alle vaccinazioni non sono necessariamente scomparse e, quando incontrano persone suscettibili, possono tornare a manifestarsi anche in forme particolarmente gravi.”
MA CHE COS’È LA DIFTERITE?
La difterite è una grave malattia infettiva causata, nelle forme classiche, da ceppi tossinogenici del batterio "Corynebacterium diphtheriae". Il batterio può colonizzare soprattutto gola e naso e trasmettersi da persona a persona attraverso le secrezioni respiratorie, per esempio con tosse e starnuti, oppure attraverso il contatto diretto con lesioni infette. Il pericolo maggiore non è rappresentato soltanto dalla presenza del batterio, ma dalla tossina difterica che alcuni ceppi sono in grado di produrre. Questa sostanza può danneggiare diversi organi e provocare complicazioni molto gravi, tra cui miocardite, aritmie, insufficienza cardiaca e problemi respiratori. Nelle forme respiratorie può inoltre formarsi una caratteristica pseudomembrana grigiastra nella gola, capace nei casi più gravi di ostacolare le vie respiratorie.
IL VACCINO
La prevenzione più efficace resta la vaccinazione. Il vaccino antidifterico non utilizza la tossina nella sua forma pericolosa: contiene una tossina inattivata (anatossina), che non può provocare gli effetti tossici ma permette al sistema immunitario di sviluppare anticorpi protettivi. In Italia la vaccinazione contro la difterite fa parte delle vaccinazioni obbligatorie dell'infanzia ed è normalmente somministrata insieme a quelle contro tetano e pertosse, spesso nell'ambito del vaccino esavalente.
E un chiarimento è doveroso anche sull’autismo: le evidenze scientifiche disponibili non dimostrano alcun legame causale tra vaccinazioni infantili e autismo. L’Istituto Superiore di Sanità sottolinea che gli studi epidemiologici non hanno evidenziato un'associazione tra il vaccino MPR e i disturbi dello spettro autistico, né prove che altre vaccinazioni dell’infanzia aumentino il rischio di autismo.
La vicenda di Palermo, al di là dell’inchiesta che dovrà stabilire ogni responsabilità, ricorda quanto sia importante informarsi attraverso fonti scientifiche affidabili e confrontarsi con i medici prima di prendere decisioni sulla salute dei propri figli.
Una malattia quasi scomparsa non significa necessariamente una malattia cancellata: quando la protezione vaccinale diminuisce, anche infezioni diventate rare possono tornare a rappresentare un pericolo.
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