RUBRICA IL PUNGIGLIONE - Un drone con esplosivo viene trovato all’aeroporto di Lipsia e la Germania indica subito la Russia. Bruxelles si accoda, si parla di terrorismo di Stato, nuove sanzioni, nuove misure, altra tensione.
Le prove decisive? Non sono state rese pubbliche.
Berlino assicura che indagini e intelligence portano a Mosca. Può anche essere vero. Ma quando da un’accusa possono nascere altre sanzioni, altre armi e un ulteriore passo verso lo scontro, chiedere di vedere le prove non dovrebbe essere considerato filoputinismo. Dovrebbe essere normale.
Soprattutto se si guarda a ciò che è accaduto con il Nord Stream.
Lì il sabotaggio è riuscito davvero. Il gasdotto è saltato e l’inchiesta tedesca è arrivata a un commando ucraino, con accuse che parlano anche di incarichi riconducibili ad apparati statali dell’Ucraina.
Eppure, contro Kiev, niente reazione paragonabile. Nessuna valanga di sanzioni, nessuna rottura politica, nessuna improvvisa corsa alla punizione.
Anzi, armi e miliardi sono continuati ad arrivare.
Per Lipsia, invece, il drone non è esploso e la macchina politica europea è partita immediatamente.
Forse Mosca è davvero responsabile. Ma allora mostrateci le prove che potete mostrare.
Perché tra “lo diciamo noi” e “lo abbiamo dimostrato” passa ancora una bella differenza.
E quando in mezzo ci sono riarmo, sanzioni e rischio di escalation, “fidatevi” non è una prova.

