di Giovanni Macrì
L'Italia ha perduto con lui uno dei più grandi maestri della satira politica del Novecento.
E’ morto ieri, all’età di 94 anni, a Milano il vignettista Giorgio Forattini. Disegnatore e giornalista, autore di vignette di satira politica che sono state le prime ad essere pubblicate in prima pagina sui giornali e a cadenza quotidiana, tanto da guadagnarsi per lungo tempo il soprannome di “re della satira”. Con il suo tratto ironico, pungente e inconfondibile, ha saputo raccontare mezzo secolo di storia nazionale, ridisegnando con sarcasmo i volti del potere.
Nato e cresciuto a Roma da famiglia con padre dirigente nell’Agip, Forattini consegue la licenza liceale classica, si iscrive a architettura e all’Accademia di Teatro, ma cambia percorso, iniziando con lavori diversi: operaio in raffineria nel nord Italia, rappresentante di prodotti petroliferi a Napoli Poi, nel 1959, torna a Roma, dove, prima cura la rappresentanza di una casa discografica come venditore, e, successivamente, come direttore commerciale a Milano occupandosi della realizzazione di cataloghi di musica leggera e musica classica in Italia e negli Stati Uniti.
Grazie alla fidanzata danese Lene de Fine Licht conosce Gianluigi Melega di Panorama, iniziando a collaborare con il settimanale della Mondadori. Nel 1974, va, come impaginatore grafico al quotidiano romano "Paese Sera", dopo aver vinto un concorso per disegnatori di fumetti indetto dal giornale stesso. Alla fine del 1975, dopo essere diventato giornalista professionista, Forattini lascia "Paese Sera" per contribuire alla fondazione del nuovo quotidiano "La Repubblica" di Eugenio Scalfari entrando stabilmente nella redazione come disegnatore satirico nella pagina dei commenti. Ogni giorno, in prima pagina, appariva una sua vignetta. Nel 1978 crea l'inserto "Satyricon", il primo in Italia dedicato interamente alla satira, pubblicando alcune nuove firme, tra cui Sergio Staino ed Ellekappa.
Le prime vignette di satira politica appaiono a colori nel 1973 sul settimanale "Panorama" della Mondadori e su "Paese Sera" nel 1974. Di quel periodo rimane celebre la vignetta del 14 maggio 1974 pubblicata in prima pagina da "Paese Sera" in occasione della vittoria dei "no" al referendum per l'abrogazione della legge sul divorzio, promosso dall'allora segretario della Democrazia cristiana Amintore Fanfani: Forattini disegna una bottiglia di champagne con un tappo, raffigurato con le sembianze dello statista cattolico (vista la sua statura bassa), che vola in aria.
Da allora le vignette di Forattini non passarono più inosservate al punto che la casa editrice Feltrinelli le raccolse in un volumetto, dal titolo "Referendum Reverendum" che, uscito nel 1975, fu subito un piccolo successo editoriale ristampato nel giro di breve tempo nella collana economica Universale Feltrinelli.
Alla fine del 1975, dopo essere diventato giornalista professionista, Forattini lascia "Paese Sera" per contribuire alla fondazione del nuovo quotidiano "La Repubblica" di Eugenio Scalfari, dove, dopo aver collaborato al progetto grafico, entra stabilmente nella redazione come disegnatore satirico nella pagina dei commenti. Per il giornale di Scalfari, oltre a disegnare ogni giorno in prima pagina la vignetta, nel 1978 crea l'inserto "Satyricon", il primo in Italia dedicato interamente alla satira, pubblicando alcune nuove firme, tra cui Sergio Staino ed Ellekappa. Nel settembre 1979, e per tre mesi, è direttore del settimanale satirico "Il Male".
Nel 1982 Forattini viene chiamato a "La Stampa" di Torino per rinnovare l'impianto grafico e gli viene affidata la vignetta satirica in prima pagina. Contemporaneamente cura l'immagine e il lancio della campagna pubblicitaria della Fiat Uno e, per quattro anni, quella di prodotto dell'Alitalia. Alla fine del 1984 torna a "La Repubblica", dove, per ben 16 anni, continua a pubblicare una vignetta al giorno in prima pagina. Ma, il 30 dicembre 1999, in seguito a una querela per una vignetta dell'allora presidente del Consiglio Massimo D'Alema dove veniva raffigurato intento a purgare col bianchetto i nomi del dossier Mitrokhin (D'Alema poi ritirerà la querela), le polemiche create gli costano la rottura con la testata romana. Forattini, non sentendosi tutelato, lascia "La Repubblica", allora diretta da Ezio Mauro, e ritorna, nel 2000, a "La Stampa" di Torino, su invito dell'editore Gianni Agnelli, con cui collabora per cinque anni.
Dal 2006 al 2008 pubblica sul quotidiano "Il Giornale" di Milano e dal 1 agosto 2008 a fine 2009 collabora con "Qn - Quotidiano Nazionale", "Il Giorno", "La Nazione" e "Il Resto del Carlino".
Per quasi mezzo secolo, le sue vignette hanno ironizzato su vizi e virtù di tanti protagonisti della politica facendo la storia della satira. Ha prodotto circa 14mila vignette che hanno coinvolto presidenti della Repubblica, Papi, leader e Capi di Stato stranieri e scandito momenti importanti della vita pubblica, italiana e non solo.
Il primo politico italiano che esce dalla sua penna nera è un Andreotti che nel tempo spesso sarà tratteggiato con i canini da Dracula tanto da farlo diventare, in un suo libro raccolta: "Andreacula".
Il tratto delle sue caricature è folto, il tono sbruffone e irriverente, la caratterizzazione del potere e dei potenti (tutti, nessuno escluso) è squarciante, spesso animale (all’indomani degli attentati di mafia del 1992 disegna, infatti, la Sicilia con una enorme faccia da caimano), legata a imperfezioni fisiche o atteggiamenti ricorrenti.
Craxi lo disegnava in divisa fascista. D’Alema coi baffetti da Hitler, Spadolini con una pancia enorme e un pene piccolissimo. Veltroni era un enorme bruco e Prodi un monsignore paffutello.
E dire che il giovane Forattini, spesso intento a schizzare caricature degli insegnanti-preti del collegio religioso dove studiava, veniva redarguito e poi sul registro gli apponevano un immeritato... “0”.
I funerali si svolgeranno domani nella chiesa di Santa Francesca Romana a Milano; le ceneri, invece, saranno tumulate nella tomba di famiglia nel cimitero di Monte Porzio Catone (Roma)
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