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di Antonietta Malito

Il 19 maggio 1998, dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma scomparvero tre dipinti destinati a diventare il centro di una delle più clamorose indagini sul patrimonio artistico italiano. Erano L'Arlesiana e Il Giardiniere di Vincent van Gogh e Il Cabanon de Jourdan di Paul Cézanne.

Tre opere, tre capolavori, tre pezzi di storia che rischiarono concretamente di sparire per sempre.

Quarantotto giorni più tardi, però, quelle tele tornarono nelle mani dello Stato. A rendere possibile il recupero fu un'indagine condotta dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, costruita passo dopo passo attraverso attività investigative, intercettazioni, pedinamenti e collaborazione tra professionalità diverse.

Oggi, a quasi trent'anni da quella vicenda, uno degli uomini che parteciparono direttamente all'inchiesta decide di raccontarla.

Si chiama Pompeo Micheli e il suo libro, La banda dei piedi scalzi. La rapina del secolo alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, inaugura la collana “Memoria • Arte • Legalità”.

Una storia che esce dagli archivi

Il valore di questo libro sta innanzitutto nella prospettiva.

Micheli non ricostruisce quella vicenda affidandosi soltanto ai documenti o alla cronaca dell’epoca. È stato dentro quell’indagine, ha conosciuto le persone, seguito gli sviluppi, vissuto le difficoltà di un’operazione nella quale ogni elemento poteva rivelarsi determinante.

Dopo quasi quarant’anni trascorsi nel Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, ha scelto di mettere a disposizione dei lettori la propria esperienza. «Ho avuto il privilegio di partecipare direttamente a quell’indagine e, dopo oltre trent’anni di servizio nel Comando TPC, ho deciso di raccontarla dall’interno, ricostruendo non soltanto le fasi investigative e il recupero delle opere, ma anche il contesto umano, storico e culturale di una vicenda che appartiene ormai alla storia della tutela del patrimonio culturale italiano».

È una frase che spiega bene lo spirito del volume. Micheli non vuole semplicemente riaprire un caso giudiziario ma restituire una storia alle persone che l’hanno vissuta e alla comunità alla quale quelle opere appartengono.

Per questo nel libro entrano documenti, testimonianze, ricordi professionali e materiali inediti. La cronaca lascia spazio all’esperienza personale e il racconto dell’indagine diventa anche il racconto di un mestiere.

L’uomo dietro le indagini

Parlare di Pompeo Micheli significa parlare di una lunga vita professionale trascorsa a difendere ciò che spesso viene considerato indifeso soltanto perché non può parlare.

Un quadro non può denunciare la propria scomparsa, una scultura non può raccontare dove è stata portata, un reperto archeologico non può spiegare da quale luogo è stato sottratto. Sono gli investigatori a dover ricostruire la sua storia.

Micheli ha dedicato quasi quattro decenni a questo compito, prendendo parte a numerose indagini contro i reati che colpiscono il patrimonio culturale. La sua esperienza attraversa quindi non solo il caso della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, ma una parte importante della storia italiana della lotta al traffico illecito di opere d’arte.

È anche per questo che il suo racconto assume un significato particolare. Non parla da osservatore, ma da professionista che ha trascorso una vita a confrontarsi con un mondo nel quale l’arte può diventare oggetto di traffici criminali e nel quale il recupero di un’opera richiede competenze investigative, conoscenza del patrimonio e una rete di collaborazione istituzionale.

Dietro il risultato delle quarantotto giornate di indagine ci sono persone, ore di lavoro, decisioni, verifiche, attese e intuizioni. Ed è proprio questa dimensione, spesso invisibile, che Micheli porta dentro il libro.

Quarantotto giorni che cambiarono la storia di tre capolavori

La rapidità del recupero rende ancora più significativa quella vicenda.

Tre opere, di Van Gogh e Cézanne, sottratte da uno dei principali musei italiani, avrebbero potuto imboccare percorsi clandestini difficilissimi da ricostruire. Il loro valore artistico e la loro notorietà le rendevano particolarmente importanti, ma proprio la loro riconoscibilità poteva allo stesso tempo trasformarle in beni estremamente delicati da movimentare e collocare. L’inchiesta riuscì a ricostruire progressivamente la strada che avrebbe consentito di arrivare alle opere e ai responsabili del furto.

Il libro racconta proprio questo lavoro: non la versione cinematografica dell’investigazione, fatta soltanto di inseguimenti e colpi di scena, ma quella reale, nella quale il risultato nasce dalla somma di tanti passaggi apparentemente piccoli.

È qui che La banda dei piedi scalzi assume anche un valore divulgativo. Mostra quanto sia complesso proteggere il patrimonio culturale e quanto siano importanti la specializzazione e la collaborazione tra magistrati, investigatori e professionisti dei musei.

Quando un quadro diventa memoria

C’è poi un'altra ragione per cui la storia raccontata da Micheli va oltre il semplice caso criminale.

Le opere sottratte non erano semplicemente beni di grande valore economico ma parte della storia dell’arte e della memoria culturale del Paese. Recuperarle significò quindi restituire alla collettività qualcosa che era stato sottratto a tutti. È una consapevolezza che attraversa l’intero progetto editoriale e che Micheli esprime con parole particolarmente nette: «Difendere un’opera d’arte significa difendere la memoria di un popolo. Le opere possono essere recuperate, ma se non custodiamo il ricordo delle indagini, delle persone e delle istituzioni che hanno reso possibile quel recupero, rischiamo di perdere una parte della nostra storia».In questa frase c'è anche la ragione per cui nasce la collana “Memoria • Arte • Legalità”.

Oltre al ricordo delle opere recuperate, Micheli vuole conservare quello degli uomini e delle donne che hanno contribuito a salvarle.

La prefazione di Luca Nannipieri e una collana che guarda avanti

A introdurre il volume è Luca Nannipieri, storico dell’arte e divulgatore, autore della prefazione.

Il suo contributo accompagna il racconto investigativo con una riflessione sul significato della tutela del patrimonio, inteso come difesa della memoria storica e culturale. La banda dei piedi scalzi è soltanto il primo tassello di un progetto più ampio. La collana ideata da Micheli nasce infatti con l’ambizione di riportare alla luce altre grandi indagini legate alla protezione del patrimonio culturale italiano. Tra le vicende che saranno affrontate nei prossimi volumi figurano il furto dei diciassette dipinti dal Museo di Castelvecchio di Verona e l’Operazione Gemini. Il filo conduttore sarà sempre quello di raccontare dall’interno ciò che spesso rimane nascosto dietro il risultato finale.

Un lavoro di squadra

Forse il merito più importante di questo libro è proprio quello di ridimensionare l’idea dell’investigatore solitario. Il recupero dei capolavori di Van Gogh e Cézanne non è il risultato dell’azione di un singolo uomo ma il frutto di una macchina investigativa nella quale esperienze e competenze diverse hanno dovuto incontrarsi.

Micheli, però, sceglie di metterci la faccia e la memoria. Dopo una vita trascorsa nel Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, avrebbe potuto limitarsi a considerare quell’indagine una delle tante tappe di una lunga carriera, invece ha scelto di fermarsi, tornare indietro nel tempo e raccontare.

È un gesto che dice molto della sua idea di professione perché dietro il recupero di un Van Gogh, non ci sono soltanto un’indagine riuscita e un’opera tornata al museo. Ci sono la responsabilità di chi sapeva che quelle tele non erano sostituibili, la pazienza di chi le ha cercate e la consapevolezza che perderle avrebbe significato impoverire la storia di tutti. 

 

 

 

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Info Autore
Antonietta Malito
Author: Antonietta Malito
Biografia:
Antonietta Malito, giornalista e scrittrice, si è laureata in Scienze Economiche e Sociali presso l’Università della Calabria, dove ha conseguito anche un Master in Management Pubblico. Coltiva, sin da bambina, una profonda passione per la scrittura, che l'ha portata a costruire un percorso professionale ricco e variegato nel mondo del giornalismo e della cultura. Direttore responsabile di Diario Pontino - Magazine di Latina, collabora stabilmente con La Voce del Savuto, di cui è stata direttore, e con La Voce agli italiani. È coordinatrice nazionale del Centro Studi "Atlantide" per le Arti e la Letteratura. Ha scritto per le testate giornalistiche: Edizione della Sera, La Provincia Cosentina, Calabria Ora, Calabria.Live (dove ha curato la rubrica domenicale “Nextelling”), il periodico Grimaldi 2000, la rivista internazionale MedAtlantic, il magazine di moda Life & People, il giornale online Italiani.it (la rete globale degli italiani nel mondo), e per i portali internazionali Malta.it, Parigi.it, Madrid.it, Toronto.it. Ha diretto la rivista culturale Tracce di un tempo. Opere pubblicate: Grimaldi, viaggio nel 2008; Grimaldi, I tesori del borgo smeraldo (vol. I); Trasparente, pensieri e poesie (Atlantide Edizioni); Fino all’alba (Bertoni Editore). Opere in coautoria: Savuto, sprazzi di folclore; Riti e tradizioni della Settimana Santa nel Savuto; Lungo le vie del tempo (Atlantide Edizioni). Ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo impegno culturale e giornalistico, tra cui il Premio Sabatum 2006 per il Giornalismo e il Premio Autori Italiani. Oltre alla scrittura, coltiva con passione anche la fotografia, l’arte, la natura e l’amore per gli animali.
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