La Calabria protagonista al Castello di Rorà con l’opera di Roberto Mendicino, selezionata per la settima edizione della rassegna “Rosso di terra”
RORARTE 2026
“ROSSO DI TERRA – Territorio, tradizione e identità rurale”
Al Castello di Rorà torna la settima edizione della rassegna d’arte contemporanea dedicata al territorio e alle molteplici interpretazioni del rosso.
Costigliole d’Asti, settembre 2026 – Torna RorArte, giunta quest’anno alla sua settima edizione, con il progetto espositivo “ROSSO DI TERRA – Territorio, tradizione e identità rurale”.
La mostra, patrocinata dal Comune e curata da Monia Perrone, artista e presidente dell’Ass. Fermenti APS, sarà ospitata negli spazi del Castello di Rorà di Costigliole d’Asti dall’11 settembre all’11 ottobre 2026, trasformando ancora una volta uno dei luoghi più rappresentativi del paese in uno spazio di incontro tra arte contemporanea, cultura e territorio.
Un’edizione che conferma e amplia la vocazione di RorArte ad aprirsi a esperienze e sensibilità differenti. Le opere in mostra arrivano infatti non soltanto dal Piemonte, ma anche da diverse regioni italiane, tra cui Puglia, Calabria e Veneto, fino a superare i confini nazionali con la partecipazione di artisti provenienti da Olanda, Ucraina, Spagna e Polonia.
Un intreccio di provenienze, linguaggi e visioni che trova nel tema scelto per il 2026 un terreno comune di confronto.
Protagonista di questa edizione è il rosso, interpretato non soltanto come colore, ma come materia, emozione, memoria, identità e simbolo.
Rosso come la terra.
Rosso come il vino.
Rosso come il fuoco, il sangue, la passione, il lavoro e le radici.
Un tema volutamente ampio, pensato per lasciare agli artisti la massima libertà interpretativa e andare oltre una rappresentazione esclusivamente paesaggistica del territorio. Le opere selezionate restituiscono così visioni differenti, accomunate da un unico filo cromatico e narrativo.
RorArte 2026 vuole raccontare il territorio senza limitarsi a rappresentarlo, cercando nei colori, nei gesti, nelle memorie e nelle suggestioni ciò che contribuisce a costruire l’identità di un luogo.
La manifestazione è organizzata da Fermenti – Arte, Saperi e Sapori APS, in collaborazione con il Comune di Costigliole d’Asti, con l’obiettivo di creare un dialogo sempre più stretto fra espressione artistica, comunità e realtà locali.
La filosofia di Fermenti nasce proprio dall’incontro tra arte, saperi e sapori, tre elementi capaci di raccontare un territorio nella sua complessità e di mettere in relazione artisti, associazioni, attività commerciali, produttori, strutture ricettive e cittadini.
Per questa settima edizione RorArte vuole inoltre uscire simbolicamente dalle sale espositive e coinvolgere sempre più il paese, rafforzando il rapporto tra la mostra e il tessuto sociale ed economico di Costigliole d’Asti.
E proprio questo legame con il territorio proseguirà anche oltre l’11 ottobre, data di chiusura ufficiale della mostra al Castello. Una selezione delle opere rimarrà infatti esposta nelle sale del Castello di Rorà, facendo da cornice a Rosso Barbera, manifestazione cardine del calendario costigliolese dedicata alla Barbera e al territorio.
Le altre opere lasceranno invece le sale espositive per entrare nel cuore del paese: saranno ospitate nelle vetrine delle attività del centro, dando vita a un percorso diffuso che accompagnerà residenti e visitatori lungo le vie centrali di Costigliole d’Asti.
La mostra assumerà così una nuova forma, prolungandosi fino al 3 novembre 2026 e trasformando il centro storico in una sorta di galleria a cielo aperto, in cui arte, commercio e vita quotidiana si incontrano.
Un modo per far sì che RorArte non abbia soltanto una durata nel tempo, ma lasci una traccia nel paese, accompagnando uno dei momenti più importanti dell’autunno costigliolese e invitando il pubblico a scoprire le opere anche fuori dagli spazi tradizionalmente dedicati all’arte.
Durante la manifestazione saranno assegnati diversi premi, tra cui il Premio Banca d’Alba, il Premio del Pubblico e il Premio Fermenti, ai quali potranno affiancarsi ulteriori riconoscimenti promossi dalle realtà e dalle associazioni del territorio.
Il pubblico sarà chiamato non soltanto a visitare la mostra, ma anche a partecipare attivamente attraverso il proprio voto, contribuendo alla scelta di una delle opere premiate.
RorArte conferma così la propria vocazione: non una mostra fine a se stessa, ma un progetto culturale capace di creare relazioni, curiosità e nuove occasioni di incontro intorno all’arte.
Un progetto che parte dal Castello, attraversa il paese e continua nel tempo, accompagnando Costigliole d’Asti attraverso uno dei colori che più profondamente ne raccontano l’identità: il rosso.

ROBERTO MENDICINO TRA I 64 ARTISTI SELEZIONATI
Sono 64 gli artisti selezionati per questa settima edizione di RorArte e, tra le diverse sensibilità artistiche presenti, si distingue la partecipazione di Roberto Mendicino, artista calabrese, con l’opera “Il Custode del Rosso”.
Sono molto felice di aver superato la selezione del concorso RORARTE 2026, un riconoscimento che accolgo con grande soddisfazione perché rappresenta un'ulteriore occasione per confrontare la mia ricerca artistica con una realtà espositiva e con altri linguaggi contemporanei.
Ho scelto di presentare Il Custode del Rosso, un’opera nella quale confluiscono alcuni dei temi che da tempo attraversano la mia pittura: la memoria, la tradizione, il paesaggio, il rapporto tra passato e presente e il rosso come elemento identitario della mia ricerca. Ringrazio di cuore tutta la commissione e in particolar modo Monia Perrone Artista.
Il Custode del Rosso, olio su tela, 80x60, 2026.
Con quest’opera trasformo il paesaggio di Costigliole d’Asti in una visione sospesa tra realtà, memoria e sogno. Non parto dalla metafisica o dal surrealismo come modelli da imitare: parto da una tradizione popolare esistente, dalla cultura contadina, dagli oggetti, dai gesti della vendemmia e dalla memoria storica del territorio. È questa materia reale che trasformo attraverso il mio linguaggio.
La metafisica entra successivamente nella mia ricerca, attraverso la sospensione del tempo, gli spazi silenziosi, le proporzioni alterate, le forme isolate e le ombre lunghe. Ma non mi fermo alla citazione della metafisica: la supero riportandola dentro una memoria concreta e popolare, fatta di terra, lavoro, vendemmia e identità.
Le colline di Costigliole diventano dune, mantenendo nel loro andamento il ritmo dei filari. Non voglio però ricostruire un paesaggio realistico come quello che potremmo osservare in una fotografia. Sullo sfondo il paese è volutamente immerso nella nebbia: non rappresento il castello, ma lascio emergere soltanto la torre campanaria, mentre il resto viene occultato dalla nebbia. È una scelta precisa: non voglio documentare Costigliole, ma trasformarla in una memoria, in una visione.
Il cielo passa dal blu profondo al rosso acceso dell’orizzonte. Il rosso, cifra della mia ricerca, è terra, vino, sangue, passione e identità. È il filo cromatico e simbolico che attraversa l’intera opera e lega il paesaggio alla figura umana.
Sul lato destro dell’opera compare il Custode senza volto. Non è semplicemente una figura umana inserita nel paesaggio, ma rappresenta l’uomo del presente chiamato a custodire ciò che proviene dal passato. È una figura contemporanea, ma allo stesso tempo senza tempo: il volto cancellato lo priva di un’identità individuale e lo trasforma in una presenza universale, in colui che riceve un’eredità che non gli appartiene completamente, ma che ha il compito di conservare e trasmettere.
Al centro del Custode, il rosso prende forma nel cuore. Quel cuore rosso non è soltanto un elemento anatomico o decorativo: è il nucleo simbolico della figura, ciò che rende umano il Custode e allo stesso tempo lo lega profondamente alla terra. Il cuore contiene il rosso della mia pittura: il rosso del vino, della terra, del sangue, della passione e della memoria. È come se tutto ciò che la terra ha custodito nel tempo fosse confluito in quel punto, trasformandosi in sentimento e coscienza.
Il Custode diventa così colui che porta dentro di sé la memoria della terra. Il suo cuore rosso è ciò che ancora unisce l’uomo contemporaneo alle proprie radici, alla cultura contadina, al lavoro dei campi e alla vendemmia. È una memoria che non è soltanto storica, ma emotiva e vitale: qualcosa che continua a vivere nel presente.
La Stele del Rosso rappresenta invece il passato. Non è una costruzione dell’uomo: sembra emergere direttamente dalla terra, come se fosse sempre appartenuta al paesaggio e ne costituisse una presenza primordiale. È la terra stessa che si fa forma, memoria e testimonianza. Se la Stele custodisce ciò che viene da lontano, il Custode rappresenta colui che oggi riceve quella memoria e la porta con sé.
Come nelle mie ultime opere, rendo nitidi e particolarmente definiti gli oggetti che ritengo più importanti, indipendentemente dalla loro collocazione nello spazio pittorico. La nitidezza non coincide necessariamente con il primo piano: è una scelta attraverso la quale stabilisco dei punti di attenzione e conferisco maggiore forza visiva e simbolica agli elementi che considero fondamentali.
In quest’opera l’uva, le cesoie e la vecchia bottiglia senza etichetta acquistano una definizione particolare rispetto alla dimensione più sfumata e sospesa del paesaggio. Sono elementi fondamentali della vendemmia e dell’identità storica rurale e, attraverso la loro nitidezza, diventano da semplici oggetti quotidiani segni della memoria, del lavoro e della tradizione. Il contrasto con il paese avvolto dalla nebbia e con le forme più visionarie del paesaggio è quindi voluto e contribuisce alla costruzione della visione.
Le ombre lunghe, tutte orientate nella stessa direzione, amplificano la dimensione metafisica e diventano tracce del tempo: ciò che l’uomo ha fatto sulla terra e che continua a rimanere.
La mia pittura nasce quindi dalla tradizione, attraversa la metafisica ma non si esaurisce in essa. La supera trasformando la sospensione metafisica in memoria popolare, il simbolo in esperienza vissuta e il paesaggio reale in una visione personale.
La Stele è il passato.
Il Custode è il presente.
Il cuore rosso è la memoria viva che li unisce.
La tradizione è la radice.
Il rosso è il filo che attraversa il tempo e tiene insieme terra, uomo e memoria.
RORARTE 2026 – “ROSSO DI TERRA”
Castello di Rorà – Costigliole d’Asti
11 settembre – 11 ottobre 2026
Percorso espositivo diffuso fino al 3 novembre 2026
Curatrice: Monia Perrone
Organizzazione: Fermenti – Arte, Saperi e Sapori APS
In collaborazione con: Comune di Costigliole d’Asti.
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Nella foto di copertina, l’opera “Il Custode del Rosso”, olio su tela, 80x60, 2026

