di Stefano Dentice
Un teatro può e deve diventare anche un luogo di accoglienza. È quello che succede a Vimercate (provincia di Monza e Brianza), con l’apertura del primo Teatro Civico.
L’Auditorium del Centro Scolastico Omnicomprensivo di via Adda si trasforma in uno spazio di incontro, cultura e spettacolo aperto a tutti, ideato con l’elogiabile intenzione di accogliere le nuove generazioni e l’intera cittadinanza.
La gestione è di ArteVOX Teatro, che per gli spettacoli di prosa e della rassegna Ogni favola è un gioco si occuperà dell’accessibilità anche per un pubblico di persone neurodivergenti.
Sabato 7 novembre l’inaugurazione della prosa con Poveri Cristi, spettacolo teatrale del noto regista Ascanio Celestini.
Il regista Ascanio Celestini (foto di Chiara Pasqualini - Musa)
Marta Galli, fondatrice e presidente di ArteVOX Teatro, nonché direttrice artistica del Teatro Civico di Vimercate, racconta la genesi e descrive la mission di questa lodevole operazione culturale e sociale.
Il nobile intento di concepire un teatro come luogo di accoglienza è sinonimo di inclusione, nel segno di un forte spirito di aggregazione. Quando e come nasce questa esigenza?
«Negli anni di lavoro nei teatri per le scuole, ci siamo rese conto che molti bambini venivano esclusi dall’esperienza culturale non perché fossero “sbagliati”, ma perché lo era l’esperienza proposta. Stavamo chiedendo a una parte significativa del pubblico di partecipare secondo modalità che non rispondevano ai loro bisogni e alle loro necessità di accesso. Se la cultura è un diritto di tutti, renderla accessibile è un dovere di chi opera in ambito culturale. Non sono le persone a dover cambiare o adattarsi, ma i contesti, gli spazi, le modalità di fruizione e i contenuti a dover essere ripensati. Parliamo di neurodivergenti, nello spettro autistico, con disabilità sensoriali, cognitive, motorie o multiple e complesse. Cambiare il design dell’esperienza culturale, mettendo al centro i bisogni dei pubblici, è una rivoluzione. Ma l’accessibilità non è una concessione: è un diritto».
La sala ha subìto un restyling per renderla più idonea agli spettacoli. ArteVOX Teatro, a tal proposito, ha realizzato una stanza di decompressione per persone neurodivergenti e nello spettro dell’autismo. Nello specifico, in cosa consiste questo spazio dedicato?
«La stanza di decompressione nasce dall’esperienza che ArteVOX Teatro porta avanti da anni nell’ambito del teatro accessibile, anche attraverso il progetto Supersensibile realizzato nella sala teatrale di Oreno. Il Teatro Civico di Vimercate sarà il primo del territorio a dedicare uno spazio alla decompressione sensoriale, rivolto a persone neurodivergenti, nello spettro autistico e a chiunque necessiti di un ambiente tranquillo e raccolto. La stanza permette di ritirarsi prima, durante o dopo lo spettacolo, quando gli stimoli sensoriali diventano eccessivi, senza dover rinunciare alla partecipazione culturale. La sua unicità risiede anche nella presenza delle opere dell’artista Rossana Maggi, che trasformano lo spazio in un luogo d’incontro con la bellezza, dove esplorare, osservare e creare relazioni con l’arte secondo i propri tempi e la propria sensibilità. Per ArteVOX, accessibilità significa trasformare gli ambienti, non chiedere alle persone di adattarsi, ma ampliare le possibilità di partecipare alla cultura, riconoscendo la pluralità dei modi di percepire, sentire e vivere l’esperienza artistica».
C’è la figura di un manager dell’accessibilità che accoglie le necessità di diverse persone. Esattamente, che ruolo svolge in questo progetto?
«La figura dell’accessibility manager traduce il principio dell’accessibilità in azioni concrete, accompagnando il pubblico prima, durante e dopo l’esperienza teatrale. Non si limita a informare sui servizi disponibili, ma ascolta i bisogni, individua le barriere e facilita una partecipazione autonoma e consapevole. Al Teatro Civico di Vimercate questo ruolo è svolto da Anna Maini, cofondatrice di ArteVOX, autrice e regista teatrale. È un punto di riferimento per il pubblico: orienta negli spazi, presenta gli strumenti disponibili, supporta l’utilizzo della stanza di decompressione e dialoga con il personale per garantire un’accoglienza attenta alle diverse esigenze. Questa competenza nasce anche dalla formazione internazionale di ArteVOX con realtà britanniche di riferimento come Bamboozle Theatre Company, Unicorn Theatre e Oily Cart. Ne deriva una visione dell’accessibilità come approccio trasversale, che coinvolge spazi, professionalità e relazioni. L’obiettivo non è decidere per le persone, ma offrire strumenti e condizioni affinchè ciascuna possa vivere il teatro in base alle proprie modalità, senza che l’accessibilità resti un servizio aggiuntivo, ma diventi parte integrante dell’esperienza culturale».
A inaugurare la stagione di prosa con Poveri Cristi sarà il noto attore teatrale, regista, scrittore e drammaturgo Ascanio Celestini. Attraverso la sua arte e il suo spettacolo, Celestini cercherà di sensibilizzare e smuovere le coscienze da un torpore intellettuale e culturale sempre più dilagante?
«La ricerca artistica di Ascanio Celestini è profondamente vicina ai valori di ArteVOX. Il suo teatro dà voce a chi resta ai margini della narrazione dominante, racconta fragilità, esclusione, ingiustizia, e ci invita a guardare la realtà da prospettive diverse. Solidarietà, accoglienza, attenzione agli ultimi, pace e antifascismo sono valori che attraversano il suo lavoro e la nostra identità culturale. Crediamo che il teatro debba aprire domande, stimolare il pensiero critico e creare occasioni di confronto, soprattutto in un tempo dove rischiamo di assuefarci alle disuguaglianze. Come direttrice artistica, nutro da sempre una grande stima per Ascanio Celestini e per la coerenza del suo percorso artistico e civile. Ho già programmato suoi lavori, come Fabbrica, in altri contesti culturali da me curati, e sono felice di accogliere “Poveri Cristi” al Teatro Civico di Vimercate. Aprire la stagione di prosa con questo spettacolo significa dichiarare la nostra idea di teatro, ovvero uno spazio capace di interrogare il presente, restituire dignità alle storie invisibili e ricordarci che la cultura non è un lusso, ma uno strumento fondamentale per costruire consapevolezza, empatia e comunità».
Che tipo di risposta culturale e sociale si aspetta da parte dei cittadini, delle scuole e delle varie associazioni?
«Ci auguriamo che il nuovo Teatro Civico venga accolto con entusiasmo, curiosità, gioia e che cittadini, scuole e associazioni lo sentano come un luogo proprio, da abitare e far crescere insieme. Stiamo investendo tutte le nostre energie per costruire un teatro vivo, aperto e inclusivo. È una sfida appassionante, ma anche complessa. Gestire una struttura di questa portata comporta un impegno economico e organizzativo significativo per una compagnia indipendente come ArteVOX. Il sostegno di Fondazione Cariplo, attraverso il bando Luoghi da rigenerare, è stato fondamentale per porre le basi di questo progetto, ma nei prossimi anni questo luogo deve diventare un punto di riferimento partecipato e condiviso da tutta la città per garantirne la sostenibilità. Ci auguriamo anche che il tessuto imprenditoriale, in questo territorio molto attivo e diffuso, possa sostenere il progetto e aumentare la sua ricaduta su tutta l’area».
Secondo lei, in definitiva, il teatro può rappresentare davvero una fonte di arricchimento per l’essere umano sotto tutti i punti di vista?
«Credo che il teatro non sia soltanto intrattenimento, ma uno strumento di conoscenza, emancipazione e trasformazione collettiva. Come ci insegna Gramsci con la riflessione sull’egemonia culturale, la cultura contribuisce a costruire il senso comune, ma può anche mettere in discussione stereotipi e disuguaglianze, aprendo nuovi immaginari. Una comunità culturalmente viva è più consapevole e capace di confrontarsi con la complessità. Il teatro genera pensiero critico, relazioni e dialogo, contribuendo al welfare culturale, un approccio che riconosce proprio alla partecipazione culturale un ruolo nel benessere delle persone e delle comunità. Per questo, per ArteVOX, l’accessibilità è una responsabilità, non un servizio aggiuntivo. Significa ripensare spazi, linguaggi e programmazioni affinché tutte le persone possano partecipare. Vorremmo che il Teatro Civico di Vimercate diventasse un presidio culturale capace di generare incontro, cittadinanza e senso di appartenenza. Perché promuovere una cultura accessibile significa difendere la possibilità di costruire una società più consapevole, solidale e democratica».
Marta Galli, direttrice artistica del Teatro Civico, con il sindaco di Vimercate Francesco Cereda

