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di  Monica Vendrame

Dieci mesi di separazione, un incontro programmato e poi l’ennesimo stop. A Palmoli il ritorno dei bambini dai genitori salta per presunte ragioni di “sicurezza e privacy”.

Ma quando la tutela produce altra sofferenza, qualche domanda bisogna pur farsela.

Doveva essere una giornata diversa. La prima vera tappa verso casa dopo quasi trecento giorni di lontananza.

I tre bambini della cosiddetta famiglia nel bosco avrebbero dovuto raggiungere Catherine Birmingham e Nathan Trevallion nella casa concessa in comodato dal Comune di Palmoli e trascorrere con loro alcune ore.

Non una fuga. Non un ritorno definitivo deciso arbitrariamente dai genitori. Un momento previsto nell’ambito del riavvicinamento disposto dal Tribunale per i minorenni.

E invece, ancora una volta, tutto si è fermato.

Secondo quanto riferito dal sindaco Giuseppe Masciulli, i servizi sociali hanno ritenuto che non vi fossero sufficienti condizioni di sicurezza e privacy. Il primo cittadino ha però raccontato che i giornalisti presenti erano stati invitati ad allontanarsi e che, nel giro di pochi minuti, l’area era stata liberata. Ha perfino annunciato di avere documentato fotograficamente la situazione e di voler mettere quanto accaduto nero su bianco.

Ed è qui che nasce una domanda semplicissima.

Che cosa mancava ancora?

Se il problema erano le telecamere, le telecamere erano state allontanate. Se il problema era la riservatezza dei minori, Comune e forze dell’ordine erano presenti proprio per garantirla. Se il riavvicinamento è stato autorizzato, qualcuno avrebbe dovuto organizzarlo affinché potesse davvero avvenire.

Non scoprirne gli impedimenti quando i bambini stanno per arrivare.

Perché dietro formule come “condizioni di sicurezza”, “monitoraggio”, “gradualità”, “percorso protetto” ci sono tre bambini che aspettano di vedere mamma e papà.

E ci sono due genitori ai quali da mesi viene chiesto di adeguarsi, dimostrare, attendere, collaborare.

Lo hanno fatto.

Hanno accettato una nuova abitazione, il controllo dei servizi, un ricongiungimento graduale. I figli, intanto, si preparano anche all’ingresso nella scuola pubblica. Il Tribunale ha stabilito tappe successive che dovrebbero prevedere dapprima incontri diurni e successivamente anche pernottamenti nei fine settimana.

Eppure persino qualche ora insieme sembra trasformarsi in un’impresa.

Nelle ore successive è circolata anche l’ipotesi di un incontro in un altro luogo protetto, ma resta il dato centrale: il ritorno previsto nella casa di Palmoli non si è svolto come programmato.

C’è un punto sul quale bisognerebbe riuscire a essere d’accordo indipendentemente dal giudizio sulle scelte di vita di Catherine e Nathan: la tutela dei minori non può coincidere con un susseguirsi indefinito di rinvii, ostacoli e procedure.

La prudenza è necessaria. Il benessere dei bambini viene prima di tutto. Ma proprio per questo ogni decisione dovrebbe essere misurata sulle conseguenze concrete che produce su di loro.

Perché a forza di tutelare un abbraccio da ogni possibile rischio, si rischia di impedire proprio quell’abbraccio.

 

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Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
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