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di Vito Sorrenti

All'osservatore attento della realtà che ci circonda e degli eventi tragici, disastrosi e luttuosi che si dipanano sotto i nostri occhi quotidianamente, non può sfuggire la drammatica situazione che lasceremo alle future generazioni. Non può sfuggire il fatto che l'uomo moderno ha affinato le sue capacità distruttive ma, in pari tempo, ha dissipato le sue qualità morali, sociali, umane, e che il progresso tecnico scientifico ha generato una regressione umana devastante, senza limiti e senza alcun rispetto né per l'umano né per il divino. Non può sfuggire il fatto che la disumanizzazione dell'uomo e la sua indifferenza verso le tragedie, gli orrori, le barbarie che colpiscono anche le creature più indifese hanno raggiunto limiti mai visti prima.

Ma la maggioranza della popolazione, a giudicare dall'assenza di qualsivoglia consistente reazione, non se ne cura. Anzi, sembra assuefatta a ogni sorta di orribile misfatto. Altrimenti non si spiega come, di fronte ai cambiamenti climatici e alla crisi ambientale — che rappresentano una minaccia trasversale per ecosistemi, agricoltura, acqua, salute, economie e insediamenti umani —, alle armi nucleari disseminate in ogni angolo del mondo e capaci di provocare conseguenze catastrofiche; alla siccità che provoca desertificazione e scarsità alimentare per milioni di persone; alla crisi demografica e agli squilibri della popolazione, che generano denatalità e invecchiamento in molti Paesi; all’intelligenza artificiale e ai suoi frutti avvelenati (disinformazione, trasformazione del lavoro, attacchi cibernetici e impieghi militari) e, soprattutto, agli orrori, alle carneficine e ai genocidi perpetrati dai potenti di turno, non vi sia un sollevamento importante né alcuna manifestazione globale.

Insomma, il mondo, soprattutto il mondo occidentale, sempre più disumanizzato, egoista e cieco, sembra andare allegramente verso il precipizio, come i passeggeri del Titanic che cenavano allegramente mentre andavano a schiantarsi sull’iceberg.

Di fronte a tutto questo, davanti a un futuro che si prospetta sinistro e nefasto, davanti al rischio sempre più concreto di precipitare nell’abisso, non è più sufficiente assistere in silenzio. È necessaria una mobilitazione globale capace di risvegliare le coscienze assopite, di denunciare le ingiustizie e le disuguaglianze, di custodire la memoria degli eventi tragici e dolorosi del passato e del presente e di innescare una svolta che porti a riprendere il cammino verso un nuovo umanesimo.

Un nuovo umanesimo che non si limiti a evocare valori astratti, ma che elimini lo squallore e il degrado che attraversano la società civile, restituendo decoro, responsabilità e senso del limite. Un umanesimo che sappia riconoscere che la crisi non è solo ambientale, politica o tecnologica, ma innanzitutto crisi dell’uomo, della sua capacità di pensare con la propria testa, di sentire, di scegliere, di custodire ciò che è fragile, e di difendere ciò che ancora resiste all’avanzare della brutalità, dell’indifferenza, del cinismo e del nichilismo.

Un umanesimo che sappia anche scegliere leader integri, non scellerati né moralmente deviati come molti di quelli attuali, le cui azioni aberranti stanno mettendo a soqquadro il mondo e aggravando le crisi già in atto. Ma soprattutto un umanesimo che non deleghi più la salvezza dell’umano ai potenti di turno: che rimetta al centro la responsabilità collettiva, la vigilanza democratica, la capacità dei popoli di dire “no” all’ingiustizia e “sì” alla dignità. Perché la dignità non è un ornamento morale: è la condizione minima per la convivenza umana.

Un umanesimo capace di “rifare l’uomo” (Salvatore Quasimodo), di ricostruire la sua dignità, di rimettere al centro la persona, la verità, la giustizia, la cura dell’altro e del pianeta, e di pretendere che chi guida le comunità sia esempio di equilibrio, competenza e rettitudine. Ma anche un umanesimo che sappia educare alla complessità, che restituisca profondità al pensiero, che contrasti la superficialità che oggi divora tutto: il linguaggio, la memoria, la compassione. Un umanesimo che riconosca il limite come fondamento della libertà, non come ostacolo.

Perché solo invertendo la rotta sarà possibile arrestare la corsa verso il precipizio e riaprire un cammino di rinascita morale e civile, prima che l’ombra della disumanizzazione diventi definitiva, sempre che l’uomo continui a calpestare il suolo del nostro minuscolo pianeta e prima che ogni luce venga inghiottita dal buio che egli stesso ha generato.

 

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Info Autore
Vito Sorrenti
Author: Vito Sorrenti
Biografia:
Vito Sorrenti, nato a Polia (VV) il 27 luglio 1952, risiede a Sesto San Giovanni. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, tra cui Gocce d’amore (1994), Vagando con la mente (2002, prefazione di Neuro Bonifazi, Helicon), Poesie (2008, Comune di Leonforte, vincitore dell’omonimo Premio), Amebeo per Euridice (2009, prefazione di Mauro Decastelli), La poesia è una ladra (2010, Centro Studi Tindari Patti), Poesie d’amore (2015, Vitale Edizioni), I Derelitti (Premio Internazionale “Il Convivio”, 2014), Visioni culturali (Premio “Antonio Filoteo Omodei”, Il Convivio, 2016) e Chiari oscuri del dolore (Premio “Patrizia Brunetti”, 2016). Ha inoltre pubblicato il saggio Personaggi illustri calabresi (Amazon, 2020) e la raccolta Versi avversi e diversi (Amazon, 2023).
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