Vienna apre il confronto su un possibile divieto costituzionale. Al centro non c’è la libertà religiosa, ma il tentativo di separare la fede da un progetto politico incompatibile con l’ordinamento democratico
di Monica Vendrame
L’Austria ha aperto un dibattito destinato a superare i propri confini. Il cancelliere Christian Stocker ha proposto di vietare il cosiddetto Islam politico, mentre il governo sta lavorando alla definizione concreta del progetto.
Una precisazione è fondamentale: non si parla di proibire l’Islam come religione.
Il punto è un altro: distinguere chi vive liberamente la propria fede, rispettando le leggi dello Stato e i diritti fondamentali, da chi utilizza la religione come strumento per imporre un diverso ordine politico e giuridico.
È qui che passa il confine.
Pregare, osservare i propri precetti, professare l’Islam e mantenere la propria identità religiosa rientrano pienamente nella libertà di culto. Diverso è pretendere che norme religiose prevalgano sulle leggi dello Stato, sull’uguaglianza tra uomini e donne, sulla libertà individuale o sul diritto di cambiare religione.
In quel momento non si discute più soltanto di fede. Si entra nel terreno della politica e del potere.
Ed è proprio questo che l’Austria sta cercando di definire: cosa debba intendersi per “Islam politico” e quali organizzazioni possano rappresentare un progetto incompatibile con l’ordinamento democratico.
Il tema è delicato, perché una norma del genere può avere senso soltanto se riesce a separare con estrema chiarezza il credente dall’estremista, la religione dal progetto politico, la pratica spirituale dal tentativo di sovvertire le istituzioni.
La questione riguarda anche gli stessi musulmani che vivono in Europa.
Molti hanno scelto società nelle quali esistono libertà individuali, pluralismo, uguaglianza davanti alla legge e diritti che altrove non sempre sono garantiti.
Integrare non significa rinunciare alla propria fede. Significa riconoscere che la legge dello Stato vale per tutti.
Ed è forse questo il punto più importante del dibattito austriaco.
Per questo il confronto aperto in Austria merita attenzione anche nel resto d’Europa.
Perché quando una religione viene vissuta come fede, la libertà deve essere piena.
Quando invece diventa un progetto per sostituire l’ordinamento democratico con un sistema politico-religioso, la questione cambia completamente.

