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di Vito Sorrenti

Anche se da vari decenni vivo fuori dalla Calabria, continuo a guardare con interesse e affetto a quello che succede nella mia terra e alle proposte che si fanno per rilanciare i territori e costruire un futuro dignitoso per chi decide di rimanere.

Per questo motivo, ho seguito e seguo con attenzione il tema della “restanza”, cioè la scelta di restare nella propria terra e di provarci lì, senza essere costretti a partire.

Però, se vogliamo parlare seriamente di restanza, dobbiamo avere il coraggio di dire la verità. Non basta fare una bella narrazione della Calabria. Non basta ricordare quanto sono belli i nostri mari, la nostra storia millenaria, i valori dell’ospitalità e dell’accoglienza che vengono dalla tradizione magnogreca. Non basta parlare della bontà dei nostri cibi e dell’unicità dei nostri prodotti: il bergamotto, la cipolla di Tropea, la patata della Sila e tante altre eccellenze.

Tutto questo è vero e va ricordato. Ma non basta.

Chi vuole davvero il riscatto della Calabria deve anche guardare in faccia la realtà e chiedersi perché questa terra fatica ancora a crescere e a dare opportunità ai suoi figli.

Chi dice di amare la propria terra deve anche fare i compiti a casa. Deve avere il coraggio di denunciare le ingiustizie sociali, gli abusi dei potenti che controllano pezzi di territorio, la prepotenza di certi poteri locali che soffocano il merito e l’iniziativa. Deve parlare senza paura della corruzione politica e amministrativa che indebolisce le istituzioni, della presenza della criminalità organizzata e dei tentacoli della ’ndrangheta che ancora condizionano economia, politica e vita civile.

Bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno: il clientelismo, il voto di scambio, le promesse elettorali che poi vengono dimenticate, l’uso privato delle risorse pubbliche e delle cariche istituzionali.

Ma bisogna anche parlare di altro: della rassegnazione che a volte entra nelle coscienze, dell’abitudine all’ingiustizia, della paura che rende molti silenziosi e, senza volerlo, complici.

Se tanti giovani partono non è perché non vogliono bene alla loro terra. Partono perché nei loro territori spesso il lavoro manca, perché la disoccupazione è alta, perché molti paesi si svuotano, perché le aree interne vengono abbandonate.

Partono perché le infrastrutture sono deboli, le strade spesso incomplete o malmesse, i servizi carenti. Perché gli ospedali chiudono o non funzionano come dovrebbero e la sanità non garantisce sempre gli stessi diritti a tutti i cittadini.

E poi c’è il degrado che vediamo ogni giorno: l’incuria del territorio, l’abusivismo, la cementificazione senza criterio, la cattiva gestione dei rifiuti, l’abbandono delle campagne e di tante attività produttive che una volta tenevano viva la nostra terra.

Detto tra parentesi, ogni volta che ritorno nella mia amata Calabria vengo colpito da quel senso di incompiuto, di precario, di improvvisazione che non ha uguali in nessun’altra parte d’Italia. Così come non posso non percepire quell’arretratezza culturale che diventa chiusura, quel familismo che mette da parte il merito, quell’indifferenza verso il bene comune.

Chi ama davvero la Calabria non può limitarsi a celebrarla. Deve pretendere che cambi. Deve avere il coraggio di rifiutare tutto ciò che la umilia e di opporsi a ciò che la tiene ferma.

Solo così la restanza potrà diventare una scelta vera, libera, possibile. Non uno slogan, ma una strada concreta.

Solo riconoscendo i mali della nostra terra e affrontandoli senza paura, a mio modesto parere, potremo costruire una Calabria più giusta, più libera e più degna della sua storia e della sua bellezza. 

 

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Info Autore
Vito Sorrenti
Author: Vito Sorrenti
Biografia:
Vito Sorrenti, nato a Polia (VV) il 27 luglio 1952, risiede a Sesto San Giovanni. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, tra cui Gocce d’amore (1994), Vagando con la mente (2002, prefazione di Neuro Bonifazi, Helicon), Poesie (2008, Comune di Leonforte, vincitore dell’omonimo Premio), Amebeo per Euridice (2009, prefazione di Mauro Decastelli), La poesia è una ladra (2010, Centro Studi Tindari Patti), Poesie d’amore (2015, Vitale Edizioni), I Derelitti (Premio Internazionale “Il Convivio”, 2014), Visioni culturali (Premio “Antonio Filoteo Omodei”, Il Convivio, 2016) e Chiari oscuri del dolore (Premio “Patrizia Brunetti”, 2016). Ha inoltre pubblicato il saggio Personaggi illustri calabresi (Amazon, 2020) e la raccolta Versi avversi e diversi (Amazon, 2023).
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