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di  Vito Sorrenti

Dopo il “mordi e fuggi”, dopo il “tutto e subito”, ora viviamo nel tempo del “guarda e passa all’immagine successiva”.

E mi domando se abbia ancora senso scrivere e pubblicare poesie in questo tempo scandito dal gesto rapido del dito che scorre sullo schermo, dall’occhio che si sofferma per un istante su un’immagine per poi passare velocemente a quella successiva, dal vivere la realtà virtuale come se fosse quella reale.

Un tempo in cui ogni contenuto è destinato a durare pochi secondi, ossia il tempo di suscitare un piacere effimero, uno stupore fugace, un fuoco fatuo, prima di essere inghiottito dal nulla.

Detto in altre parole, viviamo in un tempo famelico che consuma tutto in pochi istanti, mentre la poesia richiede tempo, silenzio, ascolto. Non essendo un prodotto di consumo, ma il frutto del pensiero, dell’emozione, della contemplazione, che, per essere capita e assaporata, va letta, riletta, meditata.

O forse proprio perché viviamo in questo flusso incessante, dove i giovani si muovono con naturalezza, dove l’esperienza è mediata dallo schermo e la realtà sembra valere solo se catturata, filtrata e condivisa, essa è più che mai necessaria per scuotere le coscienze, indurre alla riflessione, aiutare a interrogarsi su se stessi e sul mondo?

Forse proprio perché viviamo in questo mondo che offre infinite possibilità di svago, che riduce lo spazio del silenzio, dell’attesa, della riflessione, che non ci lascia il tempo per soffermarci sullo stato delle cose, per capire, approfondire, è più che mai necessaria la poesia autentica, non autoreferenziale, quella capace di parlare all’anima, di arrivare al cuore, di sensibilizzare e stimolare l’umano sentire alla partecipazione e alla condivisione di valori e ideali alti.

Forse è proprio qui che la poesia ritrova il suo senso più profondo: non nel competere con la velocità del “guarda e passa”, ma nel contrastarla; nel chiedere tempo dove tutto scorre, nel pretendere attenzione dove tutto distrae, nel restituire profondità a ciò che rischia di restare in superficie.

Insomma, la poesia autentica non nasce per essere consumata, ma per essere interiorizzata, digerita, vissuta. È un invito a fermarsi, a sostare, a guardarsi dentro. In un mondo che spinge a passare oltre, essa chiede di restare. In un tempo che semplifica, essa complica; dove tutto è rumore, essa cerca il silenzio; dove tutto è immediato, essa educa all’attesa.

E allora sì, forse ha ancora senso — e forse più che mai — scrivere e pubblicare poesie. Perché proprio lì dove lo sguardo scivola veloce, la parola poetica può ancora inciampare nell’anima, aprire una crepa, accendere una luce e restituire all’uomo il gusto del pensare, del sentire, del partecipare.

Non tutto deve essere “guardato e passato”. Qualcosa, ancora, merita di essere accolto, custodito e lentamente compreso, soprattutto se ci ricorda le nostre radici, il nostro passato, il nostro essere creta insufflata di fiato.

 

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Info Autore
Vito Sorrenti
Author: Vito Sorrenti
Biografia:
Vito Sorrenti, nato a Polia (VV) il 27 luglio 1952, risiede a Sesto San Giovanni. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, tra cui Gocce d’amore (1994), Vagando con la mente (2002, prefazione di Neuro Bonifazi, Helicon), Poesie (2008, Comune di Leonforte, vincitore dell’omonimo Premio), Amebeo per Euridice (2009, prefazione di Mauro Decastelli), La poesia è una ladra (2010, Centro Studi Tindari Patti), Poesie d’amore (2015, Vitale Edizioni), I Derelitti (Premio Internazionale “Il Convivio”, 2014), Visioni culturali (Premio “Antonio Filoteo Omodei”, Il Convivio, 2016) e Chiari oscuri del dolore (Premio “Patrizia Brunetti”, 2016). Ha inoltre pubblicato il saggio Personaggi illustri calabresi (Amazon, 2020) e la raccolta Versi avversi e diversi (Amazon, 2023).
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