di Imma Pontecorvo
Sulla collina di Pizzofalcone, in uno dei luoghi più suggestivi di Napoli, si innalza un imponente edificio dal caratteristico colore rosso.
Affacciata sul golfo e circondata da secoli di storia, la Scuola Militare Nunziatella rappresenta una delle istituzioni formative più antiche e prestigiose d’Italia. Conosciuta affettuosamente come il “Rosso Maniero”, non è soltanto una scuola, ma un luogo in cui la storia di Napoli si intreccia con quella del nostro Paese e in cui, da oltre due secoli, intere generazioni di giovani ricevono una preparazione fondata sullo studio, sulla disciplina e sul senso di responsabilità
La Nunziatella fu fondata nel 1787 per volontà di Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli, ma la sua storia affonda le radici nei decenni precedenti, quando Carlo di Borbone aveva avviato un ampio progetto di rinnovamento delle forze armate del Regno, con l’intento di formare ufficiali preparati non solo nell’arte militare, ma anche nelle discipline scientifiche, tecniche e umanistiche. Nel corso del Settecento erano così nate diverse scuole per gli ufficiali di Marina, Artiglieria e Genio, le cui esperienze confluirono progressivamente nella Real Accademia Militare, che il 18 novembre 1787 inaugurò i propri corsi nella sede di Pizzofalcone, all’interno dell’antico noviziato dei Gesuiti.
Il nome con cui oggi la conosciamo deriva dalla vicina chiesa della Santissima Annunziata, chiamata familiarmente dai napoletani “Nunziatella” per le sue dimensioni raccolte, una denominazione che nel tempo passò a indicare anche l’Accademia, accompagnandone la fama in Italia e all’estero. La sede stessa custodisce un prezioso patrimonio storico e architettonico, con la lunga facciata rossa che domina la collina di Pizzofalcone e si affaccia su uno dei panorami più suggestivi della città, tra il golfo di Napoli, il Vesuvio e il profilo della costa, mentre nei corridoi, nei cortili, nelle sale storiche e nella biblioteca si conserva la memoria degli allievi, delle lezioni e delle cerimonie che hanno scandito la vita della scuola.

Nel corso della sua lunga esistenza, la Nunziatella ha attraversato alcuni dei passaggi più complessi della storia italiana, dalla Repubblica Napoletana del 1799 alla dominazione francese, dalla Restaurazione borbonica alla nascita del Regno delle Due Sicilie, diventando nell’Ottocento un centro culturale di grande rilievo. Nelle sue aule insegnarono studiosi e ufficiali capaci di trasmettere, insieme alle conoscenze tecniche e scientifiche, anche le nuove idee politiche e sociali che animavano il dibattito dell’epoca, formando giovani destinati a partecipare alle vicende del Risorgimento. Quando nel 1860 il Regno delle Due Sicilie giunse alla fine, numerosi ex allievi si ritrovarono su fronti opposti, alcuni fedeli alla monarchia borbonica, altri sostenitori dell’unificazione nazionale, una divisione che racconta quanto la scuola fosse parte della società del tempo e quanto i suoi uomini fossero coinvolti nelle trasformazioni dell’Ottocento.
Dopo l’Unità d’Italia, l’istituto entrò nel nuovo sistema militare nazionale e nel 1861 divenne scuola militare del Regio Esercito, continuando a preparare i giovani destinati alle Accademie e alla carriera nelle Forze Armate, senza perdere, nonostante i cambiamenti di nome e di ordinamento, la propria identità e il legame con gli allievi. Durante la Prima guerra mondiale, molti di loro partirono per il fronte e centoventisei persero la vita combattendo, mentre otto furono insigniti della Medaglia d’Oro al Valor Militare.
A custodirne il ricordo è il monumento collocato il 21 aprile 1920 nel corridoio d’ingresso della scuola, conosciuto come “il Masso”, una grande roccia proveniente dalle Prealpi Venete, ornata da elementi bronzei e sormontata da un’aquila con le ali spiegate, sulla quale sono incisi i nomi dei caduti. Nella sua essenzialità, l’opera è diventata uno dei simboli più sentiti della Nunziatella e ancora oggi gli allievi e gli ex allievi, passando al suo fianco, le rendono il saluto militare, ripetendo un gesto di rispetto che mantiene vivo il legame con quanti sacrificarono la propria vita.

Anche la Seconda guerra mondiale segnò profondamente la scuola, tra i bombardamenti su Napoli, il trasferimento temporaneo degli allievi a Benevento e i danni subiti dall’edificio, accompagnati da gravi perdite di materiali. Al termine del conflitto, l’istituto riuscì tuttavia a riprendere le attività e a scongiurare il rischio della chiusura, grazie anche all’impegno degli ex allievi e al riconoscimento del suo valore storico, fino ad assumere definitivamente, nel 1953, il nome di Scuola Militare “Nunziatella”, con il quale avrebbe proseguito il proprio cammino nell’Italia repubblicana.
La vita all’interno della scuola unisce il percorso di studi liceale alle attività sportive, all’addestramento e alla convivenza quotidiana, in un’esperienza che richiede ai ragazzi impegno e partecipazione. Le giornate seguono orari precisi e comprendono lezioni, esercitazioni e responsabilità personali, attraverso le quali la disciplina diventa un modo per imparare a essere autonomi, affrontare i sacrifici, collaborare e rispettare gli altri.

Scegliere la Nunziatella non significa, però, avere già deciso di intraprendere una carriera militare, perché al termine degli studi ciascun allievo può concorrere per l’ammissione alle Accademie delle Forze Armate oppure proseguire all’università e orientarsi verso una professione civile. Dalle sue aule sono infatti usciti ufficiali e comandanti, ma anche uomini delle istituzioni, studiosi, scienziati e professionisti, oltre a figure del Risorgimento come Carlo Pisacane ed Enrico Cosenz, a testimonianza di una formazione che ha trovato espressione in ambiti diversi della vita italiana.
Il prestigio della Nunziatella si riconosce quindi nei risultati raggiunti dai suoi ex allievi e nei riconoscimenti ricevuti, ma anche nel contributo offerto alla storia nazionale e nel rapporto con Napoli, che la considera parte della propria identità. Il rosso della facciata, le uniformi dei ragazzi e le cerimonie pubbliche sono presenze familiari per la città, segni di una tradizione che continua a vivere anche oltre le mura dell’istituto e il cui valore è stato riconosciuto nel 2012 dall’Assemblea parlamentare del Mediterraneo, che ha dichiarato la scuola patrimonio storico e culturale dei Paesi del Mediterraneo.

Ancora oggi il “Rosso Maniero” accoglie giovani che scelgono di mettersi alla prova in un percorso impegnativo, nel quale lo studio si accompagna alla disciplina e alla crescita personale, mentre le tradizioni della scuola si confrontano con le esigenze della società contemporanea. A unire il passato al presente rimane soprattutto l’esperienza condivisa da generazioni di allievi che, pur prendendo strade diverse, portano con sé il ricordo di quegli anni e di ciò che hanno imparato tra queste mura, affrontando la vita con maggiore consapevolezza, coraggio e senso del dovere.

