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di Vito Sorrenti

La lettura delle dichiarazioni dei devoti del cavaliere, riportate dai mass media, induce a pensare che la miseria morale non abbia misura. La cartina al tornasole che disvela tale miseria sono gli attacchi strumentali a Nicola Gratteri, colpevole soltanto di parlare chiaro e di dire una verità che è sotto gli occhi di tutti, ma che non piace ai servili alfieri del potere né ai manipolatori che tentano di sovvertire i valori e il volere dei padri fondatori.

Sia chiaro: ognuno è libero di votare a favore o contro le modifiche costituzionali. Ma per farlo a ragion veduta dovrebbe ricordare che l’edificio della nostra Costituzione fu eretto con arte sublime dal fior fiore di una generazione irripetibile, temprata dalla lotta per la Liberazione, che versò sangue sulle cime dei monti e sulle salse scogliere per restituire all’Italia l’emblema dell’onore.

Chi va a votare dovrebbe ricordare che la Carta costituzionale fu redatta dai figli migliori di quella generazione, temprata dalla guerra e dalla Resistenza, dalla miseria e dal dolore, che volevano consegnare alle generazioni future l’equa misura del viver civile, sorretta dagli ideali e dall’umano sentire di chi nutriva una devozione assoluta per i valori della Pace, della Libertà e della Giustizia.

Chi va a votare dovrebbe ricordare che al ruggito dei leoni è subentrato il latrare di cani che si danno arie da statisti; e agli uomini dabbene sono subentrati i campioni della fiorente corruzione che accima e dirama fra i rottami dei dismessi valori, dove l’egoismo infuria al vento dello squallore sradicando convinzioni e ideali; e il potere degrada e sgomenta il cuore di chi vede i diritti calpestati e i beni comuni asserviti.

Chi va a votare dovrebbe ricordare che l’Italia è divenuta la scuola dei talenti in fuga: dall’uguaglianza tradita, dal lavoro sfruttato o negato, dalla sovranità aggirata dalle volpi voraci, più ladre che astute, che si aggirano fra le pareti dei dorati palazzi e nei lussuosi salotti dove si pianificano disastri per accumulare ricchezze.

Chi va a votare dovrebbe ricordare che l’Italia è stata un Paese di uomini illustri che al disonore preferivano la morte, mentre ora si aggirano codazzi di odalische, pletore di corrotti e cortei di affaristi che calpestano il Diritto, la Giustizia e la memoria degli uomini onesti.

Chi va a votare dovrebbe ricordare che l’Italia è stata una palestra di uomini retti e di sommi umanisti, mentre ora assiste a ogni sorta di orribile misfatto e si volta dall’altra parte per non vedere gli afflitti, i trafitti, i morti causati dalle stragi e dai complotti, dalle alluvioni funeste e dal crollo dei viadotti che seppelliscono vite, speranze, illusioni, insieme al domani delle future generazioni.

Ecco, chi va a votare dovrebbe ricordare tutto questo e soprattutto il fatto che chi ha eretto l’edificio della nostra Costituzione aveva a cuore l’equilibrio dei poteri e voleva impedire con ogni cura il concentrarsi del potere in un solo organo decisionale, mentre ora i manipolatori tentano di minare questo principio regolatore con interventi mirati, finalizzati a concentrare sul manovratore tutte le leve del potere, limitando l’indipendenza e le attribuzioni degli altri organismi.

 

 

di Massimo Reina

C’è voluto il controllo giudiziario per caporalato disposto dalla Procura di Milano perché qualcuno, tra un convegno sul futuro digitale e un aperitivo etico a base di hashtag, si accorgesse che il “lavoretto flessibile” aveva smesso da tempo di essere un’opportunità ed era diventato un girone dantesco con zaino termico.