Pin It

 

di  Monica Vendrame

L’Europa non entra in guerra.

Almeno, non ufficialmente.

Dice che non è una missione NATO.
Dice che non c’è un mandato ONU.
Dice che non si può essere trascinati in un conflitto.

Poi, lentamente, cambia posizione.

Non con una decisione esplicita.
Con le parole.

Si passa dal rifiuto alla disponibilità. Dall’esclusione alla partecipazione indiretta. Non si parla più di stare fuori, ma di “contribuire”. Non si entra in guerra, ma si prendono in considerazione “gli sforzi necessari” per garantire la sicurezza.

Il punto è che il contesto non cambia.

Lo Stretto di Hormuz resta un’area attraversata da attacchi, sabotaggi, operazioni militari. Garantire la sicurezza in un luogo dove si combatte significa operare dentro un conflitto.

Solo che questa parola non viene usata.

Al suo posto compaiono espressioni più accettabili, più gestibili: operazione di sicurezza, contributo, pianificazione. Non è una sfumatura. È una scelta.

È così che una decisione prende forma senza essere dichiarata.

La dichiarazione congiunta di sei Paesi – tra cui l’Italia – va esattamente in questa direzione: disponibilità a contribuire a un piano per garantire il passaggio nello Stretto.

Non è ancora un intervento formale.
Ma non è più un rifiuto.

Nel frattempo, anche il racconto della crisi si definisce.

Si condannano gli attacchi iraniani contro navi e infrastrutture. Si condanna la chiusura dello stretto. Non c’è invece alcun riferimento alla sequenza che ha portato a questa situazione: gli attacchi iniziali condotti da Stati Uniti e Israele sul territorio iraniano.

La crisi viene raccontata a partire dall’ultima fase.
E così facendo, quella fase diventa il punto di partenza.

Il contesto scompare.
E con il contesto, cambia anche il significato delle scelte.

Nel frattempo, sul terreno, la situazione resta instabile.

Gli obiettivi dichiarati da Washington non risultano raggiunti in modo evidente. Il sistema missilistico iraniano continua a operare. Il regime non è collassato. I tempi del conflitto, inizialmente indicati come brevi, diventano incerti.

In questo quadro, la richiesta di coinvolgimento europeo assume un peso diverso.

Non si tratta solo di garantire la sicurezza di una rotta commerciale. Si tratta di intervenire in una fase in cui il controllo della crisi appare sempre più fragile.

Eppure questo elemento resta sullo sfondo.

In primo piano resta il linguaggio.

Le parole che permettono di avvicinarsi a una scelta senza dichiararla apertamente. Che trasformano una posizione iniziale in qualcosa di diverso, senza indicare con precisione quando quel passaggio è avvenuto.

Il risultato è una dinamica ormai riconoscibile.

L’Europa non entra in guerra con una decisione esplicita.
Ci arriva progressivamente.

Ridefinendo i confini.
Riformulando le parole.
Adattando la propria posizione.

Nel frattempo, le conseguenze sono già evidenti. La crisi energetica legata al blocco dello Stretto incide sui prezzi, sui mercati, sulle economie europee. Una crisi generata altrove produce effetti immediati qui.

Il punto, allora, non è soltanto cosa sta accadendo.

È che il confine è già stato superato.

E mentre lo si supera, cambiano anche le conseguenze. Non solo sul piano economico, con una crisi energetica che colpisce direttamente famiglie e imprese, ma anche su quello della sicurezza.

Perché ogni coinvolgimento, anche indiretto, in un teatro di guerra espone inevitabilmente a rischi che finora sono rimasti lontani, compresi quelli legati alla sicurezza interna.

E a quel punto la questione non è più solo politica.

È capire se qualcuno avrà il coraggio di dirlo.

 

Pin It
Info Autore
Monica Vendrame
Author: Monica Vendrame
Biografia:
Vive a Pegli, affacciata sul mare di Genova. Direttrice editoriale del quotidiano online La Voce agli Italiani, redattrice de "La Voce del Savuto", unisce rigore giornalistico e sensibilità umana, occupandosi di attualità, cultura e temi sociali. Vicepresidente dell’Associazione culturale Atlantide, promuove eventi e progetti dedicati all’arte e alla parola. Scrittrice e poetessa, sta lavorando al suo primo volume di liriche. Ama la fotografia, la lettura, l’arte in ogni forma e ha uno sguardo attento alle sfumature della vita.
I Miei Articoli

Notizie

Visitatori

Today 153

Yesterday 789

Week 942

Month 16726

All 145920

Currently are 41 guests and no members online

Kubik-Rubik Joomla! Extensions