di Massimo Reina
No, signor Steinmeier, signor Macron e compagnia europea urlante: gli Stati Uniti non hanno “distrutto l’ordine mondiale”.
Questo strillo giornalistico, così in voga nelle cancellerie di Berlino e Parigi, è l’ennesima paleativa retorica per coprire una verità semplice: voi europei da decenni avete smantellato l’ordine internazionale che oggi dite di difendere.
Primo: l’ordine mondiale che tanto nostalgicamente citate non è mai esistito come impero di giustizia e diritto. È stato un equilibrio di interessi, costruito dopo il 1945 su negoziati, compromessi e soprattutto egemonia occidentale guidata dagli Stati Uniti. Siamo chiari: gli USA lo hanno plasmato, non “distrutto”. E se oggi sembra indebolito, è perché voi, da Europa, avete obbedito come tanti coloni politicamente impotenti, voltandovi dall’altra parte ogni volta che Washington ha deciso unilateralmente.
Lo scorso weekend il presidente tedesco ha ammonito che il mondo rischia di diventare “un covo di ladri” se intere regioni vengono trattate come proprietà di grandi potenze. Forse dimentica che l’Europa — proprio quella che ora si scandalizza — ha accompagnato silenziosa ogni guerra, ogni sanzione, ogni intervento unilaterale americano, dal Medio Oriente all’Afghanistan, dall’Iraq alla Libia, fino al sostegno alla guerra in Ucraina. Ha taciuto quando veniva violato il diritto internazionale, l’ha fatto ancora oggi, e ora scende in piazza a criticare gli Stati Uniti perché non concede nemmeno le briciole delle sue decisioni.
Parliamo chiaro: non vi siete mai interessati di Gaza quando veniva bombardata, né di che cosa significa forzare una guerra continentale in Ucraina, né di quante vite siano state spezzate in Iraq o Siria, né della devastazione sistemica nei paesi africani manipolati per interessi economici e strategici. Il vostro comportamento non è stato di condanna, ma di complicità tacita o attiva.
Adesso, ridestatisi dal torpore, vi lamentate di “erosione dell’ordine internazionale”. Un ordine che non è mai stato neutrale, ma sempre vassallo degli interessi occidentali; un ordine che avete visto calpestato quando conveniva, e avete applaudito quando faceva comodo. Ed è questa ipocrisia che vi rode.
Per decenni avete permesso che la vostra politica estera fosse dettata da Washington: decisioni su geopolitica, alleanze, sanzioni, coercizioni economiche. Vi siete lamentati solo dopo che l’attuale amministrazione americana non ha garantito più gli stessi benefici automatici alle élite europee che le precedenti spedivano a casa senza fiatare.
Si parla di “ordine mondiale”? Guardate alla vostra storia recente: avete abbracciato la globalizzazione quando portava vantaggi economici alle vostre élite, e siete diventati muti quando produceva povertà e diseguaglianza; avete invocato il diritto internazionale quando serviva a condannare i nemici, e lo avete dimenticato quando avete votato sanzioni che puniscono interi popoli.
E ancora: avete brandito l’Onu come scudo morale, e contemporaneamente appoggiato operazioni militari decise da altri, decidendo di non usare il vostro voto contro l’apparato di guerra globale. E ora? Ora vi scandalizzate perché gli Stati Uniti, da architetti di quel mondo, sembrano mettere davanti ai loro interessi nazionali quelli di altri. E questo, e solo questo, vi fa urlare al “crollo”.
La verità è più prosaica: non è l’ordine mondiale ad essere distrutto, ma la vostra narrazione autoincensante di europeismo buono e diritto internazionale sacro. Una narrazione che cadrebbe, se doveste finalmente guardare in faccia la vostra storia, fatta di complicità, sottomissioni e mezze misure. Quindi per favore, prima di dare lezioni al mondo, fate tre cose:
- Chiedetevi perché l’Europa ha sempre seguito Washington come un gregario, e non ha mai costruito una strategia autonoma di pace e cooperazione;
- Guardate alle vostre scelte, e non alle azioni degli altri;
- E infine, se davvero vi interessa l’ordine internazionale, cominciate a rispettare il diritto internazionale e i diritti umani sempre, non a intermittenza.
Fino ad allora, il vostro appello alla salvaguardia dell’ordine mondiale suona come lamento di chi ha perso i privilegi di un tempo. E a questi lamenti, oggi come in passato, è meglio rispondere con uno sguardo critico e con il silenzio di chi ha troppo da riflettere.

