di Monica Vendrame
L’Unione Europea è stata raccontata a lungo come una garanzia di stabilità. Un argine. Un modo per rendere impossibile ciò che nel Novecento aveva distrutto il continente. L’assunto era semplice, quasi intuitivo: Paesi legati tra loro non si combattono. Un’Europa unita, abbastanza grande e abbastanza forte, non sarebbe stata attaccata. Forse meno prospera, ma al riparo.
Questa idea ha funzionato per anni.
O almeno ha retto abbastanza da non essere messa in discussione.
La guerra in Ucraina non arriva dal nulla. Nel Donbass si combatteva già da tempo, dopo il fallimento degli accordi di Minsk e in una sostanziale indifferenza internazionale. Quando la Russia invade, l’Europa si trova davanti a un bivio. Kiev non è parte dell’Unione, né dell’Alleanza Atlantica. Esistevano margini per una gestione diversa. Diplomazia, corridoi umanitari, accoglienza per chi fuggiva. Nulla di eccezionale, in teoria.
La scelta, invece, prende un’altra direzione. Gli Stati Uniti indicano la strada dell’intervento militare e l’Europa li segue. Dopo qualche tentennamento iniziale, partono le forniture di armi, i finanziamenti, i pacchetti economici sempre più consistenti. La guerra smette di essere un’emergenza e diventa una voce strutturale di bilancio. Una normalità che, detta così, fa impressione.
Poi arrivano le sanzioni contro la Russia. Ed è qui che il meccanismo mostra tutte le sue contraddizioni. Sul piano energetico, colpire un grande fornitore di gas e petrolio significa colpire anche se stessi. Mosca trova rapidamente altri sbocchi, soprattutto in Asia. L’Europa, invece, perde energia a basso costo, perde competitività industriale e si ritrova dentro una spirale inflattiva che pesa soprattutto su famiglie e imprese. I profitti russi non crollano.
Il conto, invece, sì. E resta interno.
Nel frattempo, l’energia arriva dagli Stati Uniti. Ma a condizioni completamente diverse. Molto più care.
La guerra prosegue e intanto cambia la Casa Bianca. Con Trump, la linea americana diventa più esplicita: il conflitto va trasformato in un affare. L’Europa deve acquistare gas statunitense, aumentare drasticamente la spesa militare e farlo senza più dare per scontata la protezione di Washington. La soglia richiesta è alta: fino al 5 per cento del PIL destinato alla difesa, con armamenti in larga parte made in USA.
Non c’è una vera trattativa. Le decisioni arrivano già confezionate. I documenti si firmano dopo.
Come se non bastasse, si apre anche una guerra commerciale. I dazi colpiscono i prodotti europei, che sul mercato americano diventano meno competitivi. In un primo momento sembrano sostenibili, poi crescono. L’Unione accetta anche questo passaggio. Senza far notare che, nel frattempo, verso la Russia le sanzioni americane vengono allentate.
Sul fronte ucraino, Washington inizia a parlare apertamente di una possibile chiusura del conflitto. L’Europa no. Alcuni Paesi scelgono di proseguire con l’invio di armi pesanti, inseguendo l’ipotesi di una vittoria militare contro una potenza nucleare. Si moltiplicano i piani di ricostruzione, le promesse, gli impegni finanziari. Anche a costo di allungare una guerra che, sul piano militare, non può essere vinta.
Quando viene avanzata l’idea di utilizzare i beni russi congelati, emergono subito i problemi giuridici. L’ipotesi regge poco. Si torna indietro. La soluzione diventa un’altra: nuovo debito europeo per continuare a finanziare Kiev. Altri fondi, altra esposizione, altre vittime.
L’Italia si adegua. Non senza ambiguità. Il governo Meloni mostra perplessità sul piano internazionale, ma sul fronte interno accumula criticità evidenti: pressione fiscale elevata, crescita debole, promesse mancate su carburanti e pensioni. Alla fine, però, anche Roma si allinea sull’invio di armi.
Questa è l’Europa di oggi.
Non quella che avrebbe dovuto rafforzare il benessere.
Non quella che avrebbe dovuto garantire la pace.
E a questo punto la domanda non è più ideologica, né teorica:
se l’Unione Europea rende i suoi cittadini più poveri, più esposti e più dipendenti, chi ne ha davvero tratto vantaggio?

