di Massimo Reina
Il presidente Donald Trump — che può piacere o meno, ma almeno parla chiaro — sembra aver intuito ciò che molti fingono di non vedere: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non cerca la pace, bensì il suo contrario. L'escalation. Il prolungamento del conflitto.
Una guerra a orologeria con le lancette puntate su Washington, Parigi, Berlino, Londra. Non su Kiev.
Gli incontri fra i due sono stati — scrive la CNN, che non è nota per la sua simpatia verso Trump — “tesi, onesti e a tratti scomodi”. È un eufemismo. La verità è che Trump ha posto l’unica domanda sensata: “Ma voi volete vincere o volete farci combattere per voi?” Zelensky, pare, non ha gradito. Abituato a platee che applaudono e pagano, non ama gli interlocutori che ascoltano e dubitano.
Trump ha detto no ai missili a lungo raggio. E ha fatto bene. Perché — lasciamo da parte le lacrime e gli inni — nessuno ha mai spiegato cosa si voglia ottenere davvero con questa guerra. A parte il mantenimento del palcoscenico, il ruolo di eroe resistente, e il conto in banca delle industrie belliche. Macron, Merz, Stubb, Starmer, Tusk e l’immancabile Meloni — e persino la vecchia gloria di Biden — sembrano più interessati a un casus belli che a un armistizio. Come se stessero aspettando un drone, un attentato, una scintilla qualsiasi per gridare: “È guerra!” E finalmente, finalmente, sentirsi Churchill.
Ma Trump, con quella sua rozza schiettezza da imprenditore del Queens, non ci casca. Capisce — e dice — che dietro certi proclami si nasconde il trucco vecchio come il mondo: combattere guerre con i soldati degli altri, versare il sangue degli altri, e chiamarlo “difesa della libertà”.
Solo che stavolta la guerra non è nei Balcani o nel deserto. È a un passo dal cuore dell’Europa. E se qualcuno preme troppo l’acceleratore, non è escluso che ci si ritrovi tutti nel burrone. Perché la Russia ha il più grande arsenale nucleare del pianta, più moderno e inarrestabile di quanto dicano o capiscano i soliti tromboni della disinformazione, e ci vuole un attimo per radere al suolo Polonia, Finlandia, Germania, giù fino all’Italia.
E non esistono scudi che possano proteggere dai vari Satan II (e qualcuno ipotizza che esistano già, in assoluto segreto, i ben più temibili modelli Satan III....). Trump non sarà un diplomatico. Ma ogni tanto, un bulldozer serve più di mille violinisti. E qui, il violino — suonato da Zelensky — ha rotto anche le corde del buon senso.

