Liberati dopo anni di prigionia, i palestinesi rientrano nel silenzio del mondo che ha scelto di non vederli
di Monica Vendrame
Li si vede tornare, stanchi ma vivi.
Camminano piano, qualcuno sorride senza convinzione. Nessuno li fotografa. Nessuno li aspetta.
Sono palestinesi liberati dopo mesi, anni, di prigionia. La maggior parte non ha mai avuto un processo. Qualcuno era solo un ragazzo, qualcuna una madre che cercava il figlio. Ora rientrano nelle loro case distrutte, in silenzio, quasi vergognandosi di essere ancora qui.
Altrove, invece, le immagini scorrono su tutti gli schermi: gli abbracci, i canti, la commozione. Gli ostaggi israeliani vengono accolti come eroi, e il mondo si ferma a guardare.
È giusto, certo. Ma anche ingiusto, se nel frattempo altri tornano nell’ombra, senza un nome da ricordare.
Così il dolore si misura a seconda di chi lo prova. C’è chi vale titoli e chi non vale niente. Gli ostaggi di serie A e quelli di serie B.
Eppure, se si ascolta bene, il pianto suona uguale, da entrambe le parti.
Solo che da una parte si sente, dall’altra si spegne nel rumore del silenzio.
Finché sarà così, finché il mondo sceglierà chi merita compassione e chi no, la parola “pace” resterà solo un desiderio muto.
https://www.youtube.com/shorts/M0j360BLw0I

