Un popolo assediato, affamato, costretto alla fuga: il silenzio davanti a questo genocidio è complicità
di Monica Vendrame
Nelle ultime ore i carri armati israeliani hanno raggiunto il cuore di Gaza City.
Nella notte i raid aerei e i droni hanno martellato senza sosta, seguiti da elicotteri e artiglieria pesante. Stamattina le unità speciali hanno preso posizione nelle strade centrali. L’esercito annuncia di controllare oltre il 40% della città. L’ONU parla senza esitazioni di genocidio. Non un eccesso retorico: genocidio.
Da ieri sera, trecentomila persone marciano verso Sud. Non è una fuga verso la vita, ma un pellegrinaggio della disperazione. Famiglie intere camminano da ore, da giorni, senza sapere dove fermarsi, costrette a ripetuti sfollamenti. Ad attenderli non c’è alcuna salvezza, ma scuole stipate oltre ogni limite, campi improvvisati dove il pane è un miraggio e l’acqua una lotteria. Gli adulti passano ore in coda per un tozzo di pane, i bambini si addormentano piangendo, svuotati dalla fame. È l’annientamento lento, scientifico, della dignità umana.
Oggi dagli ospedali del nord arrivano immagini insopportabili: corpi di bambini insanguinati, amputazioni, volti che non dovrebbero appartenere a nessun figlio, a nessuna figlia. “Ho visto una bambina senza testa”, racconta un testimone. È la fotografia della mattanza che si consuma sotto gli occhi del mondo, in diretta.
Eppure la politica internazionale continua a balbettare. Washington ribadisce il sostegno a Israele, mentre i governi arabi gridano all’escalation ma non riescono a fermarla. Intanto Netanyahu prosegue, mentre i familiari degli ostaggi protestano invano davanti alla sua residenza.
Diciamolo chiaro: questo non è un conflitto tra eserciti. È un massacro pianificato, è la distruzione deliberata di un popolo intrappolato. Gaza è diventata un recinto di sangue, dove si muore di bombe e di fame. Non ci sono giustificazioni, non ci sono attenuanti.
E noi? Noi assistiamo. Impotenti, sì, ma non possiamo anche essere complici. Il silenzio è complicità, l’indifferenza è vigliaccheria. Non restituiremo la vita a chi è stato sterminato, non daremo pane a chi ha fame, ma possiamo almeno gridare che questa mattanza è inaccettabile. Possiamo dire che la barbarie non diventerà mai “normale”.
Se restiamo zitti, avremo perso tutti: loro la vita, noi l’umanità.
*In copertina: le rovine di Gaza City dopo i raid, un paesaggio urbano trasformato in cimitero di cemento.

