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di Massimo Reina

Metti sei bambini, sì: sei. In fila, come nella ninna nanna più tragica del mondo. Uno, due, tre… fino a sei. Tutti morti.

Non per un’esplosione “collaterale”, non per un errore di valutazione, non per un drone impazzito che ha perso la rotta. No. Per un colpo diretto, preciso, chirurgico — dicono loro — contro un sito di distribuzione di acqua. Acqua. Non razzi, non tunnel di Hamas, non postazioni militari. Solo taniche, tubi e sete da placare.

E che titola la Repubblica? Con la consueta eleganza da necrofori embedded: “Ma è stato un malfunzionamento tecnico”. Come dire: “Ops, scusateci, abbiamo sterminato dei bambini per colpa di un ingranaggio difettoso. La prossima volta aggiorniamo il software, promesso.”

Siamo alla liturgia del massacro con formula di rito. Una bugia ben confezionata, detta a bassa voce e con il tono compassato del burocrate occidentale: “Ce ne dispiace, ma non è colpa nostra.” E intanto i corpi si accumulano. Piccoli, freddi, interi o a pezzi, coperti da lenzuoli, caricati sui carretti, pianti da madri a cui nessuno darà tregua, né giustizia.

E se qualcuno osa protestare, il ritornello è sempre lo stesso: “Antisemita!”. Che è come urlare “terrorista!” a un bambino che ha appena perso le gambe. Come gridare “giustificazionista!” a chi, semplicemente, non accetta che l’uccisione sistematica di civili venga sminuita come un bug di sistema.

Ma non è un malfunzionamento. È una strategia. Una guerra sporca che ha superato da tempo il confine del crimine contro l’umanità. Gaza è diventata un laboratorio del terrore, e chi dovrebbe fermarlo — ONU, NATO, UE, Casa Bianca, monarchie petrolifere — guarda altrove. Troppo occupati a farsi selfie con Netanyahu e a contare i barili di petrolio che scivolano nei conti in dollari.

E poi c’è il caso di Tareq Abu Khdeir, cittadino americano. Sì, avete letto bene: americano. Ammazzato da coloni israeliani in Cisgiordania. Niente titoloni, niente fiaccolate, niente speciali in prima serata. Immaginate se a sparargli fosse stato Hamas: CNN, Fox, MSNBC e tutti gli scudieri dell’ipocrisia in ginocchio per giorni a piangere la vittima. Ma no. Questa volta l’assassino è l’alleato. Quello che riceve armi, scudi e benedizioni in ogni capitale occidentale. Allora silenzio. Al massimo una notizia su Zeteo, e basta.

Siamo davanti a una strage degli innocenti quotidiana, deliberata, sistemica. E il sangue non è solo sulle mani di chi spara. Ma anche su quelle di chi tace. Degli USA, della NATO, dell’UE, e di quei paesi arabi che hanno venduto onore, dignità e fratellanza per qualche miliardo e due strette di mano a Davos.

La domanda non è più “quando finirà?”.
La vera domanda è: quanti altri bambini dovranno morire prima che qualcuno trovi il coraggio di dire che questo non è un conflitto? È una mattanza.

 

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Info Autore
Massimo Reina
Author: Massimo Reina
Biografia:
Giornalista, scrittore e Social Media Editor, è stata una delle firme storiche di Multiplayer.it, ma in vent’anni di attività ha anche diretto il settimanale Il Ponte e scritto per diversi siti, quotidiani e periodici di videogiochi, cinema, società, viaggi e politica. Tra questi Microsoft Italia Tecnologia, Game Arena, Spaziogames, PlayStation Magazine, Kijiji, Movieplayer.it, ANSA, Sportitalia, TuttoJuve e Il Fatto Quotidiano. Adesso che ha la barba più bianca, ascolta e racconta storie, qualche volta lo fa con le parole, altre volte con i video. Collabora con il quotidiano siriano Syria News e il sito BianconeraNews, scrive per alcune testate indipendenti come La Voce agli italiani, e fa parte, tra le altre cose, dell'International Federation of Journalist e di Giornalisti Senza Frontiere. Con quest’ultimo editor internazionale è spesso impegnato in scenari di guerra come inviato, ed ha curato negli ultimi 10 anni una serie di reportage sui conflitti in corso in Siria, Libia, Libano, Iraq e Gaza.
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