Non solo televisione e nobiltà: il ricordo di una donna autentica, fragile e indimenticabile
Patrizia De Blanck se n’è andata in silenzio, quasi in punta di piedi, l’8 febbraio, a 85 anni.
E questa volta, per una donna che ha vissuto gran parte della sua vita sotto i riflettori, il silenzio è forse l’immagine che resta più impressa. Niente palcoscenico, niente battute taglienti, niente risate improvvise. Solo il ricordo di un carattere forte, a tratti ingombrante, ma sempre profondamente autentico.
Chi l’ha seguita in televisione la ricorda così: elegante e sopra le righe nello stesso momento, capace di passare dalla nobiltà dei modi a un’ironia schietta, quasi popolare. Era una contessa, sì, ma mai davvero distante. Forse è proprio questo il motivo per cui negli anni è riuscita a farsi voler bene da pubblici diversissimi, finendo per diventare una presenza familiare, una di quelle che non devono fare nulla per farsi riconoscere.
La sua storia sembrava uscita da un romanzo. Nata a Roma nel 1940, cresciuta tra racconti di aristocrazia e un’infanzia segnata dall’esilio della famiglia da Cuba dopo la rivoluzione, ha attraversato epoche e ambienti diversi senza mai perdere il gusto per la scena. E la scena, in fondo, l’ha trovata presto: era il 1958 quando apparve tra le vallette de Il Musichiere, in una televisione ancora in bianco e nero che stava imparando a entrare nelle case degli italiani.
Da allora non se n’è mai andata davvero. Salotti televisivi, programmi del pomeriggio, reality, ospitate: Patrizia De Blanck c’era sempre, con quel modo tutto suo di raccontare la vita. Non cercava di piacere a tutti. Diceva quello che pensava, a volte troppo, a volte con una dolcezza inattesa. Ma era impossibile confonderla con qualcun altro.
Anche la sua vita privata è stata spesso raccontata e romanzata. Un matrimonio giovanissimo e finito in fretta, amori intensi, momenti difficili, storie che si intrecciavano con la cronaca. E poi, al centro di tutto, sua figlia Giada, il legame più saldo, la persona che negli anni l’ha accompagnata più di chiunque altro.
Negli ultimi tempi si vedeva meno. La malattia, tenuta lontana dalle telecamere, aveva ristretto il suo mondo. Una scelta che sorprende, se si pensa a quanto fosse abituata a condividere tutto. Ma forse era il suo modo di proteggere l’ultima parte della vita, quella più fragile e più vera.
Di lei resteranno le risate improvvise, le sfuriate, la generosità raccontata da chi l’ha conosciuta davvero. Resterà quell’aria da personaggio d’altri tempi che entrava in uno studio televisivo e lo riempiva senza sforzo. E resterà, soprattutto, la sensazione che non recitasse mai davvero: Patrizia era esattamente come appariva.
In un mondo che cambia in fretta e dimentica in fretta, certe presenze sembrano eterne finché ci sono. Poi un giorno se ne vanno, e ci si accorge che facevano parte del paesaggio. Patrizia De Blanck era una di quelle. Non solo una contessa, non solo un volto noto. Una donna che, nel bene e nel male, ha sempre vissuto senza abbassare il volume della propria personalità.

