di Gabriella Paci
Il tema dell’home schooling, ovvero dell’istruzione domestica impartita ai figli in sostituzione di quella presso scuole pubbliche o paritarie, è tornato all’attenzione dell’opinione pubblica dopo il discusso caso della “famiglia del bosco”.
Tale famiglia, composta da due maturi genitori di origine anglo-australiana e dai loro figli — una bimba di 8 anni e due gemelli di 6 — che vivevano in una casa nei boschi di Palmoli (Chieti) in Abruzzo priva delle comuni comodità, ha diviso l’opinione pubblica tra fautori della vita “naturale” — tra cui anche la scelta di non far frequentare ai bambini la scuola — e i sostenitori della necessità di una vita più consona alla normalità, compresa appunto la frequenza dei bambini in un istituto scolastico.
Dopo vari sopralluoghi da parte degli assistenti sociali, è stato deciso di trasferire i piccoli in una casa protetta a Vasto, dove la madre ha possibilità di incontri frequenti.
Una maestra in pensione che, dopo varie opposizioni, è stata accettata dalla madre ha dichiarato che i bambini sono in difficoltà linguistica e grafica e che il loro ritardo si estende a tutte le materie.
Cosa prevede la legge
L’istruzione parentale trova fondamento giuridico nella Costituzione italiana, che all’articolo 30 stabilisce il dovere e il diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli.
Il riferimento normativo principale è il DPR 275/1999, che disciplina l’autonomia delle istituzioni scolastiche e riconosce la possibilità per le famiglie di provvedere direttamente all’istruzione dei minori.
Tuttavia chi vuole intraprendere l’istruzione parentale deve formalmente dichiarare al comune di residenza e alla scuola statale o paritaria di riferimento tale scelta entro gennaio — mese prestabilito per le iscrizioni scolastiche.
La dichiarazione deve contenere i dati anagrafici del minore e dei genitori, l’attestazione della capacità tecnica ed economica della famiglia e l’indicazione della scuola presso cui sostenere gli esami di idoneità.
La scuola di riferimento provvede poi al SIDI — sistema informativo del Ministero dell’Istruzione — per poter dare ufficialità alla scelta educativa compiuta e per programmare esami di verifica del livello di competenze e conoscenze raggiunte.
I genitori sono tenuti ad assumersi le seguenti responsabilità.
Responsabilità didattiche:
— garantire un’istruzione conforme ai programmi ministeriali
— documentare il percorso formativo del figlio
— preparare il minore agli esami di idoneità annuali
Responsabilità burocratiche:
— mantenere i rapporti con la scuola di riferimento
— presentare tempestivamente le istanze per gli esami
— comunicare eventuali cambiamenti di residenza o di scuola
Occorre inoltre verificare la validità dell’home schooling o istruzione parentale tramite esami di idoneità annuali — la commissione d’esame è composta da docenti della scuola e valuta le conoscenze in tutte le materie del curriculum scolastico.
Una scelta valida?
La sfiducia nella scuola paritaria o pubblica dovuta al numero consistente di alunni — le cosiddette “classi pollaio” — e alla massiccia presenza di figli di immigrati che, per le carenze che vengono registrate, rallentano e impoveriscono il corso degli studi spinge famiglie che non possono permettersi di sostenere una retta per una scuola privata ad assumersi il compito di istruire personalmente i figli.
Una scelta che appare tuttavia poco valida per il fatto che, anche se un genitore possiede le competenze e la professionalità valide per impartire l’insegnamento, il rapporto genitoriale spesso compromette la serenità e l’imparzialità del processo educativo.
Il bambino o ragazzo non matura la capacità di autovalutazione in relazione ai coetanei e non sperimenta il rapporto pluralistico con i vari docenti, ognuno con un suo metodo e un suo personale approccio alla classe — non impara a superare le delusioni derivanti da insuccessi e a mettersi in competizione qualitativa con gli altri.
In pratica, oltre a privare il bambino di insegnanti specifici delle varie materie, dunque competenti nella loro area disciplinare, lo si priva di quel sano processo di maturazione personale e di scoperta del mondo circostante — in cui il rapporto con i pari riveste un ruolo insostituibile.

